La Stampa, 22 febbraio 2017
Un super-metrò di 176 chilometri. La svolta green dell’Arabia Saudita
Sarà nella capitale del maggiore esportatore di petrolio al mondo la più grande rete metropolitana realizzata in un colpo solo. Il Riad Metro è uno dei progetti più ambizioni della monarchia saudita per la modernizzazione a tappe forzate del Regno. Con l’obiettivo di renderlo meno dipendente dal greggio.
Riad passerà da zero a sei linee, che correranno per 176 chilometri e serviranno 85 stazioni. Il progetto è stato lanciato nel 2013, il primo colpo di piccone è arrivato due anni dopo e due linee entreranno in funzione all’inizio del 2019. In contemporanea 24 nuove linee di autobus completeranno i trasporti pubblici in una metropoli dove fino a pochi anni fa era inconcepibile pensare a un’alternativa alle auto, e dove la benzina costava 10 centesimi al litro.
Due fattori hanno spinto la famiglia reale a cambiare idea. La congestione della città, passata in un secolo da 20 mila a 6,5 milioni di abitanti (raggiungerà 9 milioni nel 2030). Per quanto pianificata nel dopoguerra, con viali spaziosi, la capitale non è in grado di reggere un aumento del traffico dell’8 per cento all’anno, due milioni di pendolari e residenti che compiono 9 milioni di spostamenti al giorno e restano intrappolati negli ingorghi.
La rete metropolitana cancellerà almeno due milioni di spostamenti e trasporterà una media di 1,16 milioni di passeggeri. Il taglio dei consumi di benzina è stimato in 620 mila litri giornalieri. Il progetto si inserisce nel piano Saudi Vision 2030 che punta a ridurre la dipendenza del Regno dal petrolio e prevede massicci investimenti nelle energie rinnovabili. Una visione ambiziosa che si scontra con i tagli alla spesa pubblica imposti dal calo del prezzo del greggio. Tanto che per la prima volta la benzina è stata tassata e il prezzo al litro è salito a 75 centesimi di rial, circa 20 centesimi di euro.
Sul metrò di Riad i tagli non si sono abbattuti, anche se il costo delle sole prime due linee è di dieci miliardi di dollari. Gli appalti sono stati distribuiti a consorzi che vedono la partecipazione dei giganti del settore, come Siemens e Alstom. I treni saranno senza conducente e controllati da un centro remoto. Alstom fornirà le sue vetture Urbalis, in alluminio, più leggere e a più basso consumo di elettricità, alle linee 4, 5 e 6. Per i produttori costruire una rete da zero, su un foglio bianco, è l’ideale: «La soluzione chiavi in mano è il miglior approccio – conferma il direttore del settore metropolitane di Alstom, Pierre Delpierre -: puoi proporre un prodotto, tracciati, linee, dimensioni».
A parte un piccolo nucleo medievale, Riad è una città moderna e quindi i lavori non presentano ostacoli particolari. Gran parte dei binari correranno in superficie. Il problema sono il clima, con temperature che in estate arrivano ai 50 gradi, e la manodopera. L’Arabia Saudita è diventata un Paese di immigrati, e i lavoratori stranieri rappresentano circa il 25 per cento dei 30 milioni di abitanti. I cantieri sono un melting pot. «La logistica è la nostra sfida più difficile – conferma il direttore di progetto del consorzio Fast, Jaime Freyre -. Con noi lavorano 50 mila persone di 38 nazionalità diverse, che parlano 22 lingue. Al lavoro nessuno usa la sua lingua materna, tutti devono comunicare in inglese. Solo nel primo anno abbiamo dovuto procurare alloggi, cibo e trasporti per 4 mila persone».
Il lancio dei lavori è stato anticipato da una capillare informazione casa per casa e nei negozi per coinvolgere la popolazione. «Questo è il primo metrò in Arabia Saudita – spiega Khalid Alhazani, direttore dell’Arriyadh Development Authority -. Ci vuole tempo per abituare la gente, dobbiamo pianificare ogni dettaglio». I treni avranno prima e seconda classe, vetture per famiglie e per single, per adattarsi alla tradizione, in un Paese dove le donne non viaggiano da sole.