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 2017  febbraio 22 Mercoledì calendario

Dalle paure alle scelte di vita. La dura stagione del soldato Leo

L’emotiva stagione di Leonardo Bonucci sta tutta tra due foto. In entrambe è fuori dal campo, ma in una è il ritratto della felicità, schiena in avanti, pronto a ributtarsi nella mischia di fronte a un derby visto sul divano con i due figli e nell’altra è solo. Come non si è mai visto prima nella sua storia bianconera. Ancora fuori, ancora seduto, anzi sdraiato sulla panchina di Oporto e stavolta non è proiettato al rientro. Sta all’indietro, isolato, con gli auricolari nelle orecchie ed è un ritratto inedito per un giocatore sempre coinvolto, partecipe, motore di una Juve che ha deciso di fare a meno di lui. Almeno per una partita.
Tra le due immagini sembra passata un’eternità, invece si tratta di pochi mesi. A dicembre Bonucci ha ripreso a respirare dopo settimane passate a trattenere il fiato, a spingere ansie lontano dalla superficie, giù, nascoste dove non si potessero vedere. Il figlio Matteo, operato in estate, usciva da un incubo: di nuovo in forma, felice, sorridente vicino al fratello Lorenzo con maglia granata, convinto dagli amici a scegliere l’altra squadra, non quella di papà. E questa scena familiare in faccia a un calcio agitato era anche la prova di una prospettiva diversa. Le priorità cambiano scala quando la vita impone deviazioni brusche.
Poi c’è stato il rinnovo e non in un giorno qualsiasi, 19 dicembre, il numero di maglia e la data che entra in ogni giorno da ricordare, nascite e matrimonio. Bonucci ha messo una firma sopra le tentazioni perché a più riprese il Manchester City di Guardiola ha bussato alla Juve con offerte sostanziose: 60 milioni alla società, 7 o 8 al giocatore, novità, aria nuova, sfide inedite. Lui ci ha riflettuto solo che nella testa c’erano troppi pensieri. Era una fase delicata, ed era fresca la presenza degli amici più cari nei momenti difficili, non proprio la situazione in cui si pensa al trasloco. Così Bonucci ha allontanato l’idea, felice di stare alla Juve fino al 2021. Lì la sintonia era totale.
Un modulo penalizzante
Non può essere tutto cambiato, ma quella perfezione assoluta ha perso l’equilibrio. Sul fronte calcio, le pressioni ovviamente accantonate nel periodo di angoscia, sono tornate a galla, come è umano che sia. Il cambio di modulo indigesto ha fatto il resto. La difesa a tre è lo spazio in cui Bonucci è diventato importante, un ruolo ben diverso da quello in cui è confinato oggi, con consegne da difensore puro. Gli va stretto, anche se è stato tra i primi a complimentarsi con Allegri per la scossa. Ma un conto è lo spirito di squadra, un altro è farsi andare bene posizioni scomode. La tensione dimenticata è risalita a fior di pelle. Fino ai vaffa dati e presi. Questioni di campo e, come hanno ripetuto tutti i protagonisti, uscite che capitano, niente di fondamentale. Forse neanche di casuale però. Non è stata un’annata normale per il difensore, ha vissuto sulle montagne russe, ha conosciuto paure che sarebbe meglio non dover guardare in faccia, ha messo il pallone in secondo, terzo, quarto piano e forse non gli era mai capitato. Si è ripreso la normalità come una conquista, ma il fatto che sia la benvenuta non significa che sia facile da gestire perché lei si ripresenta con tutti i mal di pancia facili, le ambizioni, gli impegni, le passioni, le frustrazioni, l’istinto e gli sfoghi. Allegri ha staccato la spina, Bonucci medita in tribuna. Vediamo se anche stasera sposta la schiena in avanti, verso il campo.