Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 26 Domenica calendario

Solo l’euro aiuta la crescita

Nei reconditi recessi del mio armadio, c’e la Bustina delle Monete Dimenticate. Dentro, qualche vecchia lira si è appiccicata a un po’ di franchi d’altri tempi, sotto lo sguardo arcigno di un mazzo di traveller’s cheque denominati in marchi tedeschi.
È un pezzo di preistoria finanziaria ma, stando alle ultime notizie, potrebbe tornare utile dopo le elezioni francesi. I potenti europei, i cremlinologi dell’Eliseo e gli investitori internazionali hanno una paura matta che una vittoria di Marine Le Pen porti a una uscita della Francia dall’Unione Europea e all’implosione dell’euro.
Lo ha detto chiaramente il nostro Pier Carlo Padoan a Parigi questa settimana, lo ha ripetuto, con parole più criptiche, Peter Praet, il capo economista della Banca Centrale Europea, e lo sospirano un po’ tutti nei corridoi di Bruxelles. Persino il Wall Street Journal, sobrio organo della finanza mondiale, ha pubblicato un articolo intitolato: «Si possono fare dei soldi se l’euro collassa?».
Le probabilità che il peggio accada rimangono ancora molto basse ma il pericolo-Le Pen ha fatto uscire allo scoperto le paure (e paranoie) di un intero continente che da quasi vent’anni è legato dalla moneta unica. E allora vale la pena vedere che cosa succederebbe se veramente dovessimo assistere alla «dis-integrazione» della zona euro.
Partiamo dall’economia. In questo momento, la zona-euro è in grande spolvero: sta crescendo da 15 trimestri di fila, le aziende hanno ricominciato ad investire e la disoccupazione è in ribasso.
Un crollo dell’euro manderebbe a monte tutto. E non nella maniera graduale e «ciclica» tanto amata dagli economisti, ma in modo choccante e repentino. «Sarebbe peggio del crac di Lehman Brothers», mi ha detto un banchiere che la crisi del 2008 se la ricorda bene.
L’effetto immediato della fine dell’euro sarebbe il ritorno delle monete nazionali e una fuga di capitali enormi da Paesi deboli – Grecia, Portogallo, Spagna, Italia (ahimè) e in questo caso anche la Francia – verso la Germania, ultimo baluardo economico dell’Ue. I primi ad andarsene sarebbero gli investitori stranieri, impauriti dalla prospettiva di aver comprato beni e obbligazioni in euro ma di venire ripagati in dracme, lire e pesetas.
Ma a scappare potrebbero anche essere i piccoli risparmiatori, visto che il ritorno delle bistrattate monete nazionali comporterebbe svalutazioni gigantesche. I piccoli clienti delle banche sono famosi per la loro pigrizia ma forse si metterebbero in fila alle filiali per prendere il contante e trasferirlo in una bella banca tedesca se i loro depositi perdessero il 30 per cento del loro valore nello spazio di poche ore.
La corsa agli sportelli avrebbe conseguenze pesantissime sulla stabilità del sistema finanziario europeo, e forse mondiale. La vittima numero uno sarebbero proprio le banche italiane, che hanno pochi capitali, scarsi utili e troppi prestiti marci. Quasi sicuramente una o più banche, in Italia e in altri Paesi europei, crollerebbe, creando una crisi simile a quella del 2008.
In questo caos, nemmeno la Germania si salverebbe. Il «miracolo teutonico» – un’economia che proprio questa settimana è diventata la più forte del mondo industrializzato – è strettamente connesso a esportazioni nell’Ue e nel resto del mondo, aiutate da un euro basso.
Se la moneta unica andasse in malora, il «nuovo» marco diventerebbe subito fortissimo grazie al suo status di bene-rifugio. La Bmw, la Mercedes, la Mièle e il resto del «made in Germany» si troverebbero in difficoltà, incapaci di vendere all’Ue per via del crollo economico ma anche al di fuori dell’Europa a causa della moneta forte.
Anche chi non ama l’euro deve ammettere che la sua morte non aiuterebbe proprio nessuno. Il che non vuol dire che non succederà. Per il momento, io la Bustina delle Monete Dimenticate non la butto via.
Francesco Guerrera è condirettore e capo redattore finanziario di Politico Europe. fguerrera@politico.eu e su Twitter: @guerreraf72.