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 2017  febbraio 22 Mercoledì calendario

Il procuratore generale di Torino: «In Appello migliaia di fascicoli pendenti. Servono le riforme». Trent’anni a Foffo

«La Corte d’appello è diventato il vero collo di bottiglia dei processi italiani». Non ha dubbi il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, che parla all’indomani delle scuse fatte in aula da giudice e procura per l’udienza fissata dopo nove anni di «purgatorio», quando ormai l’accusa di violenza sessuale (a una bambina di 7 anni) era prescritta. Per questa vicenda, il ministero ha annunciato l’invio degli ispettori al Palagiustizia del capoluogo piemontese.
Come è possibile che accadano episodi del genere?
«La situazione è disastrosa. Ci sono 20 mila fascicoli pendenti in Corte d’Appello, con il numero di giudici che abbiamo è impensabile smaltirli in tempi brevi. Ma qualcosa è stato fatto».
Cioé?
«Da quando è arrivato Soprano (Arturo, presidente della Corte d’Appello, ndr), la situazione è cambiata. Ha una formazione da penalista, si è reso subito conto della situazione. Ha avviato un monitoraggio, ha redistribuito i fascicoli e predisposto che fossero fissati con criteri priorità, in base alla gravità dei reati, oppure alla presenza di detenuti, o anche persone sottoposte in precedenza a misure cautelari. Così, è saltato fuori quel fascicolo, vecchio oltre ogni ragionevole misura».
C’è qualche rimedio?
«Lo ripeto, il giudizio d’appello è diventato il collo di bottiglia dei processi italiani. E sarà sempre peggio finché le impugnazioni in appello saranno così tante. La previsione di non poter alzare la pena nel processo di secondo grado senza una impugnazione della procura si presta a un uso strumentale, con intento dilatorio, magari in attesa della prescrizione».
Colpa degli avvocati?
«Sia chiaro, gli avvocati utilizzano uno strumento del tutto legittimo offerto dall’ordinamento. Fanno il loro mestiere, nulla da dire. Il problema è un altro».
Quale?
«Bisogna riuscire a scoraggiare gli appelli mirati soltanto alla dilazione temporale. Forse, uno strumento c’è».
Dica...
«Ho annunciato ai colleghi l’intenzione di aumentare gli appelli “incidentali” della procura generale. In questo modo, il rischio di una condanna più alta nel processo di secondo grado potrebbe scoraggiare gi appelli con mero intento dilatorio».
Sarebbe sufficiente?
«No, ma sarebbe un deterrente. Servirebbero anche altri cambiamenti».
Tipo?
«Una seria opera di depenalizzazione. Lo so, è brutto dirlo, riguarda condotto che portano con se anche un carico di riprovazione sociale. Ma bisogna avere il coraggio di riservare la Giustizia penale a ciò che ha una certa importanza».
Ma non ci sono già il patteggiamento e i processi con rito abbreviato a sfoltire?
«Ma no. Con una prescrizione portata a 7 anni e mezzo, a chi interessano? Un termine così breve significa far morire il bambino nella culla. O al massimo, appena svezzato».
E quindi?
«Servono riforme sulle regole per l’appello e sulla prescrizione. Ma questo compito non tocca alla magistratura. Il legislatore deve chiedersi se vuole un sistema che funziona oppure questo pantano, nel quale ci agitiamo tutti i giorni».