la Repubblica, 22 febbraio 2017
L’amaca
I tassisti hanno ragione: sono costretti a difendere diritti e fatiche dalla liberalizzazione selvaggia. I tassisti hanno torto: quegli stessi diritti, pigramente ossificati, diventano un privilegio corporativo con tanto di numero chiuso, e spesso (vedi Roma) offrendo un servizio molto mediocre. Ecco dunque un caso (non il solo) nel quale l’unica soluzione sarebbe una trattativa intelligente e generosa, una mediazione tra come era prima e come sarà dopo, nella quale ognuno si renda conto che le ragioni non stanno tutte da una parte. Si chiama: compromesso.
Ma questa soluzione è impossibile. In questo paese, e in questa sua fase politica e psicologica, è inutile anche solo sognarla. La trasformazione di quasi ogni gruppo o gruppetto sociale in tribù ostile è inarrestabile: esiste ormai una identità perfino estetica, perfino sonora, perfino metrica tra i cori ultras e i capannelli di manifestanti. L’ultras è il modello antropologico dominante. Dunque hanno ragione Grillo e la Raggi: la sola cosa che un politico astuto può fare, in questo momento, è mettere il suo cappello sopra ogni sbocco di risentimento, sperando che non tocchi mai a lui, un giorno o l’altro, dover fronteggiare quelle urla nemiche e quelle mani tese.