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 2017  febbraio 27 Lunedì calendario

Dall’anagrafe unica alle App i progetti che cambiano la Pa

Quanti Comuni d’Italia sono connessi all’anagrafe digitale dello Stato nell’ottava economia mondiale? Rispondere all’interrogativo è un piccolo esercizio di auto-valutazione civica. I Comuni sono 7983. La domanda è stata posta a dieci persone selezionate casualmente, lo spirito critico italico si è manifestato, e la risposta media è stata: tra mille e millecinquecento. Per spiegare la dimensione dell’impresa che ha davanti chi vuole portare la pubblica amministrazione nell’epoca digitale è utile conoscere la vera risposta. Un solo Comune italiano è connesso all’anagrafe digitale, quello di Bagnacavallo, 16 mila persone in provincia di Ravenna.
Quando Diego Piacentini ha lasciato Amazon per Palazzo Chigi, forse non conosceva la storia dell’anagrafe, ma ora lavora per «creare un sistema operativo» in grado di rispondere alle domande dei cittadini. Non è un modo di dire: oggi lo Stato, che si esprime nelle forme di un centralino dell’azienda sanitaria o di un carabiniere, di un funzionario dell’Agenzia delle entrate o di un messo comunale, non può conoscere quel che ha fatto il suo collega pochi minuti prima. In termini tecnici si chiama interoperabilità: se vado al Comune di Torino per cambiare residenza dal Comune di Trieste le due anagrafi dovrebbero essere in grado di aggiornare il dato in contemporanea ed essere così coerenti. Facebook funzionerebbe mai se alla persona di cui abbiamo appena accettato la richiesta di amicizia la risposta arrivasse dopo giorni e giorni? Oggi le anagrafi funzionano così: molte sono oscuri archivi cartacei.
La squadra del Team Digitale è stata selezionata con un bando. Piacentini è stato travolto dalle candidature, molte di italiani all’estero. Sono state scelte 17 persone, quasi tutte in arrivo dal privato, molte dall’estero. Ognuno di loro ha oggi uno o più progetti da seguire.
Gianluca Varisco, il più giovane, tornato da Berlino dove lavorava per Rocket Internet, ha il compito di convincere la pubblica amministrazione che gli errori informatici vanno esposti e non nascosti, perché il software è per sua natura pieno di bachi e rendendoli pubblici si possono risolvere più facilmente. Valerio Paolini è uno di co-fondatori di Musixmatch: a Palazzo Chigi sviluppa i servizi dell’identità digitale che si cela dietro alla sigla Spid. Un progetto è dedicato agli Open Data, i dati che possono diventare una risorsa per prendere decisioni e conoscere meglio le nostre città. Poi c’è il nodo dell’Internet governance, il delicato compito di trovare leggi per regolare le attività in rete, e ancora le linee guida da dare a tutti i siti web pubblici e la semplificazione delle leggi.
Carlo Contavalli ha lasciato Google e la California per sbrogliare il nodo dell’anagrafe. Racconta che perfino una modifica all’interfaccia grafica può far risparmiare ogni giorno 15 minuti a ogni operatore di anagrafe. Moltiplicati per settemila quei 15 minuti possono significare un risparmio di 15 milioni di euro. Al giorno. Moltiplicati per 360 fanno 5 miliardi all’anno. È un esempio classico del metodo in corso: si entra in un processo, si studia come funziona, si cambia dove serve.