Libero, 24 febbraio 2017
50 sfumature di Platinette
Da drag queen più famosa d’Italia a regina dei fornelli, Platinette si accinge a prendere in mano le chiavi della cucina con la sgargiante ironia che la contraddistingue entrando nelle case degli italiani con un colorato programma enogastronomico che andrà in onda da oggi in seconda serata su La5, La mia grossa grassa cucina. Insomma, sarà una Platinette inedita, pronta ad affrontare, sebbene non a risolvere, il suo eterno conflitto con il cibo, che spesso nutre il corpo ma non appaga la fame di amore che c’è in ognuno di noi e che in qualcuno è come una voragine, un vuoto di stomaco che diventa vuoto a perdere dell’anima.
Tolti gli abiti di scena, eliminato il trucco pesante, chiuso il sipario, della drag queen dalla battuta sempre pronta non resta altro che un uomo, Mauro Coruzzi, con le sue fragilità, quelle che appartengono un po’ a tutti noi, con i suoi occhi celesti ed umidi ed il suo coraggio: quello di essere semplicemente ciò che è. Vero. Perché per Mauro travestirsi è un gioco. Per molti, invece, è un dovere. Spesso irrinunciabile. E mentre gli altri indossano la maschera, Mauro indossa quel grasso di cui non riesce proprio a liberarsi, quasi fosse l’ultimo baluardo, uno strato di sofficità tra la sua anima ed il resto del mondo.
Come è andata a Sanremo?
«Ho vissuto i giorni del festival con un po’ di nostalgia, perché ci ero stato due anni fa come cantante e l’emozione è indimenticabile. Per me il brano di Grazia Di Michele che portammo a Sanremo è stato come una lunga seduta psicanalitica».
Perché quel testo ha rivestito questo valore per te?
«Perché il senso del brano è che ognuno di noi è unico, ma la nostra identità, non solo sessuale, non è mai sicura, siamo in divenire continuo e a tutti può capitare di vivere una crisi della propria identità, un’occasione per mettersi in discussione e rinascere».
Sei in procinto di iniziare una nuova avventura televisiva. Di cosa si tratta?
«Sembrerebbe l’ennesimo programma dedicato alle ricette, ma non è soltanto questo. C’è anche un aspetto culturale, legato alla scoperta di sapori e di piatti tipici locali italiani. In questo programma io mi misuro con i miei nemici: i cibi particolarmente grassi e le calorie».
Chi vince questa battaglia: tu o loro?
«Si tratta di una guerra condotta con ironia, divertendosi. Quindi, già questo ci rende vincitori: batterci con il sorriso. Alla fine cedo al peccato di gola, ma concludo ogni ricetta con l’esercizio fisico. Insomma, tento di smaltire facendo aerobica».
Il tema dei disturbi alimentari ti riguarda da vicino e non ne hai mai fatto mistero. Da cosa nasce questo disagio nel rapporto con il cibo?
«Quando ho sentito dire al farmacista Lemme che con la sua dieta si può guarire da anoressia e bulimia, sono impazzito perché, essendoci passato e soffrendo ancora di disturbi alimentari, so bene che tale disagio deriva da un problema emotivo, che quindi, per sua stessa natura, non si può curare e risolvere semplicemente mangiando pasta a colazione».
Hai dichiarato di essere ingrassato 50 kg in un solo anno. Da cosa è nato questo tuo problema emotivo?
«Mi sono preparato alla maturità con un compagno di classe di cui mi sono innamorato perdutamente. Eravamo entrambi fidanzati con due ragazze, ma abbiamo avuto degli incontri ravvicinati. Una sera ha chiuso la nostra storia buttandomi fuori da un’auto in corsa ed urlandomi che lui non sarebbe mai stato come me».
Forse più che rifiutare te, in realtà, rifiutava se stesso...
«Probabilmente sì, o comunque rifiutava quel periodo vissuto insieme».
Quindi è questo quel trauma che ti ha portato a distruggerti poi attraverso il cibo?
«Io non ho mai smesso di pensarci. Tuttora, dopo 40 anni, mi pongo tante domande. Io guardo ancora la porta di casa di questa persona, cose da maniaco insomma».
Questo lo fai perché è ancora qualcosa di irrisolto dentro di te. Ma c’è ancora del sentimento?
«Poco tempo fa, una sera, l’ho incontrato ad una cena di quartiere, eravamo e siamo ancora vicini di casa. Ho provato un’emozione travolgente, mi sono chiesto che vita avremmo potuto avere insieme e cosa sarebbe stato di noi due».
Forse sarebbe il caso di incontrarlo e parlarci, per darti la possibilità finalmente di voltare pagina, è un tuo diritto.
«Lo farei, ma lui non vuole. Non mi saluta neanche. Mi piacerebbe metterci finalmente un punto, chiudere il cerchio, penso che mi darebbe pace».
Quest’uomo si è rassegnato ad una vita da travestito eterosessuale che ha rifiutato la sua omosessualità e l’amore?
