Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 27 Lunedì calendario

Tutti i rimpalli che danneggiano cittadini e banche

La decisione è stata presa. Lo Stato entrerà nelle banche. Sono passati due mesi dal via libera e segnali concreti in quella direzione non se ne sono visti. Bce e Commissione europea si sono affrettate a smentire divergenze sul piano di salvataggio del Monte dei Paschi. Divergenze legate al fatto che la prima, da istituzione vigilante vorrebbe più capitale possibile, la seconda meno capitale pubblico per evitare maggiori salassi sul contribuente. Contemporaneamente non sembra migliorare la situazione delle popolari venete, anch’esse pronte a ricevere eventuali iniezioni di fondi statali. Eppure non sembra percepirsi da parte dei vari protagonisti della vicenda quel senso di urgenza che aveva creato lo scorso anno pesanti scossoni sui mercati finanziari e nella politica italiana. Il fatto che, in diverse epoche in tutti i Paesi del mondo, sia stato necessario un intervento dello Stato sul credito è la storia a ricordarcelo. Da quello in Francia negli anni Ottanta, alla Svezia e Corea degli anni Novanta, fino ai più recenti interventi americani, inglesi, tedeschi e spagnoli. Ma la rapidità d’azione, e il fatto che non si tratta di colpi di spugna sul passato, sono fondamentali. Si ha la sensazione invece che ogni protagonista tenda più che a trovare soluzioni a preservare se stesso. Vale per le istituzioni, come per le singole persone. Questi sono momenti nei quali ognuno si deve prendere la responsabilità di fare scelte e agire. La credibilità della classe dirigente non è solo quella relativa alla rendicontazione dell’uso delle risorse, al rispetto delle regole e alla trasparenza, è anche quella dell’efficacia dell’azione. Dell’azione, appunto, che non può risolversi solo in confronti estenuanti tra i singoli attori per ritrovarsi infine, nell’ennesima urgenza, sotto la quale giustificare poi eventuali errori. No, ci si deve prendere la responsabilità di agire e quindi anche di sbagliare se necessario. Il peggiore sgarbo ai contribuenti è il colpevole immobilismo.