Gazzetta dello Sport, 28 febbraio 2017
Fabo e la filosofia del suicidio
Ieri mattina, intorno alle 11.40, Fabiano Antoniani, cioè l’ex dj Fabo, 40 anni, cieco, paralizzato nelle braccia, nelle gambe e nel tronco, ha morso un pulsante e in questo modo ha potuto ingerire la soluzione di pentobarbital sodio che lo ha mandato all’altro mondo. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, lo ha accompagnato nella clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito. Dopo, ha detto: «Fabo ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo». Ha poi fatto sapere che oggi si denuncerà ai carabinieri, «assumendomi tutte le responsabilità». La legge italiana prevede il carcere fino a 12 anni per chi aiuta qualcuno a morire. Ma Cappato ha già fatto questa esperienza, identica, quando ha accompagnato in Svizzera Dominique Velati, suicidatasi in una clinica di Berna, sempre col pentobarbital, il 15 dicembre del 2015. Cappato si autodenunciò pure allora, ma nessuno gli diede retta.
• Astuzia italiana? Prudenza italiana? Ipocrisia italiana?
Un po’ tutto. I partiti non hanno né il coraggio di regolare la materia con una legge né la coerenza di dar seguito a un articolo del codice, contro il quale, però, potrebbe citarsi l’articolo 32 della Costituzione, ambiguo tuttavia anche lui.
• C’entra la Chiesa cattolica?
C’entra la Chiesa cattolica, alla quale non si deve in nessun caso negare il diritto di credere in quello che crede. Per la Chiesa la questione non si pone certamente oggi. Nel V secolo Agostino definì la morte volontaria «un misfatto detestabile e un delitto condannabile». «Come potrà essere giudicato innocente colui a cui è stato detto: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” se ha commesso omicidio contro se stesso?». Era una presa di posizione rivoluzionaria rispetto ai tempi: il togliersi la vita da sé, nella società romana, e specialmente tra gli stoici, era considerata l’espressione più alta della libertà personale. L’atto di uccidersi doveva essere compiuto con solennità, con calma, senza tradire emozione o paura, e di fronte a testimoni. Così si racconta che posero fine alla loro vita, tagliandosi i polsi e continuando a conversare, Seneca e Petronio.
• A parte il terribile caso di Fabo, nel suicidio c’è in effetti un certo fascino...
La Chiesa ha considerato per molti secoli il suicidio più grave dell’omicidio: dopo aver ucciso qualcuno, puoi ancora, pentendoti sinceramente, salvarti l’anima. Col suicidio, invece, uccidi sia l’anima che il corpo. Marzio Barbagli, nel suo studio Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Oriente e in Occidente racconta che nel Seicento gli aspiranti suicidi, per non incorrere nella dannazione eterna togliendosi la vita da sé, uccidevano un bambino (che sarebbe di certo andato in Paradiso) e poi attendevano di essere impiccati o decapitati, fidando di pentirsi nel frattempo. È per questo che nella giurisprudenza svedese, danese e prussiana di fine Settecento si trovano leggi in cui sta scritto: «Se qualcuno commette omicidio con l’intento di essere giustiziato non deve raggiungere questo fine». Segnalo tuttavia qualche dubbio, sulla posizione della Chiesa, del cattolicissimo Thomas More (secondo il quale l’eutanasia era onorevole per le malattie incurabili), di Montaigne (il quale ammetteva la «sazietà di vivere»), del poeta e teologo anglicano John Donne, secondo il quale anche la crocefissione di Cristo era in realtà un suicidio.
• E le altre religioni?
Ebraismo, induismo, buddhismo, confucianesimo condannano il suicidio. Lo condanna anche l’Islam, posizione che ci fa chiedere: e gli shahid che si immolano nella guerra santa in nome di Allah? Condanna anche da parte dei filosofi: Platone, Aristotele, Kant, Hegel, Heidegger. E però, ha notato il teologo Vito Mancuso, la Bibbia, che racconta una decina di suicidi, non li condanna mai, anzi il suicida Sansone è ricordato nel Nuovo Testamento come un padre della fede. Nella Bibbia anzi leggiamo: «Meglio la morte che una vita amara, il riposo eterno che una malattia cronica» (Siracide, 30, 17). Col che il Vecchio Testamento sembrerebbe schierarsi a fianco dell’infelice Fabo.
• I suicidi sono in aumento o in diminuizione? E quali sono le motivazioni più frequenti?
Ci interesserebbe sapere quante persone si tolgono la vita perché si trovano nelle stesse condizioni di Fabo. Ma l’Istat, dal 2009, ha escluso questa classe dalle sue rilevazioni. Cappato ieri ha detto che dal 2015 a oggi gli italiani che hanno chiesto informazioni sul sistema svizzero sono 225 e di questi 117 hanno deciso di farla finita. Ma non sono dati ufficiali. I suicidi sono statisticamente in aumento, mentre gli omicidi sono in diminuizione. La pratica è diffusa soprattutto in Cina e in Giappone. Non abbiamo dati sulla Cina, ma in Giappone il tasso è altissimo: 24,4 ogni centomila abitanti, quattro volte il dato italiano. Il libro Guida al suicidio perfetto, di Wataru Tsurumi, ha venduto in quel paese 550 mila copie in otto mesi. I cattolici dicono che questo è il risultato di una visione del mondo priva di un Dio personale. E ricordano che era altissimo, se paragonato all’epoca degli zar, anche il tasso di suicidi in Unione Sovietica, dove si toglievano la vita in gran numero sia gli avversari del regime che quelli che ci credevano. Era il 1924-25, e Stalin se la prese moltissimo. «Traditori» disse «che sputano per l’ultima volta sul partito».