Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 26 Domenica calendario

Il rilancio dell’industria Usa sarà un affare per gli italiani

L’ossessione di Trump per riportare la manifattura negli Usa deriva da pochi numeri. Secondo il Dipartimento del Lavoro del governo, tra il 2004 e il 2014, l’industria manifatturiera ha perso circa 2,1 milioni di posti di lavoro.
Mentre l’economia nel suo complesso ne guadagnava sei milioni e mezzo. Lo stesso dipartimento ci dice che da qui a sette anni, nel 2024, si perderanno ulteriori 800 mila posti di lavoro nella manifattura: è l’unico settore dove il primo ventennio del 21° secolo vedrà una caduta significativa di occupazione.
I lavoratori dell’industria sono sempre meno, e quei pochi che sono rimasti hanno subito più degli altri gli effetti dell’automazione e della digitalizzazione dei processi produttivi: venti anni fa, il 57% del valore aggiunto dell’industria americana serviva per remunerare i lavoratori del settore; oggi, soltanto il 46%. Peraltro, molte aziende americane hanno rinunciato al «saper fare» preferendo l’outsourcing verso paesi con manodopera a basso costo.
Trump vuole riportare la manifattura in America e per le aziende italiane ci sono ampi margini per crescere. Secondo il Bureau of Economic Analysis, nel 2015 il valore cumulato degli investimenti diretti italiani nella manifattura americana era pari a 7,2 miliardi di dollari, rispetto ai 96,7 miliardi della Francia o della Germania. Vista la dimensione della nostra manifattura, gli spazi di crescita sono enormi.
«La qualità delle nostre maestranze è unica e siamo in grado di portare competenze e capacità manifatturiera negli Stati Uniti», mi dice Franco Gussalli Beretta, presidente e amministratore delegato della Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, che incontro a Washington durante uno dei suoi frequenti viaggi nel paese, dove la Beretta produce armi in Tennessee e ottiche in Ohio. E concorda Lodovico Camozzi, che opera in Illinois da almeno 30 anni con una azienda che spazia dalle machine utensili di grandi dimensioni, a sistemi integrati Fms (Flexible Manufacturing System), fino alle macchine per deposizione della fibra di carbonio: «Noi possiamo essere utili agli americani: è indubbio infatti che le medie aziende italiane sono eccellenti nella trasformazione della materia prima, sanno come creare il pezzo».
Gli americani possono peraltro essere utili agli italiani: «Se noi possiamo portare negli Stati Uniti le nostre competenze manifatturiere, possiamo prendere da loro quelle digitali» spiega Beretta, il quale ritiene che venire a produrre negli Stati Uniti è servito soprattutto per capire in anticipo le trasformazioni dell’industria. Camozzi mi conferma come la componente digitale sia fondamentale per continuare a rimanere competitivi: «Avere i componenti interconnessi e gestire in sicurezza i dati ci ha permesso di parlare con centri di eccellenza americani e fare un grande salto di qualità».
Per una azienda italiana, una maggiore presenza in America potrebbe rendere gli stabilimenti italiani più digitali, più efficienti e dunque favorire quell’aumento della produttività necessario per rimanere competitivi. Secondo dati raccolti dall’ufficio statistico inglese, il prodotto per ora lavorata nell’industria italiana è il 62% inferiore rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti. È ovvio che c’è da imparare.
L’integrazione tra il saper fare italiano e la digitalizzazione americana potrebbe essere un processo vincente su entrambi i fronti. «Noi siamo forti sulla robotica, loro sull’informatica», mi dice Alberto Bombassei, presidente e fondatore di Brembo, che produce in Michigan sistemi frenanti di alta gamma per l’industria dell’automobile. E la politica economica del presidente Trump dovrebbe essere favorevole ad aziende manifatturiere come quelle italiane: secondo Bombassei l’attenzione maggiore per l’industria farà sentire le imprese maggiormente difese da una concorrenza – soprattutto cinese – che per il presidente Trump è diventata troppo invadente. Se a questo si aggiungono i probabili incentivi fiscali, la dimensione del mercato e l’attitudine americana di mettere il business al primo posto, si capisce come la manifattura italiana dovrebbe tornare a guardare a Ovest.
«Ma per andare negli Stati Uniti serve dimensione e organizzazione» mi dice Camozzi. Il paese è vasto e non si adatta troppo alla piccolissima impresa perché ci sono regolamentazioni a volte bizantine ed elevati costi di compliance. Però «c’è molta voglia di Italia e del gusto italiano – secondo Bombassei – e i rappresentanti politici locali fanno a gara per offrire le condizioni fiscali e logistiche migliori». In qualche modo «è necessario esserci» per Beretta. Infatti, «le nuove tecnologie digitali, il concetto di fabbrica intelligente, l’uso dei big data, sono tutte innovazioni già presenti nella fabbrica 4.0 americana». Essere lì significa poter apprendere tutte queste competenze digitali e far diventare più competitiva l’industria italiana. Sempre discutendo con Beretta a Washington, emerge che molti italiani sono andati nella Silicon Valley perché hanno trovato terreno fertile per sviluppare e utilizzare nuove tecnologie. Se la manifattura italiana diventasse più digitale, si potrebbero creare opportunità di lavoro per tutti quei giovani che hanno scelto l’America. «E se un’agenzia come la Cassa Depositi e Prestiti mettesse un piede nella Silicon Valley, troverebbe molte opportunità interessanti nelle quali investire dove c’è il genio italiano».
Agli americani comunque abbiamo molto da insegnare, secondo Bombassei. Il nostro saper fare, le competenze dei nostri tecnici, e naturalmente la nostra passione per la qualità sono punti di forza che le aziende italiane possono portare negli Stati Uniti.
La nuova amministrazione americana è più ombre che luci. Ma la volontà di mettere al centro la manifattura crea una finestra di opportunità: se le aziende italiane sapranno approfittarne, non solo allargheranno i loro mercati di riferimento, ma porteranno a casa nuove tecnologie e competenze che potranno rendere Industria 4.0 una realtà e non solo uno slogan.
@MontaninoUSA