Libero, 25 febbraio 2017
Record di sbarchi dalla Libia. Ma non c’era un accordo?
E abbiamo dato 225 milioni alla Turchia per fermare la rotta balcanica dei migranti, non proprio un bell’affare, visto che l’unico effetto è stata la crescita dei migranti sull’altra rotta, quella libica con destinazione Italia. E allora abbiamo stretto un accordo anche con la Libia, a inizio di questo febbraio, un memorandum col premier al Serraj per contrastare l’immigrazione illegale, supportando gli organismi libici impegnati nell’impedire nuove partenze.
Ed eccoli qua gli effetti: dall’inizio dell’anno sono sbarcate in Italia 10.701 persone, 2.600 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un aumento del 32%; e solo due giorni fa ne sono arrivati ben 1.700 in 15 sbarchi diversi. Numeri che si aggiungono alla cifra impressionante del 2016, quando era stato toccato il record di arrivi: 181.436, ossia il 18% in più in confronto al 2015. E che lasciano temere il peggio per quest’anno, che rischia concretamente di essere ricordato come l’annus horribilis dell’immigrazione.
Dal ministero dell’Interno sostengono che il boom di arrivi nei primi due mesi del 2017 dipenda dall’annuncio dell’accordo con la Libia che avrebbe spinto i trafficanti, in attesa della sua piena applicazione, ad accelerare sulle partenze. A noi sembra invece che il problema sia l’accordo in sé, che rischia di costarci parecchi soldi (perché l’Italia andrà in Libia, come da patto, a finanzia-re e sostenere programmi di crescita e ad assistere la polizia), senza alcun effettivo beneficio in termini di contrazione del flusso. Cosa aspettarsi, d’altronde, da un governo come quello libico che a fatica riesce mantenere il controllo del territorio, come dimostrano gli scontri dell’altra notte a Tripoli tra le milizie filogovernative e gruppi armati rivali. E cosa attendersi da un Paese dove i migranti continuano ad arrivare e a morire, come conferma la mattanza di ieri di 27 persone stipate in un container che viaggiava dall’entroterra libico verso le coste della Tripolitania.
Quello con la Libia appare insomma un patto inutile, se non addirittura dannoso, come quello stretto ormai un paio di anni fa con gli altri Paesi europei, che avrebbe dovuto garantire una redistribuzione più equa dei migranti, grazie al trasferimento dal nostro Paese di ben 40mila persone. Due anni dopo, e lo ha confermato anche il ministro Minniti, di quelle 40mila persone ne sono trasferite appena 3.200.
Per riassumere, siamo incapaci di fare accordi sia con l’Europa che con i Paesi africani. Non in grado di farci rispettare né nel nostro continente né nel continente dirimpettaio. Sospesi a metà, considerati un’appendice inutile dai soloni di Bruxelles e un ponte ideale per lo sbarco in Europa dai disperati africani. Triste sorte della nostra Penisola, “serva Italia” (degli euroburocrati, s’intende), “nave sanza nocchiere in gran tempesta”, circondata da barconi...
L’unica risposta vera, forte, da Stato sovrano sarebbe non più affidarsi a questo e a quell’accordo, conservando quest’atteggiamento da verginelle che danno credito (a peso d’oro) a qualunque patto tradito già l’indomani; ma sarebbe iniziare a decidere in proprio, gestire da sé l’emergenza immigrazione non facendo più sconti: i migranti continuano a partire e non vengono ricollocati? Bene, li respingiamo noi e li rimpatriamo senza se e senza ma. Facciamo come l’Australia: sapendo che noi non li accogliamo più a braccia aperte, i presunti profughi presto smetteranno di partire.
Anche perché la prospettiva che il flusso si ingrossi è quanto mai plausibile. Come ha reso noto Al Jazeera, nel Sud Sudan e nel Corno d’Africa è in corso una carestia epocale, che potrebbe coinvolgere fino a 17 milioni di persone. Molte delle quali, insofferenti alle guerre e alla siccità cronica, potrebbero decidere di partire e di prepararsi a una nuova, ancor più grande invasione. A quel punto, dovessero mettersi in moto e in mare in così grande quantità, che faremmo, li accoglieremmo tutti? E soprattutto come li definiremmo? Migranti economici, perché in fuga dalla povertà, profughi, perché comunque quella carestia è provocata anche da guerre, oppure col nome giusto, clandestini, pur rischiando così di venire sanzionati da un tribunale, come è capitato al Carroccio di Saronno?
Di sicuro, lo scenario per cui da qui fino al 2050 rischia di esserci in Europa un afflusso di 3,6 milioni immigrati l’anno non è più fantascienza. Oggi la deriva dei continenti si chiama sostituzione dei popoli.