La Stampa, 28 febbraio 2017
Borse Londra-Francoforte, decisione da 13 miliardi. L’Ue ha un mese di tempo
È una decisione da 13 miliardi di dollari – tanto vale la maxi-fusione tra la Borsa di Londra e la Deutsche Boerse – quella che la Commissione europea dovrà prendere il 3 aprile. Una responsabilità che pesa come un macigno sul tavolo di Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza. Gli uffici dell’Antitrust Ue dovranno infatti decidere se dare il via libera o mettere una pietra tombale sull’ambizioso progetto di Londra e Francoforte di creare il più grande mercato finanziario in Europa. Per gli europeisti più convinti il tramonto della maxi-fusione sarebbe, dopo la Brexit, l’ennesima sconfitta dell’Unione e significherebbe consegnare la Borsa di Londra all’americana Ice.
Nella nota diffusa domenica in tarda serata il London Stock Exchange (Lse) ha spiegato di non poter vendere, come ha chiesto l’Antitrust Ue, la piattaforma italiana Mts, uno dei principali mercati al mondo dei titoli di Stato insieme a Stati Uniti e Giappone. Secondo il gruppo Lse la cessione del mercato dei titoli di Stato italiani comprometterebbe le relazioni con i regolatori e le autorità italiane, cioè il ministero dell’Economia, Banca d’Italia e la Consob.
Il Tesoro ieri ha fatto sapere che da parte dell’Lse non è arrivata nessuna richiesta al ministero di autorizzare una eventuale vendita dell’Mts. Resta il fatto che il mercato dei titoli di Stato è un asset strategico non solo per il London Stock Exchange, ma per l’intero sistema Italia. E che tra i possibili ambiti di allargamento della golden power (la modalità di intervento pubblico per proteggere attività strategiche) potrebbero rientrare a breve le banche e il settore finanziario. Pertanto con ogni probabilità l’Mts potrebbe godere della protezione del golden power e quindi una sua vendita non potrebbe essere ammessa dallo Stato italiano. Ora comunque sulle nozze delle Borse l’ultima parola spetta all’Ue. L’Lse è pessimista: «Sulla base dell’attuale posizione della Commissione europea», la Borsa di Londra «crede che l’Antitrust Ue probabilmente non darà il via libera alla fusione». Anche i listini sono scettici sull’operazione: ieri il titolo di Deutsche Boerse ha perso il 2,35%, mentre Lse ha ceduto l’1,12%. Ma Bruxelles lascia aperto uno spiraglio: «Per questioni di principio non commentiamo mai quando un’indagine su una fusione è in corso», in ogni caso, ha aggiunto la portavoce di Margrethe Vestager, «non abbiamo ancora preso nessuna decisione, la nostra valutazione è in corso».
Ma se da un lato gli inglesi continueranno a lavorare alla fusione con Francoforte, dall’altra si dicono fiduciosi di poter andare avanti da soli, ben sapendo che dietro l’angolo ci sono altri pretendenti: a partire dall’americana Ice, la cui offerta era stata schivata da Lse lo scorso anno. Deutsche Boerse, dal canto suo, scarica su Lse la responsabilità del probabile fallimento della fusione, sottolineando in una nota che la decisione di non vendere Mts è degli inglesi. Unica certezza è che l’Ue ha solo un mese di tempo per trovare un compromesso.