il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2017
Massoni, gli elenchi che vuole la Bindi
Sulla vetta modesta del Gianicolo, ormai urbana, tutto conduce al Risorgimento, alla Repubblica Romana del 1849, a Mazzini, a Garibaldi. E alla massoneria. Coincidono le due cose. Cioè l’Unità d’Italia e il Grande Oriente, ancora oggi la maggiore comunione massonica del Paese. Se nella salita, imboccata dal versante di Trastevere, ci s’imbatte nel noto cannone di Garibaldi, che spara a salve ogni mezzogiorno, quando si scollina e la strada digrada verso via di San Pancrazio ecco il Vascello, dov’è custodito in una teca un poncho dell’eroe dei due mondi.
Il Vascello è un pezzo di paradiso in terra. Maestoso. La villa fu il centro della resistenza anti-francese nel 1849. Dagli anni ottanta del secolo scorso ospita il vertice nazionale del Grande Oriente d’Italia. I massoni del Goi però hanno ripreso a reclamare quella che ritengono la loro vera sede a Roma: Palazzo Giustiniani, requisito dal fascismo di Mussolini e oggi di proprietà del Senato.
La teca con il poncho di Garibaldi è una reliquia custodita dai fratelli del Grande Oriente, di cui l’irrequieto padre della patria fu Gran Maestro nel 1864. C’è pure un busto di Mazzini, l’altro grande democratico piegato dal realismo del tessitore Cavour. Ma Mazzini non fu massone anche se l’equivoco si è generato per il suo deismo repubblicano e razionale, l’esatto contrario del dogmatismo cattolico.
“Voi massoni in quale Dio credete?”. Stefano Bisi è nella biblioteca del Vascello, intitolata a Paolo Ungari, storico, accademico e politico che ebbe una morte tragica, cadendo nella tromba di un ascensore. Bisi è il Gran Maestro. Si avvicina a una finestra, indica con un dito la grande bellezza del parco e dice: “Come si fa a non pensare a un essere superiore quando guardi tutto questo?”. Ossia al Grande Architetto dell’Universo, l’occhio nel divino triangolo che veglia sui templi dei liberi muratori. Accanto a lui c’è Claudio Bonvecchio, professore universitario di Filosofia delle Scienze sociali, studioso di esoterismo e Grande Oratore. Bisi: “Il Grande Oratore ha il controllo delle logge. Per dare un’idea: è il ruolo che aveva Ratzinger nella Chiesa prima di fare il papa”. Vigilare sull’ortodossia. Nel caso dei massoni è l’osservanza al rituale che apre e chiude le riunioni, dette tornate. “Che cos’è l’aldilà?”. Risponde Bonvecchio: “È una grande luce in cui potresti trovare anche Belén Rodríguez, perché no?”. Un paradiso anticlericale.
Per un fratello massone la luce è tutto. Dal rituale che introduce la tornata: “Come il Sole, apparendo ad Oriente per dare inizio al giorno, illumina la Terra, così il Maestro Venerabile, sedendo all’Oriente per dirigere i Lavori, istruisce i Fratelli col lume della propria scienza muratoria”. Ed è per questo che i massoni deisti aprono e leggono il Vangelo di san Giovanni alla prima pagina. “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Il Vangelo della Luce. “Cristo è tra i grandi illuminati”, dice ancora il Grande Oratore. I massoni hanno smussato molto il loro sentimento anticattolico. Rivela Bisi: “Mi piacerebbe incontrare papa Francesco e proporgli di restaurare insieme la statua di Giordano Bruno, in Campo de’ Fiori a Roma. È ridotta male, occorrono almeno 100mila euro: potremmo fare a metà, noi e la Chiesa”.
I cattolici, però, almeno ufficialmente, non ricambiano questa disponibilità. La scomunica non c’è più per un credente che diventa libero muratore, ma resta “l’inconciliabilità” tra Chiesa e massoneria, sancita proprio da Ratzinger quando era prefetto della fede. Non solo. L’iscrizione “è peccato grave” e impedisce di accostarsi “alla Santa Comunione”, sentenziò la Congregazione per la Dottrina della fede. Chiosa Bonvecchio: “Non posso dire dove, ma c’è un’intera loggia massonica che ogni domenica va a messa e prende l’eucaristia”.
La luce, per un massone del Goi, è un percorso da raggiungere tramite tre gradi: apprendista, compagno d’arte, maestro. Si va avanti di tornata in tornata, negli anni. In loggia ci si riunisce ogni sette giorni oppure due volte al mese. Tra i due rituali di apertura e di chiusura della tornata, c’è la tavola scolpita dal Maestro Venerabile: l’argomento da trattare. Ogni dettaglio è un simbolo. Spiega Bisi: “Il Maestro parla per venti minuti. Poi ogni fratello ha la parola per portare un mattoncino alla discussione. Gli argomenti? La tavola può essere sul simbolo del cielo stellato ma c’è anche l’attualità. Noi siamo molto impegnati nella solidarietà. Ai ragazzi terremotati di Norcia abbiamo donato l’illuminazione per il campo sportivo. Noi diamo luce”.
