24 febbraio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - TRUMP VUOLE ARSENALI NUCLEARI PIU’ FORNITI, PUTIN GLI RISPONDERISPOSTA DI MOSCALASTAMPA
APPUNTI PER GAZZETTA - TRUMP VUOLE ARSENALI NUCLEARI PIU’ FORNITI, PUTIN GLI RISPONDE
RISPOSTA DI MOSCA
LASTAMPA.IT
Diversi rappresentanti della Duma, cioè la Camera bassa del Parlamento russo, hanno criticato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per avere difeso la supremazia nucleare del suo Paese e avere messo in dubbio il trattato di disarmo New START sottoscritto da entrambi i Paesi.
Trump: “Arsenale nucleare Usa va implementato”
«Non si può ammettere il dominio di una sola potenza nel campo delle armi nucleari perché altrimenti si sbilancia l’intero sistema della sicurezza internazionale e perdono senso tutti gli sforzi di disarmo degli ultimi decenni». sottolinea il presidente della Commissione Esteri della Duma Leonid Slutzky, citato da Interfax. «Se Washington procederà nel suo obiettivo di supremazia nella sfera nucleare, il mondo tornerà alla guerra fredda, con il rischio di una catastrofe globale», ha aggiunto Slutzky.
Al contempo infatti Slutzky crede che questa dichiarazione del presidente americano «sia piuttosto emotiva e calcolata per raggiungere consenso mediatico». «Spero - sottolinea - che queste parole restino al livello della retorica e delle dichiarazioni ad uso e consumo dei giornali e non diano invece là alla promozione reale di questa questione a Washington».
REPUBBLICA.IT
NEW YORK - Aumentare l’arsenale nucleare per fare degli Stati Uniti il "top of the pack", la più potente di tutte le nazioni che hanno l’atomica. In una intervista nello Studio Ovale data ieri alla Reuters, Donald Trump è tornato a parlare - questa volta con il timbro della Casa Bianca - della corsa al riarmo nucleare sostenendo che gli Usa sono adesso indietro rispetto alle proprie capacità ed attaccando la Russia per il missile ’cruise’ recentemente dispiegato dal Cremlino in violazione del trattato sul controllo delle armi ("ne parlerò con Putin al primo incontro").
Si è detto "molto arrabbiato" per i test missilistici della Corea del Nord e ha sottolineato come una delle diverse opzioni disponibili per fronteggiare la minaccia di Pyongyang sia quella di accelerare la realizzazione di un sistema di difesa missilistico per gli alleati Usa nella regione quali Giappone e Corea del Sud. Il presidente americano si rivolge quindi anche alla Cina spiegando che "se volesse" potrebbe risolvere le sfide sul fronte della sicurezza poste dalla Corea del Nord "molto facilmente", alzando il livello di pressione sul regime di Pyongyang.
Un’intervista a tutto campo, in cui ha parlato di Cina (definita un "grande campione nella manipolazione della valuta") della ’border tax’, la tassa doganale ("incoraggerà le aziende americane a tornare negli Usa e a costruire fabbriche qui") e si è detto "totalmente in favore" di un governo dell’Unione Europea.
Usa, Trump lancia la corsa agli armamenti: "L’America deve essere in vantaggio" Condividi Un’intervista arrivata in un giorno particolare per le forze della destra riunite a Washington sul palco della Conservative Political Action Conference (Pcac) in un’atmosfera assai diversa da quella di un anno fa quando i conservatori ragionavano ancora se si dovesse puntare su un altro Bush e Donald Trump era guardato con sospetto (quando non veniva apertamente deriso). Star della giornata (oggi interverrà lo stesso presidente) Steve Bannon, lo stratega, l’eminenza grigia (per i nemici l’anima nera) della Casa Bianca, uomo che lavora dietro le quinte e nell’ombra decide la ’linea’ e il destino di molti. Ha rivendicato con orgoglio la vittoria ("noi non avevamo soldi rispetto ad Hillary ma sapevamo che avremmo vinto già dal 15 agosto", e ha assicurato che le promesse verranno mantenute: "il presidente è concentrato in modo maniacale sull’agenda".
