Corriere della Sera, 25 febbraio 2017
Raffinatezza semplice, lo stile Jackie
Uno stile che non passa mai di moda. Jackie Kennedy Onassis, dagli Anni 60, continua ad essere icona ammirata e copiata. «L’ho incontrata per la prima volta all’inaugurazione del nostro Bookstore sulla Fifth Avenue – ricorda Ljuba Rizzoli, moglie dell’editore —. A colpirmi, oltre alla sua eleganza, sono stati i capelli: cotonati, come andava allora, e impeccabili. Ho scoperto, frequentandola, che ci teneva molto. Nel suo staff c’era sempre un parrucchiere. È stata tra le prime a suggerirmi di proteggerli dal sole, dall’acqua di mare e piscina. Lei, in vacanza, portava un foulard legato sotto il mento, diventato di moda».
Segno di distinzione, cosi come gli occhiali large realizzati da François Pinton. A creare il suo look ci ha pensato Kenneth Battelle, parrucchiere di New York che le ha consigliato di abbandonare capelli corti con permanente, che faceva molto Anni 50, per un taglio «nuovo». «Un semplice carrè – spiega Adalberto Vanoni, direttore artistico di Aldo Coppola – ma sofisticato, si ottiene con la spazzola Mason Phil che aiuta a gonfiare le radici e bigodini. Quando i capelli sono asciutti, bisogna spazzolarli a testa in giù, spruzzare un bel po’ di lacca Elnett e il gioco è fatto. Una testa molto costruita, andava bene per quel periodo, oggi si cerca la praticità. Battelle ha saputo trovare quell’equilibrio perché il viso era particolare, quadrato, con zigomi accentuati e occhi distanti, che è semplice eleganza».
In fondo Jackie Kennedy non ha mai interpretato trend ma li ha sempre dettati. «Eppure – aggiunge Ljuba Rizzoli – era una donna semplice e anticonformista. Dava del voi a tutti e portava sempre con sé una piccola macchina fotografica. Non è vero che viveva per lo shopping. Io l’ho accompagnata più volte a visitare gallerie e librerie. Ricordo ancora un pomeriggio molto caldo trascorso a Villa Kerylos, a Beaulieu, dove c’è il museo greco: aveva un pantalone largo, non avrebbe mai indossato i fuseaux, una semplice tshirt e scarpe basse. I sandali li portava solo per il mare. In città il suo look consisteva in tailleur, gonna o pantalone e décolleté. Semplicità e determinazione erano il suo credo». In tutto.
Nella beauty routine seguiva i consigli di Erno Lazslo, dermatologo in voga quegli anni, che predicava la water wash technique, trenta splash di acqua fredda-calda sul viso al mattino e alla sera. «Aveva una pelle bellissima, curava in maniera particolare le sopracciglia, utilizzava una cipria e un filo di rossetto rosato – continua Rizzoli —. Mai lo smalto colorato sulle unghie delle mani. Adorava, come profumo, sia Joy di Jean Patou che Jicky di Guerlain». Un maquillage che Simone Belli, make up designer L’Oréal Paris definisce «rassicurante e senza eccessi. Le labbra curate e presenti ma senza essere provocanti, e toni trasparenti». Un maquillage facile da realizzare. «Tipico – aggiunge Belli – delle donne che amano valorizzarsi senza sottolineare la propria bellezza. La base naturale e trasparente, ottenuta con una cipria o un fondotinta tipo cushion, quindi eye liner o matita estremamente sottile da applicare ben attaccata alla rima cigliare. Per finire un tocco di mascara effetto spazzolato. Sulle labbra, prima stendere il rossetto, mai il gloss, poi definire i bordi con la matita. Se facciamo l’inverso il risultato viene troppo perfetto».
«Aveva un fisico perfetto – chiude Rizzoli – magra ma ben proporzionata. Faceva equitazione e corsa. Mio marito ha avuto il coraggio di metterla in copertina ritratta nuda sulla veranda dell’isola greca. Io non ero d’accordo ma mi ha convinto: “Ljuba guarda com’è divina, bella, non volgare”. Foto che hanno fatto storia».