La Stampa, 25 febbraio 2017
La mancata scalata ha rotto un tabù. La caccia al Leone inizia adesso
Intesa Sanpaolo ha mollato la presa su Generali, e questo è un fatto. Ma cosa resta sul terreno una volta diradatosi il gran polverone sollevato da Carlo Messina e dalla sua squadra di manager? Prima di tutto che la Compagnia del Leone, pur rimanendo il gioiello più prezioso del Paese, ha bisogno di una vigorosa lucidata. Insomma, ha una bellezza un po’ fané, ma non è controllata da un azionariato stabile. E non si può dire che la redditività sia entusiasmante come un tempo. La capitalizzazione, poi, nonostante l’iniezione di gerovital prodotta proprio dall’annunciato interesse di Intesa Sanpaolo rimane insufficiente: a spanne 23 miliardi di euro contro i 75 di Allianz e i 54 di Axa. Guarda caso proprio i due gruppi a suo tempo accreditati come potenziali scalatori di Generali.
Bene: sia i tedeschi che i francesi nei giorni scorsi hanno dovuto ufficialmente negare un interesse verso la compagnia triestina. E anche la svizzera Zurich (45 miliardi di capitalizzazione) sembra molto impegnata a portare avanti una difficile e profonda opera di ristrutturazione per potersi concedere onerose distrazioni finanziarie.
E neppure le Generali sembrano rientrare nel target di un gruppo come Munich Re, altro colosso assicurativo tedesco che pure ha più volte annunciato la propria volontà di crescere nelle dimensioni. Ancora lo scorso 2 febbraio il cfo del gruppo bavarese, Joerg Schneider ha dichiarato che Munich Re è pronta a realizzare un’importante acquisizione per allargare il proprio raggio d’azione oggi concentrato sul settore della riassicurazione. Il Leone di San Marco sembra però un boccone troppo grosso anche per i rampanti bavaresi.
E mettiamoci pure la cosiddetta componente regolatoria che finora ha contribuito non poco a scoraggiare iniziative su Generali: Ivass, Bankitalia, Bce, Antitrust, Consob, solo per citare le principali. Appena è venuto allo scoperto l’interesse di Intesa è stato tutto un mettere le mani avanti, puntualizzare e precisare, avvertire e blandire. Ma, anche qui: è chiaro che da ora in avanti neppure questa barriera sarà inespugnabile.
La verità è che Messina e i suoi, mettendo nel mirino le Generali, hanno infranto un tabù. Hanno dimostrato che il Re è nudo. Che una volta stabilito che il Leone è appetibile e funzionale a un disegno economico-finanziario e verificata la fattibilità economica, si può espugnare. I capitali da impiegare per conquistare la stanza dei bottoni non sono impossibili da trovare. Anzi. Intesa Sanpaolo sarebbe stata in grado di farlo senza intaccare significativamente i propri ratios.
Ieri Messina ha deciso di fare retromarcia. Ma questo non significa che altri, ora, non possano essere tentati di intervenire. La strada è aperta. Sicuramente Mediobanca, con il suo striminzito 13,5%, destinato per giunta a calare, non potrà continuare a dettare le linee guida e a fare e disfare la governance del Leone.
Niente sarà più come prima. La caccia al Leone è ufficialmente aperta.