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 2017  febbraio 28 Martedì calendario

Integralismo Sarri né zona né uomo: marcare il pallone

NAPOLI Le misure – grossomodo – sono quelle: 184 centimetri d’altezza e una stazza che oscilla tra i 93 chilogrammi di inizio stagione e gli 87 attuali, ovvero il peso forma che permette a Gonzalo Higuain di esprimere al massimo il suo esplosivo talento, di cui Maurizio Sarri conosce nel dettaglio ogni sfumatura. Se solo lo volesse, dunque, l’allenatore del Napoli disporrebbe di tutti gli elementi per costruire una gabbia intorno al grande ex: memore oltretutto della zampata subita in campionato lo scorso 29 ottobre, nel primo rendez vous da avversario con il Pipita. La ferita non si è rimarginata e brucia ancora, per i tifosi. Sul campo, invece, non è stata messa a punto alla vigilia alcuna contromisura particolare: in occasione del secondo incontro ravvicinato con il campione argentino. Anche nella replica torinese di stasera, semifinale d’andata della Coppa Italia, i difensori azzurri l’affronteranno come un attaccante qualunque: senza dedicargli una marcatura differente dal solito, ma non per presunzione o mancanza di rispetto.
Il punto è un altro: l’organizzazione difensiva di Sarri, piaccia o no, prescinde dagli avversari di turno e non ammette eccezioni: neanche per Higuain. Il reparto arretrato del Napoli, con la sua linea sempre alta e tratteggiata al computer, grazie al drone, è stata addestrata per eseguire un compito molto particolare e rivoluzionario. Lo spagnolo Albiol e i suoi compagni non marcano né a uomo né a zona: devono invece andare a caccia di un avversario più imprevedibile e per le sue dimensioni sfuggente, dalla circonferenza di 64 centimetri e pesante 440 grammi. È il pallone il centro di gravità di tutte le attenzioni del quartetto arretrato azzurro, costretto dal tecnico a un estremo cambio di strategia.
L’integralismo di Sarri è assoluto, da questo punto di vista. Nel Dna del Napoli non esiste il verbo distruggere. Nessuna squadra, in serie A, commette meno falli (appena 254) degli azzurri: che vantano di gran lunga dopo 26 giornate il numero più basso di ammoniti, 40.
La Juve, prima in classifica e rivale di stasera, ha per capirci uno score di 344 falli e 53 cartellini gialli. Non è un caso: dipende dalla differente mentalità che il tecnico azzurro ha inculcato ai suoi giocatori. Tutti, Reina compreso, sono chiamati a costruire: senza gettar via il pallone. Stesso discorso per difensori e centrocampisti, che condividono i meriti dei 60 gol segnati dal miglior attacco del torneo.
Ma il rovescio della medaglia sono i 29 subiti: 12 in più della Juve, 6 della Roma. È la nota dolente del calcio spettacolo di Sarri, che anche in questo caso trova conferma nei numeri. Il Napoli concede poco: una novantina di conclusioni nello specchio della sua porta, che tuttavia nel 30 per cento dei casi (percentuale da paura) si trasformano in gol. La spiegazione? Si tratta quasi sempre di tiri liberi, come quelli del basket. Basta un rimpallo anomalo, come quello che ha favorito sabato sera il comodo tap in di Caldara, per far sparire il pallone dai radar dei difensori azzurri: a cui non è richiesto di restare incollati in area agli incursori avversari, meno che mai di ostacolarli con il fisico. I pericoli sono insiti però pure nel palleggio dei terzini e dei mediani: come dimostrano le troppe reti incassate per i passaggi sbagliati o rischiosi dei vari Tonelli, Koulibaly, Maksimovic, Jorginho. Lo show è garantito, i risultati meno. A De Laurentiis, dopo il ko di Madrid, è venuto un dubbio: che il gioco non valga la candela. I prossimi 7 giorni, con Juve, Roma e Real di fila, gli daranno una risposta.