Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 28 Martedì calendario

L’ultimo viaggio degli italiani

ROMA Dj Fabo non è un caso isolato. Sono almeno 150 gli italiani che soltanto nel 2016 hanno varcato la frontiera e raggiunto la Svizzera per trovare la morte volontariamente. Dolce morte, si dice. Morte dignitosa preferiscono dire loro che, strozzati da malattie che non lasciano scampo, decidono di lasciare questa terra.
Un numero preciso non si può calcolare. Ma una stima attendibile si può fare, grazie alle associazioni che in Italia aiutano e informano chi sceglie il suicidio assistito in Svizzera dove – come è noto – è concessa questa morte che da noi è invece proibita. Due associazioni per tutte: l’Associazione Luca Coscioni – che è la stessa che ha accompagnato in Svizzera dj Fabo – e la Exit Italia.
«Soltanto nel 2016 sono state 117 le persone che si sono rivolte a noi per aiuto e per informazioni, personalmente a Marco Cappato e a Mina Welby», dice Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni. E poi spiega: «Non sappiamo quante siano andate poi effettivamente in Svizzera. Però sappiamo che quando abbiamo provato a ricontattarle ci hanno risposto soltanto in 17».
«È in base a questo calcolo – spiega Filomena Gallo – che si può stimare in cento il numero delle persone che hanno scelto di suicidarsi in Svizzera nel 2016». A queste si aggiungono quelle che si sono rivolte all’Associazione Exit. «Sono in media una cinquantina l’anno», garantisce Emilio Coveri, presidente dell’Associazione Exit Italia, e da questo conteggio sfuggono altre associazioni più piccole e i pazienti che decidono di fare da soli le pratiche.
Non sono pratiche facili. Non sono pratiche economiche. Per poter avere in Svizzera una morte volontaria assistita non bastano diecimila euro, perché sicuramente ci si deve aggiungere il costo del trasporto e del soggiorno, visto che non si arriva in una clinica come la Dignitas dove è andato dj Fabo e si fa tutto in un giorno.
Poi, quando tutte le pratiche burocratiche sono state esaurite, per morire davvero bastano dieci minuti appena, si beve una soluzione a base di Pentobarbital di sodio e nemmeno il tempo di passare in rassegna la propria vita che questa è già finita fra le lenzuola di una clinica svizzera.
Ma in genere prima di arrivare alla dose letale bisogna trascorrere diversi giorni in Svizzera in attesa della dolce morte. Soprattutto bisogna rispondere molte volte al medico che – per legge – ripeterà di continuo al paziente la stessa domanda: «Ha cambiato idea? Vuole desistere? Tornare indietro si può in qualsiasi momento». Ma sembra che una volta arrivati lì ben pochi abbiano deciso di tornare indietro.