la Repubblica, 24 febbraio 2017
L’amaca
Questa storia dei pianeti “simili alla Terra”, a soli quarant’anni luce di distanza, ricorda un poco le pubblicità immobiliari (di solito ingannevoli) delle “prestigiose soluzioni abitative a soli quindici minuti dal centro”. Anche ammesso che il volo intergalattico sia low cost sai che palle quarant’anni luce di astronave, dopo un po’ tutte le stelle sono uguali, come i pioppeti in pianura padana e perfino i cipressi in Toscana.
Ma il rischio vero è che il mito delle simil-terre diventi un pretesto in più per finire di distruggere con comodo la Terra originale, la nostra generosa madre, tanto poi ne comperiamo una di ricambio, nuova di zecca. Il mito di Gea Due alimenta l’idea che Gea Uno possa essere freneticamente consumata, come tutto il resto, e poi buttata via come una scarpa vecchia. Meglio sarebbe riscoprire l’arte della manutenzione e della ripulitura, del rammendo e della risuolatura, non per un ripiegamento tirchio e nostalgico (ah, le nostre nonne!), ma al contrario perché la sola vera sfida futurista che ci resta è aggiustare le nostre teste: un viaggio interiore lungo una rotta sconosciuta. Neanche la Nasa saprebbe dare indicazioni.