Libero, 22 febbraio 2017
Sconto di pena a «miss acido»: vent’anni alla Levato
Otto anni in meno. Grazie all’applicazione della continuazione, Martina Levato dovrà scontare 20 anni invece di 28. Alla lettura della sentenza è scoppiata in lacrime, un pianto strozzato come quelli che hanno accompagnato gli altri momenti in aula della ex studentessa bocconiana. «È ingiusto che venga condannata anche per il caso Savi, io non c’entro», ha detto a fine udienza, ripetendo ancora una volta la sua estraneità all’aggressione nei confronti di Stefano Savi, sfigurato il 2 novembre del 2014 per uno scambio di persona. Il vero obiettivo era Giuliano Carparelli, che qualche giorno dopo riuscì a deviare l’acido con un ombrello. Il volto di Savi è distrutto così come l’esistenza di Pietro Barbini, la cui unica colpa è stata di aver avuto una relazione con Martina durante gli anni del liceo. Levato ha ammesso da tempo le sue responsabilità per il caso Barbini e Carparelli e per il tentativo di evirazione di Antonio Margarito (attirato in una trappola e poi accusato di averla violentata in auto) ma non ne vuole sapere di Savi. La ragazza era stata condannata in via definitiva a 12 anni per Barbini e a 16 per Margarito, Carparelli e Savi (in tutti i casi con rito abbreviato), ora il riconoscimento della continuazione le ha permesso di ottenere uno sconto di otto anni. Confermate, invece, le condanne a 9 anni e 4 mesi per Alexander Boettcher e Andrea Magnani, i due complici. Non sono state accolte le richieste del sostituto pg Maria Grazia Omboni, che ha provato a convincere la corte a inasprirelepene(a17anniperMartinaea9 anni e 8 mesi per Andrea), con la richiesta di contestare all’ex bocconiana anche la rapina del cellulare di una delle vittime e a Magnani anche la simulazione di reato (da cui erano stati già prosciolti). Discorso diverso per Boettcher, ritenuto la mente della banda, il leader carismatico in grado di assoggettare i due al proprio volere. Per gli attacchi con l’acido contro gli ex di Levato è stato condannato in appello a 14 anni per il caso Barbini (si attende la Cassazione) e a 23 anni in primo grado per gli altri agguati (il 4 maggio ci sarà il processo d’appello). Pur avendo già risarcito le vittime, si è sempre professato innocente e forse per questo non ha utilizzato il rito abbreviato. Una strategia che si è rivelata suicida. «Giustizia è fatta, una giustizia veloce, dopo un eccellente lavoro», ha commentato a caldo Alberto Savi, padre del giovane sfigurato nel 2014.