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 2017  febbraio 26 Domenica calendario

Il Papa e i conviventi

La lingua di papa Francesco batte soprattutto sui temi relativi alla famiglia, ai rapporti tra uomo e donna, sull’indifferenza che pervade anche il mondo dei cosiddetti credenti. L’insieme di questi sensi che agitano l’animo del Papa sono tornati ieri nel discorso tenuto ai parroci e che ha riguardato soprattutto la questione delle convivenze, sempre più praticate nella società occidentale, e specialmente in Italia (anche se qualche dato mostra una lieve frenata del fenomeno).  

Che cosa ha detto?
Il Tribunale della Rota romana ha promosso, per i parroci, un corso di formazione sul nuovo processo matrimoniale (quello che si è determinato dopo i due sinodi sulla famiglia e l’esortazione Amoris Laetitia). Francesco s’è presentato ieri, alle conclusioni, e ha detto: «Fatevi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Quei giovani, sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e tra i piccoli. E verso i poveri e i piccoli, sulle orme del suo Maestro e Signore, la Chiesa vuole essere madre che non abbandona, ma che si avvicina e si prende cura. Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Abbracciate ogni tipo di unione: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici. Di ogni persona e di ogni situazione, voi siete chiamati ad essere (ricordo che sta parlando ai parroci - ndr) compagni di viaggio per testimoniare e sostenere. Voi siete i primi interlocutori dei giovani che vogliono formarsi una famiglia, dei coniugi in crisi, con seri problemi di relazione. La prima premura è testimoniare la grazia del sacramento del matrimonio e il bene primordiale della famiglia. Ma poi si devono sostenere quanti si sono resi conto che la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione. I parroci, per chi vuole uscire dal matrimonio, non si presentino come esperrti di atti burocratici, ma come fratelli in ascolto e comprensione».  

Come mai c’è ancora bisogno di fare questo discorso? Francesco non ha ancora vinto la sua battaglia contro il fariseismo che oppone la forma alla sostanza?
È una battaglia cominciata con i due sinodi e proseguita con l’esortazione Amoris Laetita. Proprio nei giorni in cui usciva questo documento conclusivo dei lavori - assai combattuti - intorno alla famiglia, il Papa, parlando alla Comunità di Capodarco, disse: «Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli, una società può dire di essere fondata sul diritto e sulla giustizia. Una società che desse spazio solo alle persone pienamente funzionali, del tutto autonome e indipendenti non sarebbe una società degna dell’uomo. La discriminazione in base all’efficienza non è meno deplorevole di quella compiuta in base alla razza o al censo o alla religione». È a questo concetto che si riferisce il passaggio intorno ai giovani che si trovano tra «i poveri e i piccoli».  

Il papa, alla fine, non sta aprendo troppo? Il matrimonio non è un sacramento?
Nell’Amoris Laetita sta scritto: «È possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato [...] si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa. Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti [...] Dio non ci ama “nonostante” le nostre imperfezioni, altresì Egli ama il nostro limite, assume la nostra vulnerabilità, cura le nostre ferite, e per mezzo della morte e resurrezione del suo Figlio dona lo Spirito che ci salva». È quasi un’intemerata contro la perfezione: «Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà». Si tratta della lotta alla perfezione esteriore. Il papa ama ricordare che anche i santi, a un certo punto della loro vita, sono caduti. Le aperture fatte ieri da Francesco non sono finite qui.  

No?
No. Francesco sta aprendo sulle diaconesse, cioè la concessione del diaconato alle donne.  

Che cos’è il diaconato?
Il diaconato è il primo grado dell’Ordine sacro, il sacramento del sacerdozio. Il diacono può battezzare, unire in matrimonio, benedire ed esercitare il cosiddetto ministero della parola. Si può diventar diaconi da sposati, ma se si diventa diaconi essendo celibi dopo non ci si può unire in matrimonio. Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, ha consegnato ieri al pontefice un appello ad andare avanti sull’apertura del diaconato alle donne.