Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 28 Martedì calendario

Nemico del popolo

Anche se già nell’antica Roma si usavano termini simili, l’espressione «nemici del popolo» è il tipico marchio d’infamia adoperato dai rivoluzionari per denigrare gli oppositori destinati all’annientamento. Non a caso in Italia le Brigate rosse «processavano» i loro ostaggi ergendosi a «tribunale del popolo». Può apparire quindi paradossale che si sia espresso in quei termini contro i suoi critici il presidente degli Usa Donald Trump, che si presenta come campione del conservatorismo.
Lo ha notato sul «New York Times» Andrew Higgins, che ha interpellato in proposito la pronipote del defunto leader sovietico Nikita Krusciov, Nina, perché fu il bisnonno, nel XX Congresso del Partito comunista nel 1956, a denunciare il modo in cui il suo sanguinario predecessore, Josif Stalin, si era servito di quell’ingiuria per diffamare coloro che voleva togliersi di torno. Bastava bollare qualcuno come «nemico del popolo» per «rendere automaticamente inutile il fornire la prova» dei suoi presunti misfatti, dichiarò Krusciov. A quel punto si trattava solo di strappargli una confessione con metodi brutali per poi metterlo al muro. Fu la sorte di Grigorij Zinoviev, Lev Kamenev, Nikolaj Bukharin e altri vecchi bolscevichi.
Per la verità lo stesso Krusciov non era del tutto immune da quel vizio, dato che come «nemico del popolo» era stato eliminato nel 1953, da lui e dagli altri dirigenti sovietici, il capo della polizia segreta Lavrentij Berija. Ma è anche vero che da quel momento in Urss cessarono le purghe sanguinose dentro il partito.
D’altronde, se Stalin fu il primatista della caccia ai «nemici del popolo», l’espressione era entrata in uso già durante la rivoluzione francese: una volta affermata la sovranità popolare, chi si opponeva alla Repubblica era fuori della nazione. All’apice del Terrore giacobino, il 10 giugno 1794, venne anzi approvata una legge specifica contro i «nemici del popolo», che definiva come tali non solo i fautori della spodestata monarchia, ma anche chiunque cercasse d’ingannare i cittadini con quelle che oggi chiameremmo fake news.
Appare improbabile che Trump abbia pensato a quell’esempio nello scagliarsi contro la stampa. Ma certo deve far riflettere che tra i «nemici del popolo» ghigliottinati, già prima che la legge in questione fosse varata, ci sia stato anche il capo giacobino Georges Jacques Danton. Quando ci si pone sul piano inclinato dell’intolleranza, è forte il rischio di rimanerne vittime.
Anche in Russia i primi ad essere dichiarati «nemici del popolo» per volontà di Lenin, già nell’autunno del 1917, furono i liberali del partito dei cadetti. Poi toccò a tutte le forze non comuniste e infine, con Stalin al potere, molti di coloro che avevano brandito quel violento epiteto finirono per vederselo ricadere addosso.