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 2017  febbraio 28 Martedì calendario

Battute e messaggi politici. L’Academy contro Trump premia neri e musulmani

LOS ANGELES Il lieto fine di La La Land non arriva neppure sul palco degli Oscar. Le statuette passano in fretta al cast di Moonlight proprio mentre Marc Platt (produttore del musical premiato con sei Awards) termina uno dei pochi discorsi politici arrivati dal palco del Dolby: «La repressione è nemica della civiltà. Continuate a sognare». E chissà se intendeva rivolgersi a quelli che qui chiamano “dreamers”, i clandestini arrivati in America bambini protetti da Barack Obama ma nel mirino di Donald Trump. Il pasticcio della busta sbagliata spezza il sogno del regista, mezzo immigrato anche lui, e rende agrodolce la vittoria di Moonlight. Lo si capisce dal sorriso tirato di Mahershala Ali, che pure come miglior attore non protagonista era stato il primo premiato del programma: «Non è bello salire sul palco e prendere qualcosa dato ad altri». Eppure era stato proprio il suo Oscar, il primo a un musulmano, a far capire il mood della serata. Perché le star impegnate in discorsi politici saranno anche state poche (il discorso più esplicito è di Gael Garcia Bernal, il messicano di Neruda che dice: «Sono contro ogni muro») ma i messaggi anti Trump, sia pur sottili, non sono mancati. A partire dal fiocco azzurro dell’Aclu che qui si batte per i rifugiati indossato da Ruth Negga sul suo Valentino. O la spilla di Planned Parenthood, la rete dei consultori attaccata da Trump, sul Givenchy di Emma Stone. Fino alla standing ovation per la “sopravvalutata” – secondo The Donald – Meryl Streep.
D’altronde, l’intera coreografia degli Oscar 2017 è esplicitamente anti Trump. Il conduttore Jimmy Kimmel lo nota con una battuta: «Grazie Donald: ricordate quando gli Oscar erano razzisti?». Già. Dopo le polemiche per gli “Oscar so white” cioè “troppo bianchi”, l’edizione 2017 è quella degli “Oscar so black”, mai così neri. E non solo perché Moonlight, che tocca il tabù dell’omosessualità fra gli afroamericani e che in Italia fu presentato all’apertura del Festival di Roma, si aggiudica tre statuette. Ma anche perché l’Academy usa ogni momento per andare controcorrente: inserendo nei video grandi neri del passato, compresa Hattie Mc-Daniel – “mami” di Via col vento, che nel 1940 fu la prima afroamericana a vincere l’Oscar ma restò segregata per tutta la cerimonia. E poi premiando film come The White Helmets, il corto sugli elmetti bianchi siriani che porta il regista Orlando von Einsiedel a citare Il Corano: «Salvare una vita è salvare l’umanità intera».
Mentre l’iraniano Asghar Farhadi, la cui assenza annunciata è la più esplicita protesta contro il bando anti islamici di Trump, manda l’astronauta Anousheh Ansari a ritirare il premio: «Dividere il mondo porta a nuove guerre». Un messaggio a cui plaude il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, artefice di quell’accordo sul nucleare che Trump vorrebbe smantellare: «L’Iran rappresenta la civiltà da millenni» scrive su Twitter. Al contrario The Donald tace: impegnato al ballo dei governatori, aveva fatto sapere che non avrebbe seguito la serata. Jimmy Kimmel prova a stuzzicarlo: «Sei sveglio?» gli twitta in diretta. Silenzio. Il lieto fine, si fa per dire, non arriva neppure da lì.