ItaliaOggi, 25 febbraio 2017
Ora basta, aridatece Bertolaso!
L’esclamazione risuona nelle vallate alto-laziali, umbre e marchigiane e arriva sino al mare dove sono alloggiati, in alberghi confortevoli, migliaia di sfollati che, tuttavia, ad aprile, con l’apertura della stagione turistica, dovranno sloggiare per «destinazione ignota». Lo Stato, l’Ente supremo di un Paese, oggi nella mani di personaggi che mai avrebbero potuto immaginare di raggiungere pubbliche posizioni di responsabilità, potrebbe deportare gli sfollati in ameni luoghi di montagna, sulle Alpi italiane o, meglio, su quelle svizzere, secondo un principio di casualità: gli alberghi beneficiari di questi ospiti del governo italiano, scelti tra quelli a 4 stelle o meno, saranno estratti a sorte, in modo da evitare il minimo sospetto di combine tra prefetti e locandieri.Purtroppo, le notizie inducono all’ironia.
Con encomiabile entusiasmo e impegno, il presidente del consiglio del tempo, Matteo Renzi, fu prodigo di promesse e di iniziative, giungendo ad assicurare gli sfortunati terremotati che entro sei mesi sarebbero stati tutti sistemati nelle cosiddette casette: piccole abitazioni in legno, progettate e costruite per questo genere di emergenze, per offrire un soggiorno –limitato a 2 anni o poco più (sino a 20)- confortevole nei luoghi dai quali il sisma li aveva sfrattati.
Nessuno, né il ministro delle infrastrutture né altri gli avevano detto che per avere in opera queste casette era necessario:
a) individuare le aree (e adottare d’urgenza le norme urbanistiche del caso);
b) che queste indicazioni territoriali dovevano essere sottoposte agli uffici regionali competenti per l’approvazione (negli uffici lavorano impiegati: all’ora dell’uscita si fa cadere la penna sul tavolo o si spegne il pc e si riprende il giorno dopo), che sarebbe intervenuta con i tempi biblici cui sono abituate le regioni, la cui disposizione ontologica è quella di impedire la realizzazione di qualsiasi opera;
c) una volta esaurita questa fase, le aree interessate avrebbero dovuto essere urbanizzate, cioè dotate di fogna, acqua, corrente elettrica, forse gas, telefono e strutture sanitarie. Per realizzare le urbanizzazioni le stazioni appaltanti (i comuni) avrebbero dovuto utilizzare e, quindi, testare il cosiddetto Codice degli appalti, un documento legislativo pieno di errori e privo dei decreti che ne consentirebbero l’immediata utilizzazione. Figuratevi che, per superare l’inapplicabile codice (cui ha messo mano anche Raffaele Cantone), lo Stato è dovuto ricorrere al Genio militare. A parte l’abnegazione dei militari, dalle zone interessate arrivano molte (anche ingenerose) lamentele. Il punto cruciale è, però, un altro: che il Genio militare non ha i mezzi per approntare la sistemazione di tutte le aree che, peraltro, risentono ancora di ritardi di approvazione regionale;
d) a questo punto, cioè quando i sedimi sono scelti e urbanizzati, direte, la cosa è fatta. Arrivano i pannelli e le case vengono montate.
Purtroppo, nessuno aveva immaginato che in Italia potesse esserci un terremoto. Un evento rarissimo nel territorio nazionale e del tutto imponderabile. Imponderabile sì, ma sicuro. Perciò la ditta o le ditte produttrici, non sono in condizione di fornire subito tutte le migliaia di casette che sarebbero necessarie: ne servono tremila, ne sono state ordinate 1.470, ne sono state «messe a dimora» 18 a Norcia. Perciò, il numero di quelle assegnate (per sorteggio, cioè con il metodo che certifica l’incapacità degli organi dello Stato di formulare una graduatoria con criteri oggettivi e trasparenza) è ancora ridicolo ed è molto probabile che ridicolo resterà anche quando i terremotati ospiti degli alberghi sul mare dovranno sgombrare.
La questione è grande come una casa. I terremotati, i sinistrati di ogni dove pretendono interventi immediati ed efficaci. Se qualcuno (qualche impresa) si arricchisce con gli appalti non interessa più di tanto: quello che si pretende è un ricovero decente, provvisorio ma non tanto e la ricostruzione. Per la ricostruzione siamo a «Ecce homo». La Protezione civile, l’elefante messo in piedi dopo la distruzione del Genio civile, aveva avuto un avvio problematico. Ovunque il nuovo modello organizzativo veniva utilizzato, sorgevano problemi di tempi e di costi.
Finché non arrivò Guido Bertolaso, un medico scoperto da Nino Andreatta in giro per l’Africa (in missioni di assistenza), e portato al ministero degli esteri, poi alla difesa dove si occupò di servizio civile. Infine a Palazzo Chigi come capo della Protezione civile.
Francesco Rutelli gli conferì le maggiori responsabilità amministrative per il Giubileo del millennio. E fu un successo del metodo Rutelli (che definì un modello omnicomprensivo a 360° coinvolgendo il coinvolgibile e chiamando a collaborare gente come Luigi Zanda, lo storico e specchiato presidente del Consorzio Venezia Nuova, e gli stessi Gentiloni e Giachetti) e delle capacità decisionali e organizzative di Bertolaso. Poi ci fu un G8 (nel quale si verificò la scivolata d’ala di una sede, La Maddalena, poi abbandonata nonostante i costi sostenuti per la creazione di una struttura alberghiera di livello «Premium») e tante altre circostanze, in cui Bertolaso si districò con relativo successo. Almeno dal punto di vista dei risultati.
Fino agli scandali dei campionati mondiali di nuoto e del terremoto de L’Aquila. Fatti (i cui esiti reali sono ignoti) che hanno consentito al governo Monti di depotenziare l’operatività della Protezione civile e di sostituirne il capo con il prefetto, proveniente dalla Polizia di Stato, Franco Gabrielli, oggi capo della Polizia, che dette, nella vicenda della Costa Concordia, una eccellente prova.Quindi, questo Curcio, stimato funzionario, senza, tuttavia, la possibilità di risolvere problemi che sfuggono alle sue competenze.
«Aridatece Bertolaso!» Basterebbe utilizzarlo per le esperienze maturate al fine di aggiornare una organizzazione e un sistema di poteri spazzati via con superficialità. Il ministro delle infrastrutture, la cui formazione in materia è avvenuta nelle anguste dimensioni di una piccola città come Reggio Emilia, ne trarrebbe sicuro giovamento.
Quanto a Errani, andandosene dal Pd, ha buttato alle ortiche la buona prova sostenuta, accusando (in modo indiretto) del disastro attuale Curcio e la Protezione civile. Forse ha guadagnato qualche credito per le adesioni al suo nuovo partito, ma ha spazzato via d’un colpo tutto il rispetto da cui era circondato. Così va il mondo.I manager, diceva più o meno, Gardini sono i miei «cani da riporto». «Cani da riporto» che lavorino nell’interesse degli italiani sono pochi.
E, se Renzi perderà le elezioni amministrative e le politiche prossime venture, potrà dare la colpa, ancora una volta a se stesso per avere scelto personale di governo inadeguato e spessissimo controproducente.
«Aridatece Bertolaso!»