«Non so molto della sua vita, ma non credo che si sia mai sposato. Quella sera accanto a lui c’era una donna orribile, forse la frequenta. So che faceva il ferroviere e che è andato in Canada a fare il boscaiolo, tornando in Italia grasso più che mai. Forse anche lui è tormentato come me».
Quel senso di solitudine che ti porti dentro da quando eri bambino da cosa nasce?
«Ci sono bambini felici che diventano adulti non consapevoli. Io ero un bambino solitario, che leggeva per pomeriggi interi in compagnia delle suore, e questa solitudine con il tempo è diventata autonomia di pensiero, libertà. Ad un certo punto ero pronto ad affrontare il mondo».
Ma a volte la solitudine, quando è troppa, può anche fare male. In questi casi, come la fronteggi?
«Conosco un unico modo per affrontare il buio: osando. Quando sei audace, a volte puoi sbagliare, ma chi se ne frega? Bisogna sempre tentare».
In questi 40 anni avrai vissuto altri amori. Come sei in amore?
«Una ciofeca vera. Ho avuto altre storie, in particolare una finita due anni fa e durata quattro anni. Abbiamo anche convissuto. Pensavo che fosse la storia definitiva, ma ho un profondo istinto all’autodistruzione e ho fatto in modo di rovinarla, mettendo sempre lui alla prova, cercavo conferme e sicurezze continue e volevo soprattutto che lui venisse allo scoperto».
Quindi lui non era un omosessuale dichiarato?
«No, vivevamo il nostro amore di nascosto. Anche rientrare a casa per lui era un problema, doveva sempre essere sicuro di non essere visto. Le cene fuori le facevamo solo fuori città. Tutto questo mi offendeva oltre a farmi molto male. Lui è un personaggio molto conosciuto in Italia, un noto chirurgo, specializzato nel trapianto dei reni, ha messo a punto lui stesso un metodo chirurgico; inoltre, era bellissimo, statuario, ex giocatore di pallavolo, tutte le infermiere erano innamorate di lui, che era single per tutti, invece stava con me».
Forse agli uomini che hai avuto è mancato quel coraggio che possiedi tu in abbondanza...
«E sono finiti tutti allo stesso modo: anche questo è diventato grasso».
Un altro amore che ti ha segnato?
«Quello con un giornalista de La Stampa di Torino. Siamo stati insieme due anni, eravamo entrambi molto giovani. Oggi ha una bella famiglia e ha fatto molta carriera».
Quanti uomini omosessuali decidono di farsi una famiglia!
«Sono un’enormità. Sono padri di famiglia quelli che di sera cercano il sesso omosessuale a pagamento. Sono persone che vivono la loro vita nella menzogna: mentono alla donna che hanno accanto, ai propri figli, a tutti».
Ma soprattutto mentono a loro stessi, cosa che non hai mai fatto tu...
«La cosa più grave, secondo me, è il fatto che molti di loro pretendono la prestazione sessuale senza preservativo, esponendosi al rischio di contrarre malattie anche molto gravi, che porteranno poi a casa».
Si può mentire tutta la vita?
«Sì, c’è gente capacissima. Io non concepisco il tradimento né il ruolo di amante, avendolo vissuto sulla mia pelle. L’amore è qualcosa da vivere alla luce del sole».
Ora sei single?
«Sono innamorato ma senza speranza».
Qual è l’impedimento?
«Una moglie, la sua, appena sposata. E anche il suo trasferimento a Londra, dove fa il pilota di elicotteri. Mi ha persino invitato al suo matrimonio, nonostante avessimo alle spalle una lunga serie di incontri».
Insomma, un altro trauma...
«Da una vita vado avanti così. Colleziono rifiuti».
Ma non rifiutano te, rifiutano di dover fare i conti con la società intera.
«No, rifiutano me. Se fossi stato un belloccio sposato, si sarebbero sentiti più al sicuro. Ma io sono un personaggio conosciuto e sono omosessuale dichiarato, quindi li espongo al pericolo di essere scoperti. La mia notorietà per me è un limite in amore».
Prossimi progetti?
«Sto valutando seriamente la possibilità di candidarmi come sindaco di Parma, la mia città, che amo profondamente. Parma non è solo prosciutti, merita una regalità che ha perso, vorrei valorizzare e fare conoscere altri suoi aspetti».
Con quale partito ti candiderai?
«Con nessun partito, o meglio, con un movimento nuovo, magari fondato da Sgarbi, Rinascimento. Ho saputo che questa sarebbe la sua intenzione».
Quindi passerai dalle padelle alla brace politica...
«Ci voglio provare. Osare sempre».
Del M5s cosa pensi?
«Non ho nessuna stima».
Perché travestirsi?
«Per me è un modo di vivere due vite in una sola».
Forse nel mondo ci sono più travestiti di quello che si crede. Ne abbiamo tanti anche in politica...
«Siamo tutti travestiti. Da travestito io riesco a dire e fare certe cose. Senza il mio travestimento no».
Il problema è quando si indossa sempre la maschera.
«Sì, quando sei sempre travestito, quando simuli un orgasmo, quando simuli un amore, o un sorriso, o una bella vita e non ce l’hai. Questo è il travestimento sbagliato: quello che ti rende finto».