Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  febbraio 24 Venerdì calendario

Rai, tetto per Conti & Co. fa la felicità di Canale 5

Lei è un big? Sono 240mila euro, prendere o lasciare. Dopo mesi anzi anni di ipotesi, ieri il Cda della Rai ha dato mandato alla direzione generale di applicare il tetto in questione ai compensi. Se applicato davvero – ma serve l’approvazione dei ministeri competenti – per molti artisti e conduttori si tratterebbe quasi di un tracollo (la cifra è anche al lordo). Polemiche in arrivo, ma anche consensi: e soprattutto la soddisfazione delle tv concorrenti.
Che possono approfittarne o almeno ritrovarsi con un’avversaria in difficoltà alla voce artisti e conduttori. E finalmente arrivò il tetto che scotta, ma davvero: quello del limite – fissato a 240 mila euro – per i compensi dei big della Rai, azienda di stato nonché Servizio pubblico. Il percorso non sembra molto lineare e agevole, con l’attesa dei pareri decisivi di ministeri competenti e le prevedibili sollevazioni da parte di molti singoli artisti, magari non in pubblico: ma il gesto c’è, l’intenzione pure. E mettiamoci anche che la mossa, impensabile non molti anni fa quando la concorrenza tra i colossi tv si giocava anche e soprattutto sui budget copiosi a disposizione, arriva in una fase in cui è difficile immaginare un mercato che impazzisce a colpi di milioni di euro sul tappeto (a Mediaset, anzi, hanno in vista un 2017 di rinnovi contrattuali perigliosi). Mettiamoci tutto, ma la potenza simbolica della decisione è fortissima: colloca la Rai in un limbo che non esiste – un po’ mercato un po’ no – dà l’immagine di un’azienda con le mani legate, ridà fiducia alla concorrenza che quanto meno si ritrova di fronte un’avversaria con molti big sicuramente scontenti. E complica ancora di più il viluppo che può aumentare tra aziende tv, artisti e attori esterni, come le case di produzione e i grandi manager alla ricerca di sempre più potere.
E poi non c’è solo Mediaset: il colpo grosso recente lo ha fatto Discovery con Crozza, e sembrano i più solventi di tutti. Bisio, per dire un fuoriclasse, ce l’ha Sky. Magari nessuna azienda sta nuotando nell’oro, ma se c’è da fare il colpo che può garantire ritorni sicuri, allora ci si prova: e a quel punto ci si ritrova di fronte una Rai con il tetto – invocato e acclamato nelle prossime ore da tutto il sistema anticasta – e a quel punto basterà dire “più uno”. Oppure il quadro diventerà ancora più complicato, ma per capire come, serve l’indovino: sicuramente la divisione netta sarà tra i big che un mercato effettivamente ce l’hanno e a cifre superiori ai 240 mila e gli altri che al massimo possono millantarlo, anche e soprattutto per identificazione forte con l’azienda per cui lavorano. E su questo versante, con vaghi richiami glamour, c’è caso che se ne sentiranno delle belle e forse qualcuna si vedrà pure.