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 2017  febbraio 26 Domenica calendario

LIBRO IN GOCCE NUMERO 127 (Le regole della vita. Pedagogia per giovani e adulti)   Vedi Biblioteca in scheda: manca Vedi Database in scheda: manca   I RIGHELLI DELLE SCUOLE CINESI Mamma

LIBRO IN GOCCE NUMERO 127 (Le regole della vita. Pedagogia per giovani e adulti)
 
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I RIGHELLI DELLE SCUOLE CINESI
Mamma. Mamma è la parola più antica, è stata scoperta dai primitivi, ed è per questo che si pronuncia quasi nello stesso modo in tutte le lingue del mondo.
Polizia. «Spesso il bambino pensa di essere colpevole quando accadono cose cattive o sbagliate; a volte è vero, altre invece no. Purtroppo i bambini non lo sanno e per questo sentendosi colpevoli rimangono in silenzio. Ma i genitori perdonano e aiutano. Anche quando i genitori mancano c’è sempre qualcuno: zii, parenti, nonni, o la polizia».
Ospiti. «Ogni tanto arriva qualche ospite sconosciuto con il suo bambino e gli adulti dicono: – Andate a giocare. Non sempre è così facile. Gli adulti sanno con chi parlare, con chi bisogna stare attenti e con chi si può essere tranquilli. Sanno come sostenere una conversazione anche se non hanno voglia di farlo, ma soprattutto sono capaci di iniziarla: è questa la parte più difficile».
Bidello. «Nel cortile della scuola la ricreazione dura pochi minuti, ma il rumore è forte per tutto il giorno. A scuola non ci sono solo bambini piccoli o bambini grandi, ma sono tutti insieme. Il bidello non sa chi è stato e così chiama tutti mascalzoni e picchia il primo, quello più lento degli altri che gli passa vicino».
Parchi. «Adesso ci sono sempre più parchi e giardini pubblici. Una volta al cancello c’era un poliziotto che non faceva entrare i bambini poveri. I giardini erano per i ricchi e benestanti e non tanto per tutti i bambini. Non c’erano campi da calcio o parchi giochi e non si poteva giocare con la palla nelle strette vie. Quando la palla rotolava via dal marciapiede, prima dovevamo controllare se nessuno ci aveva visto e poi correre a più non posso. Era brutto quando qualcuno ci minacciava da lontano con un bastone».
Righello. «Durante la guerra con il Giappone ero in Cina, ho visto le scuole cinesi. Ho comprato un righello con il quale si picchiavano gli studenti. Da un lato del righello c’era scritto: “chi studia sarà ricco di pensiero e utile”; dall’altra parte c’era una scritta nera».
Padre. «Non sempre il padre è colpevole se guadagna poco, e non sempre lo è lo studente che non riceve buoni voti».
Stagioni. «Ho notato che i ragazzi sono più agitati a settembre e a maggio. A settembre si ricordano delle vacanze, della libertà, mentre ora devono stare seduti in una stanza. In primavera, quando arrivano le prime giornate calde, perdono subito la pazienza, sono come se fossero ubriachi. Si legge anche sui giornali, che alcuni sono scappati di casa».
Scommesse. Conoscevo un ragazzo che si picchiava con qualcun altro due o tre volte al giorno. Non riusciva a darsi pace con questo difetto. Ho suggerito: – Vediamo se riesci a fare a botte solo una volta al giorno. Ha accettato. Aveva una forte volontà.
Abbiamo scommesso per due caramelle a settimana. – Se avrai fatto a botte più di 7 volte, io ti darò due caramelle ogni settimana, se perdi le dai tu a me. Ci sono circa cinquantamila scommesse simili annotate nel mio quaderno, scommesse che avvengono sia con i maschi sia con le femmine, circa cinquanta a settimana. Qui non sono importanti le caramelle, ma la vittoria».
Regole. Queste sono le mie regole che ho già sperimentato: «1. Se è un problema difficile, non bisogna cercare di risolverlo subito ma gradualmente». «2. Affrontare all’inizio il difetto più semplice e risolverlo». «3. Non scoraggiarsi se per lungo tempo non c’è miglioramento o addirittura all’inizio si peggiora invece di migliorare». «4. Scommettere non troppo, giusto per vincere». «5. Non gioire troppo se ci si disabitua immediatamente, perché è semplice curare i difetti acquisiti, ma difficile quelli con cui si è nati».


Giorgio Dell’Arti, Domenicale – Il Sole 24 Ore 26/2/2017