La Stampa, 28 febbraio 2017
Ilva, cassa integrazione per 3.300
Accordo fatto sulla cassa integrazione dei lavoratori dell’Ilva, «un grande risultato, niente affatto scontato», secondo il viceministro Teresa Bellanova. L’azienda ha accettato di ridurre in modo sostanzioso il numero dei dipendenti coinvolti, dalla richiesta iniziale di 4.984 si è arrivati a 3.300 (in media saranno 2500), praticamente tutti degli stabilimenti pugliesi, solo 60 quelli di Marghera. Intesa anche sulla durata: validità giuridica per tutta la durata dell’amministrazione straordinaria, ovvero il 2019 e copertura finanziaria sicura per un anno, di 24 milioni. Per garantirla è servita la legge per il rilancio del Mezzogiorno, nella quale è stato inserito un emendamento che consentirà ai lavoratori cassaintegrati di percepire lo stesso stipendio l’anno scorso con i contratti di solidarietà, ovvero il 70 per cento della retribuzione. In altre parole: il reddito del 2016 non viene toccato.
La rotazione
Altro punto riguarda la rotazione: agli 800 rimasti senza occupazione l’azienda garantirà una rotazione pari al 20 per cento del tempo nel quale i lavoratori effettueranno attività di formazione e riqualificazione professionale. L’azienda e i sindacati verificheranno l’accordo con incontri di cadenza bimestrale. La Regione Puglia si dice pronta a intervenire: «Siamo a disposizione per mettere i soldi necessari a questa operazione – fa sapere Michele Emiliano – è però assolutamente necessario che il governo integri e minimizzi il numero degli esuberi» ha fatto sapere Michele Emiliano da Bari (rappresentato dall’assessore Leo Caroli).
Per Teresa Bellanova l’acordo è importante soprattutto visto il contesto del settore: «È evidente come l’attività di impresa nel settore dell’acciaio sia ancora adesso fortemente influenzata dal protrarsi della crisi e dal progressivo deterioramento del mercato di riferimento in Europa. Nonostante ciò, abbiamo condotto in questi mesi un lavoro silenzioso e rigoroso per mettere al riparo il reddito di tutti coloro che saranno coinvolti in processi di ristrutturazione e per dare un futuro all’Ilva».
Soddisfatti i sindacati che sono riusciti a vedere i numeri degli esuberi temporanei significativamente ridotti benché superiori ai 3.095 previsti dalla precedente solidarietà. «Un accordo assolutamente importante in quanto tutela i lavoratori e garantisce un percorso concordato nei prossimi mesi» dice la Fim Cisl. Si distingue la Fiom che pur esprimendo soddisfazione mantiene dei dubbi sulla durata dell’accordo (6 mesi).
La cessione
Di sfondo resta la cessione dell’Ilva. Bellanova ricorda: «nelle prossime settimane giungerà a conclusione il percorso di formulazione dell’offerta da parte delle cordate di investitori». Di chi si tratta? Gli schieramenti sono definiti, le cifre ancora no: da una parte Arcelor Mittal con Marcegaglia e dall’altro Arvedi con Cassa Depositi e Prestiti, Delfin di Leonardo Del Vecchio e l’indiana Jindal. Le offerte arriveranno in busta chiusa all’amministrazione straordinaria il 3 marzo e saranno valutate nei 30 giorni successivi.