Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 26 Domenica calendario

Le Pen, operazione lifting: così parte la caccia ai poteri forti

Lunedì 13 febbraio: il giorno in cui è nato Simenon. Ma anche il giorno in cui Marine Le Pen viene invitata a varcare la soglia dei poteri forti, quelli che l’hanno sempre tenuta alla larga. E che lei invece prometteva di spazzar via.
“È fatta!”, annuncia trionfante il trentaseienne Florian Philippot, vicepresidente del Front National a Marine Le Pen, “andrai a parlare al Medef”. Il patronato. Il sindacato dell’industria e delle imprese. La scorciatoia per conquistare il voto dei moderati. Del resto, ricorda Florian, l’eminenza grigia del partito (ma anche soprannominato Anima Nera…), “abbiamo sottolineato che noi siamo amici di tutte le imprese, dal piccolo commerciante ai giganti dell’economia”. Gollista d’ispirazione (ogni anno si reca alla tomba del generale, in quel di Collombey), Philippot è ambizioso, manovriero, fidatissimo. Ha coniato lo slogan della campagna presidenziale: “Marine2017”. Diretto. Personalizzato. Accanto al volto di Marine sui manifesti si legge “Remettre la France en ordre”. Per raddrizzare i disastri sociali. Il messaggio elettorale è diretto alla “Francia dei dimenticati”. Sulle orme del successo di Trump.
E tuttavia, Philippot non è un populista. È solo uno che sfrutta le potenzialità del populismo, grimaldello per scardinare il vecchio potere. Grazie al maquillage politico di Florian, Marine è diventata la star del sistema.
Provinciale, origini piccolo borghesi, il tenace Florian si è diplomato nel miglior liceo di Francia, l’esclusivo Louis-le-Grand di Parigi. Poi ha superato gli esami della severissima Ena, l’École nationale d’administration che ha sede a Strasburgo e che sforna l’élite burocratica e manageriale del Paese. Il passaporto per accedere ai piani alti del potere pubblico. E politico.
Forte di tale carisma, Florian ha plasmato con Marine il Front trasformandolo in una macchina da guerra, capace di espropriare il voto di classe, peraltro profondamente mutato: l’ancoraggio elettorale delle categorie socio-professionali va oltre i tradizionali steccati della destra e della sinistra. Se ciò rende “inquietante non conoscere il proprio avversario”, come ha detto Marine nel recente seminario del Front National (Étiolles, 5-7 febbraio), poiché non siamo “né destra né sinistra”, ma una forza di “rassemblement”, di accorpamento che trascende il crinale destra-sinistra, noi ci poniamo a metà strada tra un forte liberalismo e un altrettanto forte statalismo. Il “sovranismo integrale” demonizzato dagli avversari politici.
Ma non basta. Il guado perbenista, Philippot, lo supera con un rognoso reset. Per rendere presentabile il Front, occorre ripulirlo dalle scorie razziste e fasciste, dalle imbarazzanti nostalgie dell’Algeria colonizzata. certo, resta sempre difficile controllare la base violenta, becera e xenofoba. Così spinge Marine sul fronte del sociale, degli “sconfitti”.
Un camouflage, un camuffamento? Il sospetto è lecito. Certi atteggiamenti non si grattano via facilmente. Così, capita ancora che vi siano giornalisti pestati dalle guardie del corpo per avere rivolto domande indesiderate. Che si gridi al complotto, sparando contro “la giustizia ad orologeria”, adesso che è esploso lo scandalo delle truffe ai danni del Parlamento europeo. O che si voglia far luce sui misteriosi viaggi all’estero di Marine Le Pen, a metà tra il diplomatico e il finanziario, l’ufficiale e l’ufficioso. Chi finanzia il Front? I russi? Gli amici di Trump? Gli sceicchi di Abu Dhabi? Domande senza risposte.
Il salto di qualità, Marine e il fido Philippot lo sanno bene, è rivestire di rispettabilità il Front National, smussando gli eccessi “anti-sistema” del Front, per offrire un’immagine più istituzionale e guadagnare in legittimità. Il movimentismo dell’FN ha messo a nudo le fratture della società. Non potete continuare ad ignorarci, dice Philippot. Vuole pilotare la candidata frontista dentro i salotti parigini che contano e che sinora l’hanno esclusa, dopo anni di tinelli provinciali, di anticamere regionali, di fattorie in rivolta, di cortili periferici e borgate industriali allo sfascio.
L’invito del Medef, perciò, arriva in momento cruciale. Al Mouvement des entreprises de France aderiscono 750mila imprese, il presidente si chiama Pierre Gattaz, eletto a sorpresa nel 2013, grazie allo slogan “Medef di battaglia”. Hollande l’ha appoggiato, e il governo socialista per anni è stato prodigo. Poi, però, Gattaz è andato in rotta di collisione con i socialisti. Il divorzio tra Hollande e Medef si è consumato – guarda caso – all’inizio della campagna presidenziale, quando Gattaz ha deciso di aprire la sua porta alla destra. E alla Le Pen. Rompendo una tradizione sinora decisamente anti-FN. Persino Gattaz diffidava dei populisti. Nel dicembre del 2015, il mese del voto regionale che ha visto il Fronte Nazionale vincere le primarie ma perdere contro una “triste” ma risolutiva alleanza fra sinistre e centrodestra, aveva espresso la propria inquietudine dinanzi alla prospettiva di un trionfo della Le Pen, portatrice, secondo lui, di un “progetto non economicamente responsabile”, addirittura simile a quello dell’estrema sinistra. Ora le chiede di presentarlo ai soci del Medef…
Il disgelo risale a poche settimane fa. Con la visita al Medef dell’Île de France di Wallerand de Saint-Just, tesoriere del Front, il quale ha subito dichiarato: “Sembra che i fatti s’impongano al Medef, a cominciare da Brexit, passando per la rilocalizzazione industriale di Trump negli Stati Uniti e il baratro economico che si scava tra la Francia e la Germania”.
Premesse che sono promesse? Philippot suggerisce a Marine l’approccio più corretto ed efficace con gli industriali: spiegare “la nostra strategia economica”. Puntare su pochi, essenziali punti: recupero della sovranità nei confronti di Ue, Euro e Commissione; protezionismo; difesa del made in France e dei diritti sociali acquisiti; tutela del commercio francese rispetto al libero scambio; sostegno alle categorie vittime della globalizzazione. Capiranno che se la rabbia fa rovesciare i tavoli, noi potremmo essere i gendarmi di questa rabbia.