Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 25 Sabato calendario

Dalla Juve ai gioiellieri, tutti pazzi per i voucher

Da un lato aziende milionarie, leader nei propri settori, e dall’altro lavoratori senza diritti. È questa l’immagine di sottofondo che emerge dalla lista dei maggiori committenti di lavoro accessorio, pubblicata ieri dal Manifesto e diffusa dalla Cgil. Grandi società italiane dalla Sisal, leader nel settore delle scommesse, alle catene di gioielleria come la Stroili Oro spa, dalla Juventus Fc al leader delle agenzie interinali, la Manpower, fino a McDonald’s.
Da sole, le prime 15 aziende della lista hanno acquistato il 20% (26.991.620) del totale di voucher immessi nel mercato nel 2016, mentre hanno riguardato una quota ben più esigua di voucheristi sul totale dei prestatori di lavoro accessorio, l’1,8%, 25.500 in tutto. Il reddito medio percepito dai lavoratori coinvolti è di 1.311 euro in un anno, la metà rispetto alla soglia limite prevista per ciascun committente, 2.666 euro lordi, comprensivi cioè delle quote Inps e Inail. Eppure in alcuni casi, il valore medio si aggira proprio intorno a quel limite dettato dalla normativa. È il caso della Sisal, della Comporosso e della Teddy spa, per le quali il valore medio per ciascun voucherista supera i 2.000 euro. Nessun abuso, visto che le soglie non vengono superate. E non è un caso, perché altrimenti le imprese potrebbero doversi ritrovare obbligate a contrattualizzare quei lavoratori, questo perchè oltrepassare le soglie economiche costituisce un indizio oggettivo di un rapporto di lavoro più strutturato. Lo dice una circolare (la 4/2013) del ministero che di certo non sarà sfuggita a chi per conto di queste aziende si occupa di garantire la minimizzazione dei costi, senza rischiare di inciampare in violazioni della normativa. Aziende che sfruttano quel che la legge consente loro, risparmiando il più possibile sui lavoratori, costretti a soccombere a un rapporto di forza sbilanciato. È l’ennesima prova del fatto che la responsabilità sociale delle imprese, intesa come costruzione di un rapporto equo nella società, non è un fatto spontaneo e per questo il diritto del lavoro dovrebbe, al contrario di quanto fa oggi, proteggere il lavoro.
Tra l’altro, il rapporto tra lavoratori subordinati e voucherizzati non è esiguo. Ad esempio, scorrendo il bilancio 2015 della Sisal si legge che il personale consiste in circa 1.900 dipendenti, il cui costo sul bilancio è di circa 90 milioni di euro, mentre i voucheristi coinvolti sono 778 per un costo totale di 1.606.580 di euro. In termini di intensità di lavoro, è come se alla Sisal circa il 30% delle ore lavorate fosse accessorio. Non si tratta di aziende in cui è alto il rischio di lavoro nero, ma di multinazionali e colossi. Società che operano nell’economia delle superstar, come nel caso della Juventus Fc, che ha il record per l’ingaggio più alto del 2016, quello dell’attaccante Gonzalo Higuain, pari a 7,5 milioni di euro annuali, mentre per pagare i suoi 1.308 voucheristi spende solo 1.525.840.
Sono giovani preferibilmente tra i 18 e i 26 anni “che dimostrino flessibilità”, come si legge sul sito, chiamati a svolgere mansioni quali l’assistenza alla clientela, la gestione della cassa e l’allestimento dello Juventus Store di Torino. Disponibili a lavorare nei giorni festivi e con flessibilità oraria, che abbiano una buona conoscenza dell’inglese ma anche qualche esperienza nel settore della vendita al dettaglio. Nell’annuncio si tiene a precisare che la prestazione lavorativa si intende occasionale e sarà remunerata attraverso i voucher Inps. Da notare che titolo dell’offerta parli di lavoro temporaneo (temporary sale assistant), non accessorio.
Dietro l’immagine lussuosa e patinata che queste società offrono di sé si nasconde la distanza abissale tra fatturato e valore d’impresa e quello attribuito al lavoro.