Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 26 Domenica calendario

Come scoprire se ti mentono

Ognuno di noi ne dice in media dalle 3 alle 7 al giorno, ma molti superano di gran lunga questa rosea statistica, c’è chi ne ha fatto un mestiere e persino chi ci ha preso ormai l’abitudine, tanto da non potere più smettere: nessuno di noi è immune dal dire balle. 
Mentire è una necessità sociale. Lo facciamo per non ferire chi amiamo, per essere educati, per non essere considerati alla stregua di pazzi scatenati affetti da una pericolosa forma di dissenteria verbale. Si tratta di “bugie sociali”, ossia di «bugie a basso rischio, che non espongono a complicate conseguenze il mentitore nel caso in cui venisse scoperto», spiega il criminologo Marco Strano, presidente del Centro Studi per la Legalità, la Sicurezza e la Giustizia nonché direttore scientifico di uno dei laboratori che ne fanno parte, il Lie Detection Lab, che si occupa di fare ricerca sulle tecniche di rilevazione della menzogna. Insomma, il nostro mondo, per esistere, ha bisogno che mentiamo. La bugia, in un certo senso, mantiene l’ordine sociale. È un freno al dilagare della violenza, perché, in una società in cui tutti diciamo la verità, non faremmo altro che accapigliarci dalla mattina alla sera. E sarebbe arduo mantenere una relazione di qualsiasi natura essa fosse. 
«MENTITORI SI NASCE» 
Un giorno qualcuno mi disse: «Non esistono bugie piccole e bugie grandi: perché qualsiasi tua bugia farebbe male al mio cuore». Era il mio ex. Avevo appena distrutto la fiancata destra della macchina strisciandola contro un muro e non potendo dire che il muro mi si era schiantato contro, in quanto sarebbe stato quantomeno poco credibile, ho detto che qualche idiota di certo aveva provocato quel danno. Ma io non so dire le bugie. Perché ammettiamolo mentitori un po’ ci si nasce. Ed «io non lo nacqui». Comunque da allora non ho più detto bugie. Almeno riguardo ad incidenti stradali. 
Le bugie non hanno dimensioni quindi. E non hanno neanche sesso. Mentiamo tutti, sia uomini che donne. Queste ultime mentono sul colore naturale dei capelli, su taglia e peso, sull’età, sul reddito (abbassandolo per non ferire l’orgoglio maschile), sui soldi spesi per un determinato abito, sul numero di partner. I primi, invece, mentono su tutto il resto. 
Ma come si smaschera un mentitore? In realtà, una ricetta esatta non c’è. Orientarsi in questo mare, anzi in questo oceano di balle è tutt’altro che facile. Tuttavia può esserci d’aiuto la metodologia integrata messa a punto da Strano, il lie detection integrated system, e che si basa sull’osservazione della comunicazione verbale, non verbale e paraverbale di un determinato soggetto, perché nota bene ognuno ha i suoi modi di raccontare frottole. E questo è anche uno dei motivi per cui non ci sono dei segnali certi ed inequivocabili che ci possano indurre a credere con assoluta sicurezza che qualcuno ci stia ingannando. 
Al metodo integrato del criminologo ricorrono magistrati, avvocati, forze di polizia, imprenditori e persino medici, che spesso hanno necessità di sapere se il proprio paziente stia mentendo su sintomi o farmaci assunti. Ma i corsi, che si tengono soprattutto a Roma, Parma, Lecce e Cagliari, sono aperti a tutti. 
Ciò che raccomanda il criminologo è di «non badare ai segnali», perché possono trarci in inganno. L’unico dato sicuro da cui partire risiede nel fatto che «le persone, quando mentono, modificano il loro comportamento». Dunque, «l’unico modo per smascherare un bugiardo è osservarlo quando dice la verità». 
Se eravate convinti che, per riconoscere il mentitore seriale o meno, fosse necessario contare le gocce di sudore che gli scendono giù dalla fronte, o armarsi di cardiofrequenzimetro per misurarne l’accelerazione dei battiti cardiaci, vi siete sbagliati, in quanto, secondo quanto ci racconta Strano, esistono mentitori così abili, o così avvezzi alla menzogna, da restare imperturbabili al pari di monaci buddisti. Si tratta di bugiardi a sangue freddo: sereni ti guardano negli occhi e ti prendono per i fondelli. 
OSSERVARE LE PAUSE 
Da non trascurarsi il linguaggio paraverbale, che consiste nel tono, nel timbro, nel ritmo della voce, nelle pause. Se il tono della voce cambia rispetto a quello abituale, è probabile che al bugiardo stia per cadere giù la maschera. Ma tocca alla nostra sensibilità capirlo. «La menzogna può essere rilevata anche negli scritti», afferma Strano. Anche qui è fondamentale osservare il metodo di scrittura abituale per coglierne eventuali variazioni di qualsiasi natura. I ricercatori del laboratorio diretto dal criminologo Strano approfondiscono i loro studi su balle e pallonari osservando i mentitori per antonomasia, ossia i politici. Per questo restiamo stupiti quando Strano rivela: «I politici non mentono mai!». Ma poi continua: «Perché non dicono nulla, ossia non fanno mai affermazioni che non contengano elementi linguistici che consentano loro di potere in seguito dire il contrario di ciò che hanno detto». 
Può apparire un po’ contorto, ma, in soldoni, i politici sono mentitori così abili da non dichiarare mai qualcosa che possa essere smentita e da riuscire a dire nello stesso tempo tutto ed il contrario di tutto. Sono uno, nessuno e centomila, destra e sinistra. Balla al centro.