La Stampa, 24 febbraio 2017
Rosso simbolo di passione l’importante è il numero
Si è appena spenta la festa di San Valentino, i baci di cioccolato sono stati scambiati, i palloncini a cuore si sono sgonfiati o dispersi nel cielo, resistono ancora, appena un po’ stanche, le rose rosse nel vaso.
Le rose rosse, simbolo d’amore e passione, non tramontano mai. E come potrebbero? Vista la storia millenaria che le unisce alle coppie d’innamorati, che si tratti di quella più antica del mito di Adone e Afrodite, o quella dei due giovani uniti in matrimonio nel 235 d. C. da San Valentino. Il Valentino, nato a Interamna, oggi Terni, nel 176, che si convertì al cristianesimo e fu consacrato vescovo a soli 21 anni. La sua vita fu lunga e molto attiva, visse fino a 97 anni. Fu tragica la sua fine che avvenne il 14 febbraio del 273, per ordine dell’imperatore Aureliano, con l’accusa di aver unito in matrimonio una giovane cristiana e un legionario pagano. La cerimonia, avvenuta in fretta perché la fanciulla era molto malata, si completò con la morte dei due giovani mentre stavano ricevendo la benedizione da Valentino. A chiudere il cerchio della tragedia, seguì il martirio del celebrante che pagava con la decapitazione la sua predicazione del Vangelo e l’opera di conversione dei pagani.
Nel IV secolo, il Papa Gelasio decide di eleggere San Valentino a «protettore degli innamorati». La festa in suo onore, sostituirà così un’antica e radicata festa pagana di riti sfrenati dedicati al dio della fertilità, e avrà luogo ogni anno il 14 di febbraio.
Non saprei dire da quando San Valentino si sia trasformata da ricorrenza religiosa a kermesse dalle connotazioni mondano-commercial-consumistiche di oggi. Ogni anno, siamo sommersi sempre di più dalla peggiore paccottiglia proposta agli innamorati per dire che si amano.
I numeri
Si salvano, al di sopra di mode e mercato, intramontabili e indiscusse messaggere d’amore, le rose. Purché siano rosso fuoco, il colore della passione, e di numero giusto, perché è nel loro numero che si nasconde il messaggio. Se una rosa dice «amore a prima vista», e tre dicono «ti amo», attenzione al numero 9 che dichiara un impegnativo «insieme per tutta la vita». Se poi si vuole optare per la domanda inequivocabile e diretta «mi vuoi sposare?» son ben 108 le rose necessarie. Dicono «ti sono devoto» 100 rose e 101 «sei la cosa più importante», con una sola rosa in più, un po’ più di sentimento! I megalomani, i più danarosi o semplicemente i più cafoni, con una corbeille di 365 rose possono promettere «ti amerò ogni giorno della mia vita» e con una di 999 potranno dichiarare, immenso e smisurato, «il mio amore non avrà mai fine».