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 2017  febbraio 28 Martedì calendario

La la Renz

“Ha vinto La La Land! Anzi no, scusate, c’è stato un disguido, il vincitore è Moonlight!”. In una sola notte, quella degli Oscar, è successo quello che in Italia è accaduto negli ultimi tre anni, al rallentatore. Pareva che avesse vinto (non gli Oscar e neppure le elezioni: solo le primarie del Pd) un giovane rottamatore, un quarantenne che avrebbe rimesso al centro la questione morale, svecchiato la stagnante democrazia italiana e sbloccato i problemi fermi da decenni: il pie’ veloce Matteo. Invece c’è stato un disguido: il ragazzo non ha rottamato niente e nessuno (a parte un paio di compagni che non gli leccavano i piedi), anzi ha replicato i vecchi vizi della casta partitocratica, non ne ha azzeccata una e ora si ritrova con la sua famiglia e il suo clan inseguiti dai magistrati, in piena questione immorale. Eppure si ripresenta in tv (come l’altra sera da Fazio) sempre uguale a se stesso, anzi sempre più imbolsito e bollito, a ripetere sempre le stesse cose, più qualcuna di seconda mano (tipo il “lavoro di cittadinanza”, copiato addirittura dalle supercazzole di B., che nessuno sa cosa sia). E le tv e i giornaloni continuano a trattarlo come se non avesse governato e fallito per tre anni. La gente non lo sta più a sentire, i piani alti dell’economia lo considerano rottamato, il tour in America ha lasciato indifferente l’Italia (figurarsi l’America), il suo partito si spacca, molti renziani si buttano su Emiliano e persino su Orlando, Mattarella e Gentiloni fanno come se non esistesse.
Gli unici luoghi dove continua a spadroneggiare e a dettare la linea sono la Rai (nominata da lui), Mediaset (salvata da lui), il tg di Sky (mistero) e i giornaloni (ri-boh), come gli ultimi giapponesi che combattono nella foresta ignari della fine della guerra. E così l’inchiesta Consip sul più grande appalto (truccato) d’Europa rovinata dalla più grave fuga di notizie istituzionale, che vede indagati i suoi parenti e amici più stretti, rimane una notizietta che compare e scompare dai radar, senza che nessuno approfondisca i fatti, a prescindere dal rilievo penale: un tragicomico ritratto di famiglia in vari interni. Ancora l’altra sera Fabio Fazio gli ha servito la domandina su un piatto d’argento, invitandolo a commentare l’indagine e ottenendone la non-risposta più scontata: fiducia nei magistrati, fare presto i processi in tribunale e non sui giornali. Ma che c’entrano i magistrati? Anche le indagini sulla giunta Raggi le fanno i magistrati, eppure i 5Stelle han dovuto spiegare sui media i fatti e i dubbi che emergevano dalle nomine, dalle polizze, persino dagli sms e dalle chat private.
Ma vi pare normale che tutti sappiano tutto delle polizze di un funzionario del Campidoglio, e persino dei furbetti del cartellino a Napoli, e nessuno sappia nulla dell’appalto da 2,7 miliardi che stava a cuore agli uomini più vicini a Renzi? Vi pare normale che ad assegnare l’appalto nelle prossime settimane sia lo stesso ad di Consip, il renziano Luigi Marroni, che fu avvertito dell’inchiesta e delle intercettazioni – dice lui – da Lotti e da due generali, bonificò gli uffici dalle microspie, mandò in fumo il lavoro degl’inquirenti e viene lasciato al suo posto da Gentiloni insieme al ministro e ai generali che lui stesso accusa per la soffiata? Vi pare normale che il favorito ad aggiudicarsi tre lotti (con la l minuscola) di quella gara, roba da 609 milioni, sia Alfredo Romeo, indagato per associazione camorristica e corruzione, finanziatore di Renzi, amico di babbo Tiziano e del suo mediatore Carlo Russo (indagati per traffico d’influenze)? E vi pare normale che l’altro giorno sia stato arrestato per bancarotta nel disinteresse dei media il faccendiere massone Valeriano Mureddu, residente a Rignano sull’Arno e vicino di casa di papà Renzi, che presentò un altro babbo famoso, Pier Luigi Boschi al bancarottiere Flavio Carboni per salvare la decotta Banca Etruria? E vi pare normale che queste domande non vengano mai poste a Renzi, Boschi &C. quando vengono intervistati (si fa per dire)? Se qualcuno le ponesse, dovrebbe poi riscrivere daccapo la storia del pie’ veloce Matteo. “Aggiornare lo storytelling del renzismo”, direbbe chi ha fatto le scuole alte.
Basterebbe applicare a Renzi le frasi che pronunciò ai tempi del governo Letta sul ministro dell’Interno Alfano che, nei guai per il sequestro Shalabayeva, disse in Parlamento di non essersi accorto che i suoi diretti sottoposti avevano rapito e deportato in Kazakhstan la moglie e la figlioletta di un noto dissidente: “Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema, se non sapeva è anche peggio”, “Non è vero che bisogna aspettare un avviso di garanzia per dimettersi”, “Il nuovo Pd credo che non difenderà più casi di questo genere”. Perché ciò che valeva per Alfano non dovrebbe valere oggi per Renzi? Delle due l’una. O Renzi non sapeva nulla dei traffici che suo padre e l’amico di famiglia Russo, forti l’uno il cognome che porta e l’altro della sua amicizia con la Family, intrecciavano in giro per l’Italia, da Napoli (con Romeo) a Roma (con Consip) a Bari (tentando di agganciare Emiliano, raccomandati da Lotti): e allora – adesso che sa tutto – dovrebbe già aver levato il saluto al funambolico genitore e al fedele ministro, prendendone le distanze (come la Raggi con Marra e l’altro Romeo) e denunciandoli per millantato credito. Oppure sapeva tutto e lasciava fare, e allora vorrebbe dire che: ha mentito (piccolo problema); è il capo di un clan familiar-amicale che usa la politica per fare affari (grosso problema); e non può scaricare nessuno perché sono tutti sulla stessa banda (enorme problema). Nel qual caso, altro che primarie: non potrebbe fare politica un giorno di più. Premio Oscar per il miglior trucco.