Il Messaggero, 24 febbraio 2017
Statali, dai premi ai licenziamenti parte la riforma
ROMA Ora tutto è pronto anche se, come ha ammesso la stessa Marianna Madia «manca un altro stanziamento», insomma i soldi non ci sono ancora tutti. Con l’approvazione di cinque decreti legislativi da parte del Consiglio dei ministri si completa la riforma che porta il nome della ministra della Pubblica amministrazione e inizia il conto alla rovescia per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici bloccati ormai da quasi sette anni. I provvedimenti passati ieri riguardano il nuovo testo unico del pubblico impiego, il riassetto dei meccanismi di valutazione, il libretto unico per l’auto, la revisione dei ruoli delle forze di polizia e la riorganizzazione del corpo dei vigili del fuoco. Si arriva così nell’ambito di un lavoro durato tre anni a 20 decreti approvati. «Sono pronta a dare la direttiva all’Aran per il percorso formale per riaprire la stagione contrattuale» ha detto Madia. Il maggiore ostacolo sul piano normativo è stato rimosso con la cancellazione delle percentuali volute a suo tempo dal ministro Brunetta per l’assegnazione dei premi di risultato. Anche se come ha sottolineato la stessa ministra resta l’impegno a destinare alla produttività la metà del fondo accessorio complessivo. Sul piano economico invece c’è da attingere al fondo stanziato con la legge di bilancio per questa ed altre esigenze: andrà ai contratti la «parte prevalente» delle risorse, così come concordato con i sindacati. Va però completato lo stanziamento, per l’anno 2018, e questo potrà avvenire solo con la prossima legge di bilancio. Cgil, Cisl e Uil, solo parzialmente soddisfatti per le norme approvate chiedono al governo di procedere rapidamente con la direttiva all’Aran e all’avvio delle trattative.
Precari Assunzione per 50 mila
La riforma del pubblico impiego approvata ieri dal governo, prevede un piano straordinario per la stabilizzazione dei precari storici della Pubblica amministrazione. Il piano sarà in vigore dal 2018 fino al 2020 e permetterà l’assunzione di tutti coloro che hanno prestato almeno 3 anni di lavoro anche non consecutivi nelle amministrazioni pubbliche. Coloro che sono stati selezionati con un concorso, verranno stabilizzati automaticamente. Mentre coloro che sono entrati senza prove selettive, dovranno partecipare a dei concorsi ad hoc che saranno banditi dalle amministrazioni nei prossimi tre anni. Ai precari saranno riservati fino al 50 per cento dei posti messi a disposizione. La stabilizzazione dovrebbe riguardare circa 50 mila persone.
Licenziamenti Fuori con tre insufficienze
Cambiano anche le regole sul licenziamento degli statali. Innanzitutto viene allargato il campo dei cosiddetti licenziamenti sprint, ossia la procedura accelerata che comporta la sospensione entro 48 ore dal lavoro e il procedimento disciplinare da chiudere entro 30 giorni per i furbetti del cartellino colti in flagrante. Questa procedura viene estesa a tutti i comportamenti scorretti per i quali lo statale viene colto sul fatto. Cambiano anche i licenziamenti per «scarso rendimento». Chi in tre anni riceverà tre valutazioni negative, potrà essere licenziato. Potranno essere altresì licenziati coloro che violano ripetutamente il codice deontologico, magati accettando regali troppo costosi. L’allontanamento ci sarà anche per i dirigenti che non avviano le procedure disciplinari.
Auto Il documento diventa unico
Insieme agli altri provvedimenti è stato approvato – nell’ambito della riforma della Pa – anche il decreto che semplificando l’attuale normativa istituisce il documento unico per l’auto, destinato a sostituire il libretto di circolazione e il certificato di proprietà. Il nuovo documento costerà all’automobilista 35 euro, con un risparmio di importo analogo rispetto ai costi sostenuti attualmente. La semplificazione per il cittadino è innegabile, ma dal punto di vista delle strutture pubbliche non sarà superato l’attuale assetto che prevede la presenza di due distinti archivi automobilistici, uno affidato alla Motorizzazione civile e l’altro all’Automobile Club Italia (Aci).
Stipendi Armonizzazione tra i comparti
La riforma si pone tra gli altri anche l’obiettivo di armonizzare i trattamenti economici accessori nell’ambito degli attuali quattro super-comparti nati dall’accorpamento dei precedenti dodici Per ottenere questa graduale convergenza è previsto che siano destinate alle singole amministrazioni nelle quali le retribuzioni sono più alte risorse proporzionalmente minori. La novità riguarda sia i dirigenti sia il resto del personale. L’esigenza di armonizzazione nasce proprio dalla concentrazione in quattro macro-aree di realtà che finora erano state abbastanza differenziate, a volte anche in termini retributivi. Ora questi divari dovrebbero essere quanto meno ridotti.
