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 2017  febbraio 25 Sabato calendario

Trump e Putin si sfidano sulle armi atomiche

«L’arsenale nucleare degli Stati Uniti va implementato!». Con questa dichiarazione che ricorda i tempi più bui della Guerra Fredda, Donald Trump ha ribaltato 32 anni ininterrotti di riduzione drastica dell’arsenale atomico americano. Uno smantellamento della poderosa deterrenza nucleare americana, iniziata con gli accordi di Reykjavik del 1987 tra Ronald Reagan e Mikajl Gorbaciov e poi continuato da Bush padre, Bill Clinton, George W. Bush e naturalmente Barack Obama. 
Viene ora da chiedersi cosa sarebbe successo se Trump avesse impostato la sua campagna elettorale promettendo prove di forza con la Russia di Vladimir Putin. Come sa, invece, il candidato Trump aveva a tal punto promesso una politica di apeasement col Cremlino, tanto da rafforzare nei Democratici la certezza che, proprio per questa ragione, gli hackers russi e ucraini, agli ordini di Mosca hanno fatto di tutto per favorirne la elezione, danneggiando la candidatura di Hillary Clinton. E che le relazioni del team di Trump con i russi fossero eccellenti sino a ieri è stato abbondantemente confermato dal primo “affaire” disastroso che ha fatto comprendere sino a qual punto la sua presidenza darà del lavoro alla satira. Pochi giorni fa, infatti, uno degli uomini più importanti dell’esecutivo presidenziale, il generale Michael Flynn, che ricopriva da poche settimane la carica cruciale di Consigliere per la Sicurezza Nazionale, è stato costretto a dimettersi perché si è scoperto che aveva mentito al vice presidente Pence circa le sue conversazioni di fine dicembre con l’ambasciatore russo a Washington Sergey Kislyak, proprio mentre l’amministrazione Obama imponeva sanzioni contro Mosca per le sue interferenze nella campagna elettorale (il Logan Act vieta ai privati cittadini americani, quale allora era Flynn, di negoziare con i governi stranieri nelle dispute con gli Usa, e l’Fbi aveva aperto un’inchiesta.) 
Passato un mese dall’inizio del suo mandato, ecco dunque che il neopresidente innesca un terremoto nelle relazioni internazionali, dichiarando in una intervista alla Reuters di voler espandere l’arsenale atomico per far sì che gli Stati Uniti restino «in testa al gruppo delle potenze nucleari». Questo perché «gli Usa sono scivolati indietro rispetto alla loro capacitá di armamenti atomici e non vogliono cedere a nessuno la loro supremazia sul nucleare», come ha confermato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer. 
Immediate e sconcertate le reazioni russe, che per il momento-enonacaso-sono state espresse solo da alti esponenti della Duma, il parlamento moscovita, ma non da Vladimir Putin, che certamente è rimasto spiazzato da questa svolta, della quale peraltro Trump non aveva fatto il minimo cenno durante la loro «calorosa telefonata» di soli due giorni fa. Il presidente della commissione Esteri della Duma Leonid Slutzky è stato durissimo e ha evocato scenari catastrofici: «Non si può ammettere il dominio di una sola potenza nel campo delle armi nucleari perché altrimenti si sbilancia l’intero sistema della sicurezza internazionale e perdono senso tutti gli sforzi di disarmo degli ultimi decenni. 
Se Washington procederà nel suo obiettivo di supremazia nella sfera nucleare, il mondo tornerà alla guerra fredda, con il rischio di una catastrofe globale». Da parte sua il capo della Commissione Affari internazionali della Duma, Konstantin Kosachov, si è chiesto se lo slogan di Trump di «Rendere l’America di nuovo grande» significhi egemonia in ambito nucleare, per concludere: «In questo caso, il mondo tornerà ai tempi della corsa agli armamenti degli anni ’50 e ’60». 
Il capo della Commissione Difesa e Sicurezza della Duma, Victor Ozerov, ha ricordato come le intenzioni di Trump mettano in discussione il trentennale edificio degli accordi per la de-escalation nucleare: «Cominciare la presidenza mettendo in dubbio un trattato internazionale fra Russia e Usa non è il miglior modo di mettere in pratica la non proliferazione nucleare. I trattati internazionali sono la base del controllo sulle armi nucleari, le intenzioni di Trump di incrementare il potenziale strategico non rispondono alla stabilità, alla reciproca comprensione e alla sicurezza nel mondo». Resta adesso da capire se ci si trova di fronte alla ennesima gaffe di Trump, per rafforzare il consenso interno facendo il volto dell’arme, o se il neopresidente abbia effettivamente e freddamente deciso di procedere verso una escalation nucleare. Nel secondo caso, la silente Europa si troverebbe letteralmente tra l’incudine e il martello. Putin, infatti, risponderà sicuramente accettando e anzi rilanciando la sfida.