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 2017  febbraio 22 Mercoledì calendario

«Bruceremo tutta l’Italia. Ci devono ascoltare qui ci giochiamo il pane». Viaggio tra i tremila arrabbiati delle auto pubbliche

Dieci ore anomale e rabbiose lungo le strade di Roma, una giornata che racconta più di tante sofisticate analisi l’Italia di questi tempi, sempre più divisa tra un Palazzo indecisionista e una piazza attraversata da scrosci di furore ribellistico.
Dalle  11 di mattina al le 9 di sera, tremila tassisti («infiltrati» da qualche isolato provocatore), hanno occupato le principali strade del cuore politico della Capitale.
E lo hanno fatto, sciamando qua e là, invadendo la sede stradale, bloccando il traffico, passando dalla Camera dei deputati alla sede del Pd. E poi, percorrendo tre chilometri sempre in modo disordinato, si sono trasferiti davanti al ministero delle Infrastrutture, che si affaccia su Porta Pia. Qui, dalle 15 alle 21, guardati a vista da poliziotti in tenuta anti-sommossa, i tassisti hanno ingannato l’attesa per l’incontro in corso tra i loro rappresentanti e il ministro, facendo esplodere una ventina di roboanti bombe carta e al tempo stesso lanciando slogan molto aggressivi: «C’avete rotto il cazzo», «vi romperemo il culo», «bruceremo tutta Italia». Anche se quello gridato più forte è anche il più pacifico e quello che individua la ragione vera della protesta: «La licenza non si tocca!».
Perché, al netto delle violenze, delle bombe e degli slogan estremamente minacciosi, la storia è quella di una piccola categoria che si sente assediata, che non vuole impoverirsi. Come racconta la storia esemplare di Silvio, 64 anni, romano, giaccone, camicia e jeans, gli stessi che mette quando gira in taxi: «Lo sa perché siamo riusciti a tenere per sei giorni? Perché ci giochiamo il pane. Con i sacrifici di mio padre che faceva il muratore e che per 30 anni si è tolto il cibo di bocca per mettere da parte due soldi, nel 1992 mi sono comprato la licenza: 130 milioni di lire. Con i mutui che ho dovuto onorare per decenni, ma ora che dovrei andare in pensione, non ci posso andare: 700 euro al mese. Una cosa c’abbiamo per garantirci la vecchiaia: la licenza. Non ce la possono mettere continuamente in discussione con la liberalizzazione selvaggia del mercato. Vi siete mai chiesti perché trovate tassisti di 70 anni?».
Certo, dentro la protesta ci sono tante altre cose. Ecco Gianni, 37 anni: «Scusate tanto, ma possibile che ci devono sempre umiliare? La protesta dura da quasi una settimana: non si potevano svegliare prima ad ascoltarci?». Per non parlare della concorrenza degli Ncc, perché in questo caso i tassisti è come se non riuscissero più a controllarsi, diventano tutti estremamente aggressivi. Quasi tarantolati. Tutti, anche i più pacifici. Il perché lo spiega Ennio, uno che sta in strada da quando aveva 19 anni e oggi ne ha 59: «Ma je pare che ci sono sindaci della provincia di Roma, ma anche altrove, che rilasciano permessi agli Ncc in modo clientelare, come battessero carta moneta e questi qui poi vengono tranquillamente e illegalmente a lavorare in città?».
Eloquente la sequenza che si consuma alle 14,30 in via del Tritone, una delle arterie centrali della Roma umbertina. I tremila tassisti stanno risalendo la via in ordine sparso, non è un corteo, anche perché nessuno lo ha autorizzato, ma loro occupano la sede stradale. Ad un certo punto, uno di loro, con la coda dell’occhio, scorge una vettura scura dell’Ncc distante trecento metri. Come un sol uomo, venti tassinari si lanciano in corsa verso l’obiettivo, lanciando grida belluine: «A zozzone!», «A fiji de na mignottaaaa». Dalle loro tasche escono uova e arance, ma prima che possano stamparsi sulla carrozzeria, l’autista dell’Ncc si accorge del pericolo, mette in moto e fugge. Va peggio a un suo collega, intercettato dalle parti di Porta Pia: lo aggrediscono, gli tolgono la targa e la fanno sparire. Commenta compiaciuto Franco: «So’ almeno tre piotte de spese...», cioè trecento euro per rifarsi la targa nuova.
Scontri e cariche della polizia si sono verificati davanti la sede del Pd a largo del Nazareno dove manifestavano anche gli ambulanti contro la direttiva Bolkestein. La polizia ha sgomberato con una leggera carica e i manifestanti hanno lanciato uova e bottiglie. Incidenti provocati da alcune teste calde, da alcuni militanti dell’estrema destra e anche da provocatori noti alla polizia. La vera «cifra» di questa giornata è un’altra: la rabbia aggressiva e indiscriminata di una piccola categoria verso chiunque possa insidiarla. Una protesta che a prima vista sembra accomunare i tassisti ai tanti altri che, a torto o a ragione, in giro per il Paese ritengono di non avere abbastanza. Di essere discriminati. Esclusi. E che per ora non sono scesi in piazza.