La Stampa, 22 febbraio 2017
Raggi, Fi e sinistra. La politica sale sul taxi e cavalca la protesta
Ore 10 del mattino, Virginia Raggi twitta: «Basta riforme calate dall’alto. Stop emendamento Lanzillotta. Noi al fianco dei tassisti. Tra poco in piazza con loro». Ore 13,42 le agenzie battono questa dichiarazione: «Lancio un appello affinché il servizio torni al più presto alla normalità. Al contempo invito tutti voi ad evitare episodi vergognosi come le minacce a chi vuole lavorare: sono comportamenti che non si addicono ad una categoria che svolge ogni giorno un servizio prezioso per la città». Ore 17,30, la sindaca torna a twittare: «Manifestare è un diritto; usare la forza è inaccettabile. Al fianco di chi protesta civilmente. Ferma condanna verso chi ricorre alla violenza».
Tra il primo tweet e l’ultimo ci sono state passeggiate muscolari lungo le vie principali del centro di Roma, saluti fascisti, minacce, bombe carta, traffico in tilt, un tirapugni, un po’ di sangue e quattro fermi. «Venga con noi sindaca, visto che bella giornata di sole» osservava un tassinaro al mattino nella folla che si accalcava attorno a Raggi scesa in piazza Venezia a portare la solidarietà della giunta pentastellata. La sindaca vorrebbe andare in corteo con loro ma rinuncia per l’assedio della stampa. Si ferma a parlare, però, con i tassisti e le tassiste mentre non degna di uno sguardo i militanti del M5S che esponendo i cartelloni «No cemento» sono proprio lì accanto, perché non hanno avuto il permesso di stare in piazza del Campidoglio, attivisti che una volta erano compagni di tante battaglie di Raggi e ora protestano contro di lei e contro il progetto di uno stadio che non vogliono. Raggi sta con i tassisti come tutto il M5S, un’adesione alla protesta certificata dal blog di Beppe Grillo che definisce una «porcata» l’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe per sospendere una serie di misure che regolamentano i servizi di Ncc (noleggio con conducente) e Uber. Fa nulla che mentre il comunicato esce e i deputati 5 Stelle entrano a Montecitorio, in strada qualcuno cominci a trascinare la protesta ai limiti della guerriglia. «Non sono violenti» esclama Alfonso Bonafede, in Transatlantico, poco prima che il boato di una bomba carta gli renda più chiaro il clima che c’è fuori. «Non sono tutti violenti» si corregge il grillino che il Movimento ha spedito a dare supporto a Raggi. Accanto a lui Roberto Fico è meno granitico nella difesa dei tassisti: «Certamente sono una corporazione molto forte». C’è da dire che Grillo, nonostante la predicazione delle magnifiche sorti di una società governata del web e dalla sharing economy, è sempre stato un portavoce delle ragioni della categoria, fin dai tempi del post del 2012 intitolato «I sto con i tassisti». Una scelta che gli ha fatto guadagnare le loro simpatie, al punto che a Roma c’è stato un travaso quasi totale di voti che storicamente erano nel bacino della destra sociale e più estrema. Lo dimostra la vicinanza del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, da sempre punto di riferimento dei tassinari e il sostegno che al tempo diedero a Gianni Alemanno e agli allegri camerati che alzarono le braccia a mo’ di fascisti in piazza del Campidoglio quando fu eletto sindaco. Il fiuto poi li ha portati a corteggiare i 5 Stelle, con tanto di manifesti elettorali per il Movimento sulle fiancate dei taxi. Una reciproca attrazione che a leggere i commenti sul blog non va tanto giù alla base degli iscritti che considerano i tassisti a metà tra una «casta» e «una lobby» e che si uniscono alle critiche del Pd («Raggi indecente») e di chi come Riccardo Magi dei Radicali italiani più pacatamente stigmatizza il fatto che la sindaca sia scesa in piazza e non abbia invece «chiesto l’interruzione di uno sciopero selvaggio che in cinque giorni ha messo in ginocchio Roma».
Ma così è in questa fase della storia che sta cancellando i canoni con cui siamo abituati a interpretare le appartenenze politiche e i blocchi sociali di riferimento, e in cui anche un economista e deputato di Sinistra italiana come Stefano Fassina, solidarizza con le proteste prima che queste sfocino in violenze e nostalgia del Duce.