Ancora la luce. Il contrario della luce è il buio, sono le tenebre. Sulla massoneria del Goi da quasi quattro decenni grava la maledizione della loggia coperta e deviata della P2 di Licio Gelli, nata e prosperata in seno al Grande Oriente. Indi le inchieste di Agostino Cordova, in Calabria, negli anni novanta, e quelle di oggi, sempre in quell’estremo lembo dello stivale italiano. La ’ndrangheta. La mafia. La politica. Gli affari. Il potere. Eppure il rituale è chiaro in merito: “Avvertite i Fratelli delle vostre Colonne che non è più permesso di intrattenersi in questioni di politica e di religione”.
Invece. A Reggio Calabria, i magistrati hanno riunito in “Gotha” cinque inchieste rilevanti: “Mammasantissima”, “Leghion”, “Fata Morgana”, “Alchimia”, “Sistema Reggio”. La procura ha spedito 72 avvisi alla fine delle indagini. La politica è presente in modo trasversale ma a prevalere è il neologismo “masso-’ndrangheta”. Rosy Bindi, presidente dell’Antimafia parlamentare, ha chiesto invano gli elenchi dei 23mila iscritti del Goi. Lo stesso Bisi è stato sentito dalla commissione. La bufera imperversa, al punto che un settimanale come L’Espresso, partorito da quella cultura laica e anticlericale di cui fu interprete anche Ernesto Nathan, sindaco di Roma nel primo Novecento nonché Gran Maestro del Goi, al punto – dicevamo – che L’Espresso un paio di settimane fa ha scritto: “Aboliamo la massoneria”. Una “sentenza” emessa proprio nell’anno in cui la massoneria moderna e speculativa compie tre secoli, fondata nel 1717 in Inghilterra, che è il Vaticano dei grembiulini.
Bisi esce dalla biblioteca e, superato l’ampio ingresso, apre una porta. Si scende. Il Grande Oratore: “Questi sono i nostri sotterranei”. È l’archivio. Corridoi zeppi di faldoni di colore verde e blu. Al Vascello si amministra la vita delle logge. Alcune impiegate sono donne. Ogni iscritto versa in media 430 euro all’anno, di cui 180 per pagare questa struttura. “C’è ancora qualcosa di segreto sulla P2?”. “Il materiale sulla P2 fu sequestrato da Cordova e ancora non l’abbiamo riavuto”. Antonio Seminario è il Primo Gran Sorvegliante. È calabrese. “Perché vi rinfacciano il boom delle logge in Calabria?”. Seminario: “Nessun boom, l’aumento è costante in tutta Italia. E non dimentichiamo che la nostra prima loggia nacque a Girifalco, in provincia di Catanzaro”.
Interviene Bisi: “Su 72 avvisi di chiusura delle indagini di Reggio Calabria c’è solo un nostro iscritto, in compagnia di un prete, di un magistrato in pensione, di funzionari di Corte d’Appello: perché chiedono a noi gli elenchi degli iscritti ma non alla Chiesa o all’amministrazione giudiziaria?”. “Voi avete la segretezza e in Italia c’è la legge Anselmi che vieta le associazioni segrete”. “La segretezza ha consentito a noi massoni di salvarci dalle persecuzione. I fascisti venivano a picchiarci”. Bisi stringe tra le mani il medaglione del suo collare. “Questo collare venne salvato nel 1925 da un nostro custode che lo nascose nella fasce del figlioletto neonato. Poi lo murò. Pensavamo di averlo perso”. Sul collare, ogni Gran Maestro aggiunge il simbolo del suo mandato. C’è anche una stella di Davide, “l’unione degli opposti”. Bisi metterà un’acacia, il simbolo vegetale più importante per un massone, che indica l’immortalità. “Le logge coperte come la P2 ci sono ancora?”. Domanda ingenua. Risposta prevedibile. Enzo Liaci, Gran Tesoriere Aggiunto: “Scherziamo? L’iniziazione all’orecchio non si pratica più. Il problema dei massoni non è il Goi ma le comunioni nate da quelli che cacciamo. In Italia ce ne sono 280”. Come le chiese fai-da-te e autocefale.
Si risale. Al Vascello ci sono lavori in corso. In biblioteca c’è Dino Fioravanti, il Grande Archivista. Apre un album. Foto e testamenti massonici. Totò e Gino Cervi, per esempio. Tre domande: “Che cosa dovete all’umanità?”; “Che cosa dovete alla Patria?”; “Che cosa dovete a voi stessi?”. Scrisse Cervi, rispondendo alla seconda: “Tutta la dedizione e se necessario anche il sacrificio della vita”. Conclude Bisi: “Alla prossima Gran Loggia di Rimini (appuntamento annuale del Goi, ndr) ci saranno le vedove dei fratelli Arnoldo Foà ed Enzo Maiorca, con il viceministro Nencini. Siamo l’ultima palestra di educazione civica rimasta in Italia, perché ci perseguitano ancora?”.