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 2017  febbraio 25 Sabato calendario

Fininvest premia i soci. Ai Berlusconi 100 milioni

MILANO Vincent Bolloré e la guerra per il controllo di Mediaset possono attendere. Fininvest ha le idee chiare sulla gestione del tesoretto che ha in cassa: prima vengono le esigenze dei soci. E così il 27 gennaio scorso il Biscione ha approvato una distribuzione straordinaria di quasi 100 milioni per i suoi azionisti, accreditandoli con valuta 30 gennaio sui conti correnti delle loro casseforti. Quelle di Silvio hanno incassato più di 60 milioni, i cinque figli si sono messi in tasca oltre sette milioni a testa. E la cuccagna di Arcore non si ferma lì visto che i profitti delle sette holding di famiglia – al netto dei soldi incassati un mese fa – dovrebbero aggirarsi attorno ai 200 milioni, grazie agli altri soldi versati da Fininvest nel corso del 2016. Il leader del centrodestra è già passato all’incasso parziale, visto che due delle sue quattro aziende personali gli hanno staccato a inizio febbraio un dividendo di 35 milioni.
L’assegno girato alla famiglia Berlusconi non sguarnisce però più di tanto l’arsenale a disposizione del Biscione per affrontare la delicata guerra di posizione con Vivendi. Gli ultimi anni delle tv di Arcore non sono stati brillantissimi e le cedole sono arrivate con il contagocce, ma la prudenza utilizzata negli anni di vacche grasse ha regalato a Fininvest un’invidiabile situazione finanziaria. In cassa ci sono pochi debiti (330 milioni a fine 2015) e molta liquidità (550 milioni tra titoli e contanti). Nelle riserve che possono essere girate dalla sera alla mattina ai soci ci sono ben 1,7 miliardi. E in arrivo ci sono altre buone notizie: Mediolanum staccherà quest’anno un dividendo record da 90 milioni a via Paleocapa. La cessione del Milan – se mai andrà in porto – dovrebbe consentire di generare una cinquantina di milioni di plusvalenze. Ma soprattutto consentirà di cancellare dai bilanci un salasso annuale tra i 100 e i 150 milioni, i quattrini necessari ogni dodici mesi per tappare i buchi del club e migliorerà la posizione finanziaria per almeno 500 milioni. E se mai la famiglia dovesse decidere di vendere la sua quota in Mediaset, a bilancio il Biscione registrerebbe un guadagno (ai corsi attuali di Borsa) vicino agli 1,7 miliardi. Nei giorni scorsi è stata arrotondata la quota in Mondadori, ma con un esborso finanziario che non intacca la potenza di fuoco di Arcore.
Il futuro delle casse del Biscione, ovviamente, è legato a filo doppio all’evoluzione della partita a scacchi con Bollorè. E agli equilibri, delicatissimi, tra i due rami della famiglia. I cinque figli del premier, spesso divisi in passato sul destino dell’impero di casa, si sono schierati «totalmente», come ha detto Pier Silvio, dalla stessa parte quando si è trattato di alzare le barricate contro la scalata ostile di Vivendi. Si vedrà quanto è in grado di tenere il fronte di Arcore.
Di sicuro però se si arrivasse allo scontro finale con possibile lancio di Opa sulle tv, Fininvest dovrebbe essere in grado senza troppe difficoltà di sfidare i francesi. Costretti tra l’altro contrariamente ai Berlusconi, sostengono i legali di Villa San Martino – a lanciare un’Opa a cascata anche sulla controllata spagnola e forse sulle torri di Ei Tower.
Mediaset vale oggi a Piazza Affari 4,5 miliardi e prenderne il 100% costerebbe a via Paleocapa almeno 2,5 miliardi. E di fronte a un impegno di questo genere e alla necessità di concentrare tutte le risorse su un unico asset, gli equilibri di famiglia appena consolidati potrebbero vacillare.