Assunzioni Primo sblocco del turn over
La riforma prevede il passaggio dalle piante organiche ai fabbisogni. Le amministrazioni dovranno presentare dei piani triennali nei quali dovranno indicare quali sono le loro necessità di personale e di quali qualifiche hanno bisogno. Ferma restando i vincoli di spesa, potranno effettuare assunzioni mirate. Tra le norme c’è anche uno sblocco selettivo del turn over (oggi fermo al 25% della spesa per il personale cessato durante l’anno precedente). A poter effettuare le assuzioni sarebbero soltanto le Regioni e le Città Metropolitane che hanno i conti in ordine. Infine Nelle prove di concorso ci sarà l’inglese e le graduatorie non potranno contare più infiniti idonei (tetto al 20% dei posti).
Valutazione Peserà il voto dei cittadini
Gli utenti della pubblica amministrazione entrano direttamente nel processo di valutazione dei dipendenti. Il loro giudizio passerà attraverso due canali. Da una parte le amministrazioni dovranno predisporre sistemi di rilevazione del grado di soddisfazione dei cittadini, come in parte avviene già oggi (si pensi al meccanismo delle faccine). Dall’altra – e questa è una novità – le norme approvate dal Consiglio dei ministri prevedono la possibilità che i cittadini anche in forma associata possano comunicare direttamente il proprio livello di soddisfazione all’Organismo indipendente di valutazione. I risultati delle rilevazioni dovranno essere pubblicati sul sito Internet dell’amministrazione interessata.
Assenteismo Stop ai malati del lunedì
Uno degli obiettivi della riforma del pubblico impiego è mettere fine alle assenze “strategiche”, quelle del lunedì o durante i ponti festivi. Ma anche sanzionare le defezioni di massa in concomitanza di eventi importanti, come era accaduto nel 2014 quando i vigili di Roma si erano assentati durante la notte di Capodanno. Le norme prevedono, in casi come questi, che i fondi del salario accessorio non possano aumentare. Una sanzione che colpirebbe anche coloro che invece, al lavoro si sono recati normalmente. Per le assenze del lunedì, invece, è previsto che le visite fiscali possano essere «selettive» e «reiterate». I controlli dunque, potranno essere più puntuale ed essere ripetuti più volte durante periodo prolungati di assenza.
Visite fiscali I controlli li farà l’Inps
Il compito di verificare le assenze per malattie dei dipendenti pubblici passerà in toto all’Inps, che oggi svolgeva questa attività solo per alcune amministrazioni mentre per altre le visite fiscali erano svolte dal personale delle Asl. Per questa finalità all’istituto nazionale della previdenza sociale vengono assegnate risorse aggiuntive pari a 27,7 milioni l’anno. La concentrazione in un unico polo di questa attività sia per i dipendenti pubblici che privati porta con sé la necessità di armonizzare gli attuali orari di reperibilità per le visite: oggi sono più estesi (sette ore) proprio per i dipendenti pubblici, mentre nel mondo del lavoro privato le ore sono solo quattro. Si ipotizza un arco orario totale di 6 ore per tutti, tre al mattino e tre al pomeriggio.
Articolo 18 Confermato il reintegro
Per gli statali rimarranno le tutele del vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In caso di licenziamento dichiarato illegittimo, il dipendente pubblico non riceverà soltanto un indennizzo come previsto oggi per i lavoratori privati dopo l’approvazione del jobs act, ma dovrà essere reintegrato nel posto di lavoro. Rimane, insomma, la tutela piena. La norma prevede anche il pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto corrispondente al periodo dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore abbia percepito per lo svolgimento di altre attività lavorative.
Incentivi Salvo il salario accessorio
Nel provvedimento approvato ieri dal consiglio dei ministri, è spuntata una norma per alleggerire il carico per le amministrazioni che devono recuperare i fondi del salario accessorio distribuiti a illegittimamente a pioggia negli anni scorsi. I piani di rientro, nei casi di amministrazioni in rosso, non potranno attingere senza limiti al plafond destinato al salario accessorio, da cui si potrà prelevare massimo il 25% ogni anno, per tutti gli esercizi che servono (senza dovere rimediare tutto in un solo colpo). Questo significa che il periodo di rientro sarà allungato. La riforma prevede anche un riordino dei fondi per l’integrativo, ed è stato fissato un tetto di spesa per il 2017 che non potrà superare quello del 2016.