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 2017  febbraio 25 Sabato calendario

«Il governo ha sbagliato. Con la flessibilità Ue ha fatto regali elettorali». Intervista a Antonio Tajani

BERLINO In Italia «è sport nazionale dire che è tutta colpa dell’Europa o della Germania». Ma per Antonio Tajani «è sbagliato». La flessibilità chiesta dall’Italia non ha creato più crescita, accusa, e ora può essere l’alibi per «non fare nulla» o, peggio, «per fare le politiche clientelari» e «regali elettorali». Il presidente del Parlamento europeo va giù duro con il nostro Paese in un momento di braccio di ferro con la Ue sui conti e di rinnovata confusione politica. E in quest’intervista con Repubblica, al termine del suo colloquio a Berlino con la cancelliera Angela Merkel, il politico italiano non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa e a dire la sua anche su possibili alleanze future del suo partito, Forza Italia.
Presidente, com’è andato il colloquio con Merkel?
«Merkel è tra i pochi leader ad avere una dimensione europea. Io lo dico sempre: è inutile che ci lamentiamo che lei conti tanto. Siamo noi che dobbiamo fare di più. Lei è influente perché c’è. Non è vero che in Europa c’è un pregiudizio nei confronti dell’Italia. Io sono stato eletto, non sono stato imposto. Non c’è ostilità nei confronti del nostro Paese».
Ma la fiducia c’è ancora? Abbiamo avuto una crisi di governo tre mesi fa e ora il partito di maggioranza è spaccato. La Commissione Ue dice che da novembre la nostra spinta propulsiva alle riforme si è esaurita.
«L’Italia non ha sempre ragione quando si lamenta perché l’Europa le dice qualcosa. Lo sport nazionale è dire ‘è tutta colpa dell’Europa’, ‘è tutta colpa della Germania’. È sbagliato. Noi non ci facciamo mai l’esame di coscienza. Dire che i conti pubblici devono essere messi a posto non significa essere agli ordini di Bruxelles o di Berlino. Significa fare l’interesse dell’Italia. Certo che io sono contro il rigore, ma fa anche parte della cultura economica italiana, a partire da Quintino Sella. E non esclude una politica per la crescita».
Al momento il duello tra Roma e Bruxelles è sullo 0,2% di disavanzo. Lei con chi sta?
«Bisogna che entrambi si vengano incontro. Non ci si può impegnare a fare un bilancio in cui prometti l’1,8% di deficit e poi ti presenti col 2,4%. Non sta né in cielo né in terra. È una questione di credibilità. Poteva essere il 2% per il terremoto, non di più. Certo che a Bruxelles devono rendersi conto di quanto è successo: ci sono state ventimila scosse di terremoto, da agosto a oggi».
Ma ce l’hanno riconosciute a Bruxelles, le eccezioni per il terremoto.
«Infatti non dobbiamo approfittarcene. Quando dico che dobbiamo essere un po’ più protagonisti in Europa, intendo che dobbiamo imparare a parlare un po’ meno coi giornali e con le televisioni e un po’ più nelle riunioni a porte chiuse. Non puoi arrivare all’ultimo momento e battere i pugni sul tavolo. Gentiloni usa i toni giusti. Merkel, per dire, ovvio che fa gli interessi della Germania, ma è sempre presente, sempre preparatissima, dunque è forte».
Non c’è anche un problema di credibilità? Con tutta la flessibilità che abbiamo chiesto negli ultimi anni non abbiamo prodotto nessuna crescita in più.
«Non lo racconti a me. Quando ero vicepresidente convinsi l’allora Commissario Rehn a concederci più flessibilità per restituire l’enorme montagna di debiti che lo Stato deve alle imprese. L’Italia non l’ha utilizzata. Quei debiti non l’ha restituiti. Insomma: la flessibilità deve essere fatta per concedere qualcosa. Non può essere una scusa per non fare nulla e aumentare la spesa pubblica. Deve essere utilizzata per rimettere in moto l’economia. Non per fare le politiche clientelari. Certo che non possiamo risanare i conti dall’oggi al domani. Ma da qui a non fare niente, ce ne passa».
Indebolisce anche Jean-Claude Juncker rispetto ai “falchi” come Schaeuble che vorrebbero concedercene il meno possibile.
«Anzitutto indebolisce la credibilità del Paese. Io non sono contrario la flessibilità. Ma non deve essere una scusa per le cose elettorali. Non deve creare un problema in più, deve risolverlo. Per convincere Rehn ho lavorato mesi e mesi. Poi l’Italia ne ha restituiti neanche un decimo, di quei debiti».
C’era il governo Renzi?
«Non è importante. Quello che voglio dire è che l’Italia deve cambiare. Smettiamola di dare la colpa agli altri».
Alcuni sostengono che l’Italia è tornata ad essere l’anello debole dell’euro.
«Dobbiamo continuare a fare le riforme. Solo se riformassimo la giustizia civile, che vale il 2% del Pil, saremo a posto con Bruxelles. Servono governi stabili. Dobbiamo comportarci diversamente per contare di più. Deve esserci un sistema italiano a Bruxelles, ma per 365 giorni all’anno, Faccio un esempio. Federica Mogherini è bravissima. Ma per noi sarebbe stato più utile se avessimo insistito per candidarla per un posto economico».
È giusto che il suo partito, Forza Italia, faccia un’alleanza con un partito anti europeista e anti euro come la Lega di Salvini?
«Lo dico da iscritto: Forza Italia credo debba presentarsi da sola, poi vediamo. La nostra posizione è nel Partito popolare europeo. Certo, le alleanze locali sono alleanze locali e non posso deciderlo io. Ma non sono per rinunciare alla nostra identità».