Fra i punti che si dovrebbero conoscere nelle prossime ore, anche i provvedimenti per restituire un ruolo alle agenzie di sicurezza private nelle carceri Usa: a ridurre di molto il loro ruolo era stato Obama, citando abusi e problemi. Ma secondo un documento ottenuto da Nbc Trump si prepara a tornare indietro.
CORRIERE.IT
Non cede di un millimetro dai suoi propositi, tutt’altro. Il muro al confine col Messico, la lotta senza quartiere all’Isis, il pugno duro contro i nemici all’estero, la cancellazione del sistema sanitario costruito dal suo predecessore in favore dei più poveri. È alla conferenza annuale del movimento conservatore (Cpac) che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ribadisce tutti i suoi impegni pre-elettorali. «Costruiremo il muro col Messico, e lo faremo prima del previsto», ha annunciato Trump, aggiungendo: «È ora di agire e di prendere azioni forti per proteggere i nostri confini». «Ora stiamo buttando fuori i cattivi», ha proseguito riferendosi alla stretta sull’immigrazione. «Sono loro la priorità». Perché uno dei pallini di Trump è la lotta al terrorismo. Che si combatte, secondo Trump, in patria- «Terremo fuori dal Paese i terroristi dell’Islam radicale. Non ci faremo dissuadere», dice riferendosi alla presentazione imminente di un nuovo muslim ban- ma anche fuori: «Avremo il più grande esercito della storia americana», ha annunciato il presidente. «Crediamo nella pace basata sulla forza - ha rimarcato - e così sarà». Per raggiungere l’obiettivo, Trump è già pronto ad aumentare le spese per rilanciare le forze militari: «Avremo il più grande esercito della storia americana».
«No all’Obamacare»
Il presidente è anche tornato a parlare delle cure sanitarie per i cittadini, confermando la sua intenzione di fare tabula rasa di quanto stabilito da Obama. «Cancelleremo e rimpiazzeremo Obamcare», la riforma della Sanità voluta dal suo predecessore Barack Obama, ha detto Trump. «Salveremo gli americani da questo disastro - ha insistito - consentendo loro di accedere alle cure che meritano».
Trump: da Obamacare al MuroLe prime mosse del presidente Prev Next Ordine esecutivo contro la riforma sanitaria
«Non rappresento il mondo, ma l’America»
Trump non fa mistero, del resto, di essere concentrato su una visione unilaterale e precisa: «Non sto rappresentando il mondo, sta rappresentando il vostro Paese. Siamo statunitensi e il futuro appartiene a noi», ha detto Trump, notando che non esistono una «moneta globale» o una «bandiera globale».
shadow carousel Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete Trump e il muro col Messico (pagato dai messicani): le ironie in Rete PrevNextFake news? Nemici del popolo americano
L’unico aspetto su cui Trump sembra (leggermente) rettificare il tiro è l’attacco ai media. «Le fake news sono i nemici del popolo americano», non i media, ha detto il presidente, che era stato attaccato per aver definito la stampa il nemico. «Io amo il primo emendamento» sulla libertà di espressione: «Chi lo utilizza più di me?», ha ironizzato il presidente. «Noi lottiamo contro le fake news...loro (i giornalisti, ndr) non hanno fonti. Semplicemente le inventano quando non ne possiedono», ha rincarato Trump suggerendo che alla stampa «non dovrebbe essere consentito» utilizzare fonti anonime.
«Fbi incapace»Il presidente infine attacca l’Fbi, il cui direttore James Comey venne accusato dai democratici di aver contribuito a far perdere Hillary Clinton dando notizia di aver riaperto l’inchiesta sull’emailgate 11 giorni prima dell’ 8 novembre. Per Trump l’Fbi non riesce a bloccare le fughe di notizie ai media - vedi il servizio della Cnn- che mettono in imbarazzo la sua amministrazione, in particolare sulle indagini aperte sui suoi collaboratori e possibili contatti con Mosca. «L’Fbi è totalmente incapace di fermare coloro che all’interno del governo da lungo tempo fanno avere alla stampa materiale in tema di sicurezza nazionale. Non sono riusciti a trovare neanche una talpa all’interno della stessa Fbi» sostiene Trump secondo il quale «informazioni classificate che potrebbero avere effetti devastanti per gli Usa sono fatte avere alla stampa. TROVATELI SUBITO», ha ordinato perentorio (scrivendolo in maiuscolo) Trump.
