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 2017  febbraio 28 Martedì calendario

Palais Rose quel che resta del Tempo perduto

Da più di cinquant’anni affiorano a intervalli irregolari, come relitti di un colossale naufragio, le memorie superstiti del leggendario palazzo rosa dell’avenue Foch, residenza del marchese Boni de Castellane e dell’ereditiera Anna Gould; la più sontuosa tra le dimore della Belle Epoque, a Parigi. A volte sono oggetti preziosi, rintracciati nelle aste, identificati nelle collezioni private. Ci sono poi i ricordi di carta. Parole, frasi. Evocazioni. Come una lettera recuperata di Marcel Proust, che nella
Ricerca del tempo perduto disegna l’eleganza ricercata e insieme disinvolta di Robert de Saint Loup sullo stile del bel Boni. Resti dal fascino magnetico, perché in grado di resuscitare un mondo perduto. Quando le ruspe dei lottizzatori cominciarono a demolire il Palais Rose, nel 1969, gli operai trovarono negli armadi interi guardaroba di costumi per balli in maschera e livree da maggiordomo; libri e fotografie del bel mondo che faceva fuochi d’artificio nel passaggio tra i due secoli. Ma la dispersione degli arredi di questo hotel particulier concepito come un sogno anacronistico era già in corso da un decennio.
Il 7 marzo, a Parigi, Christie’s mette all’asta la collezione di opere d’arte, oggetti e memorabilia di Diane de Castellane, nipote di Boni, che comprende le ultime vestigia del Palais Rose. La vendita è preceduta in questi giorni da un’esposizione nelle sale della casa d’aste in avenue Matignon, a un paio di chilometri dall’indirizzo del palazzo scomparso. Ora, al civico 50 dell’avenue Foch c’è una delle più anonime architetture della strada.
Il marchese squattrinato
Marie Ernest Paul Boniface, detto Boni, aveva chiesto all’architetto Ernest Sanson una residenza ispirata al Grand Trianon di Versailles. Il marchese, albero genealogico glorioso, cullava progetti da esteta ma aveva le tasche vuote, pur nei cappotti foderati di zibellino: i soldi li mise la moglie, opaca quanto lui era brillante, figlia di Jay Gould, magnate americano delle ferrovie e speculatore. I lavori cominciarono nel 1896 e la casa fu inaugurata ufficialmente nel 1902, anche se il teatro privato non era stato completato e dopo che i marmi rosa della facciata erano stati cambiati due volte, e ravvivati con tromp-l’oeil (finto marmo su marmo vero), per risplendere sotto il cielo invernale.
Le folies erano cominciate prima. Nel luglio del ’96, Boni diede una festa per il compleanno di Anna facendo rischiarare la notte del Bois de Boulogne da migliaia di lanterne veneziane. La coppia continuò in stile. «In cima allo scalone monumentale, che riluceva come acqua solidificata, un’orchestra perfetta suonava insieme ai cori il Vive Henri IV» scrive Leon Daudet nei suoi Souvenirs littéraires a proposito di una serata al Palais Rose. I Castellane ingaggiavano l’orchestra dell’Opéra per i loro intrattenimenti.
«Trombe d’aria» mondane (la metafora è di Proust) portavano sui gradini e le rampe di marmo rosso e nero dello scalone d’onore, fino al Salon des Arts, re e duchi, pittori fauves e diplomatici, stelle del teatro come Sarah Bernhardt e cortigiane divenute principesse quali Liane de Pougy. Boni, ignorando pericolosamente la moglie, seduceva le invitate più belle.
La «duchessa rossa»
C’era tutto il pantheon femminile del blasonato Faubourg Saint-Germain della Recherche: la contessa Elisabeth Greffulhe, Dorothée de Talleyrand, Elisabeth de Gramont, chiamata la «duchessa rossa» per le sue simpatie a sinistra. Rivali tra loro, si ritrovarono mescolate, con dispetto, nei personaggi proustiani della duchessa e della principessa di Guermantes.
Sembra di riconoscere il palazzo rosa anche nello scenario finale del Tempo ritrovato, alla matinée dal principe di Guermantes, in quello «magnifico che si era fatto costruire nell’avenue du Bois» (come si chiamava allora l’avenue Foch). Qui il narratore, inciampando sui ciottoli della corte, è trasportato nel passato da ripetute «intermittenze del cuore» e Proust mette l’ultimo tassello alla sua vertiginosa architettura di parole. Nell’asta ci sono oggetti che provocano qualche vertigine temporale ed estetica. Dai mobili Boulle da corte del Re Sole, a un portafoglio settecentesco di marocchino decorato, squisitezza da dandy, fino a un nécessaire de bureau a forma di giardino giapponese, firmato Cartier, stimato un milione e mezzo di euro. «Il marchese ebbe delle collaborazioni con Cartier, nella seconda parte della sua vita. Ma il suo gusto rimase Ancien Régime» racconta Eric Mension-Rigau, uno degli esperti dell’asta e autore di una biografia su Boni de Castellane.
Arrivano le ruspe
La bella vita non durò a lungo a palazzo. Il divorzio tra Boni e Anna fu emesso il 5 novembre 1906. Lei gli rinfacciò sei garconnières, decine di amanti e dieci milioni di dollari di spese (circa 250 milioni di euro di oggi) tra yacht, castelli e cavalli, oltre al famoso palazzo. Per vendetta si risposò con un cugino dell’ex marito, il duca Hélie de Sagan, che Boni prese a bastonate, calci e sputi alla commemorazione funebre di una parente. Il processo che seguì fece ridere tutta Parigi. «Per lui (Helie), Gould è soprattutto Gold (oro)» scrisse ilare Proust a Reynaldo Hahn.
All’eccessivo dandy, rimasto senza soldi e dimora, toccò lavorare, come mercante d’arte e arredatore. Scrisse due libri percorsi da brividi d’ironia corrosiva: Come ho scoperto l’America e L’arte di essere povero. Continuò ad andare alle feste più belle. A frequentare la gente più interessante. Una notte del 1917 conduce in auto Misia Sert, la madrina dei Ballets Russes, con il marito pittore José, fino a un sordido appartamento alla periferia di Parigi: a ballare per lo spettacolo privato è Mata Hari, tre giorni prima di essere arrestata come spia tedesca.
Senza Boni, il palazzo rosa ingrigisce, fino al nero. Sullo scalone d’onore si uccide il figlio maggiore di Anna e Hélie. Durante la Seconda guerra mondiale diventa l’abitazione del generale Heinrich von Stülpnagel, comandante della Francia occupata, poi impiccato per aver partecipato al complotto per uccidere Hitler. L’ultima grande festa in maschera al Palais Rose è nel 1949, un bal des oiseaux elegantissimo organizzato dalla principessa di Polignac per raccogliere fondi per la ricostruzione. La Belle Epoque però è tramontata. E le ruspe sono vicine.