CORRIERE.IT
«L’arsenale nucleare americano deve essere ampliato». Lo dice il presidente americano Donald Trump che in un’intervista alla Reuters spiega che gli Stati Uniti sono «scivolati indietro rispetto alla loro capacità di armamenti atomici» e che l’ampliamento degli armamenti è necessario perché restino «in testa al gruppo» delle potenze nucleari.
«Non cederemo a nessuno la supremazia sul nucleare»
«Gli Stati Uniti non vogliono cedere a nessuno la loro supremazia sul nucleare» ha spiegato Trump. E per la prima volta dal suo insediamento il nuovo presidente protesta contro Mosca, per il recente dispiegamento di un missile cruise in violazione dei trattati sul controllo degli armamenti. Il capo di Stato Usa ha spiegato che affronterà la questione nel prossimo incontro con Vladimir Putin. Trump nella stessa intervista si è detto «molto arrabbiato» per i test balistici della Corea del Nord ed è tornato sulla questione di una possibile tassa doganale: «Qualche forma di dazio - ha sottolineato - può portare più posti di lavoro negli Usa». Sulla questione in passato il presidente americano aveva lanciato segnali contrastanti, in un caso aveva definito l’ipotesi di istituire una tassa doganale «troppo complicata». Nell’intervista a Reuters ha invece spiegato: «Certamente sostengo una forma di tassazione doganale. Quello che accadrà è che le imprese torneranno negli Stati Uniti, che le aziende costruiranno di nuovo le fabbriche qui e creeranno molti posti di lavoro e senza tasse».
Pence: «La nostra occasione per i valori conservatori»
Per il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence gli Usa stanno vivendo, con l’amministrazione Trump, «l’occasione della vita per adottare soluzioni conservatrici ai problemi dell’America». Intervenendo alla Conservative Political Action Conference (Cpac), evento annuale del movimento conservatore, Pence è tornato a parlare anche della riforma sanitaria dellObamacare: «La nuova amministrazione la revocherà e sostituirà. Un incubo che sta per finire», esortando i conservatori a mobilitarsi per respingere i democratici.
Casa Bianca: «Possibile stretta su uso marijuana»
E dalla casa Bianca arriva anche l’annuncio di una possibile stretta circa l’implementazione delle leggi federali sull’uso della marijuana a scopo ricreativo. Lo ha confermato il portavoce dell’amministrazione Trump, Sean Spicer. «Sono convinto che si vedrà una maggiore spinta per l’applicazione della legge», ha detto. Il presidente — ha spiegato — non si oppone all’uso della marijuana per scopi medici, «ma è molto diverso dall’uso a scopo ricreativo, di cui il dipartimento di Giustizia intende occuparsi». Una svolta in questo senso segnerebbe un’ altra presa di distanza dalla amministrazione Obama, che nel 2013 stilò un documento in cui precisava che non sarebbe intervenuta nelle leggi statali, se la sostanza veniva tenuta all’interno delle frontiere statali e lontana da minori e dal traffico illegale. Un documento che adesso il dipartimento di Giustizia, guidato da Jeff Sessions, può revocare e riscrivere. Sessions si è detto contrario alla legalizzazione della marijuana, non ha però mai indicato le sue intenzioni in materia in qualità di attorney general.
Porte aperte allo studio OvaleIn ultimo, la svolta anche per quanto riguarda l’accessibilità dello Studio Ovale che, secondo quanto riferito da Politico, sarà aperto in qualsiasi momento per l’entourage stretto del presidente Trump: il suo capo stratega Steve Bannon, il consigliere Stephen Miller, il capo di gabinetto Reince Priebus, l’adviser Kellyanne Conway, il portavoce Sean Spicer, il genero Jared Kushner potranno avere accesso alla stanza anche senza essere annunciati. Il privilegio dell’ingresso senza lasciapassare spetterà anche a Omarosa Manigault, ex concorrente del reality show di Trump «Celebrity Apprentice», diventata assistente del presidente e direttore della comunicazione dell’ufficio di collegamento con il pubblico. Uno stile che è una netta rottura rispetto alla presidenza di Barack Obama e George W. Bush.