Corriere della Sera, 22 febbraio 2017
Omicidio Varani, condannato Foffo: «Ma non è giustizia piena»
Roma Il padre di Luca Varani è amareggiato. Manuel Foffo, uno dei due assassini di suo figlio, è stato condannato al massimo della pena, ma in virtù del rito abbreviato l’ergastolo viene ricalcolato in 30 anni. «Non è giustizia piena. Non si può dare l’abbreviato per quello che hanno fatto», dice il signor Giuseppe a caldo dopo la sentenza del gup Nicola Di Grazia.
Il complice di Foffo, Marco Prato, ha scelto invece il rito ordinario e sarà processato a partire da aprile accettando così il rischio del carcere a vita ma convinto di potersi però giocare tutte le carte che possono scagionarlo dall’accusa formulata anche per lui: omicidio volontario pluriaggravato da crudeltà, premeditazione e futili motivi. Questi ultimi due elementi non sono stati riconosciuti dal giudice a carico di Foffo. «Una decisione immotivata», sostiene l’avvocato Andrea Florita, che assiste i genitori di Luca. Il 29enne dovrà anche risarcirli in via provvisionale con 200 mila euro. Il suo difensore, Michele Andrano, ricorrerà in appello.
La prima parziale conclusione processuale del delitto di via Igino Giordani arriva a un anno quasi esatto da quel cruento 4 marzo. Il massacro con cento colpi di coltello e martello, l’infierire sul corpo del 23enne reso inoffensivo (altra aggravante) dalle droghe sciolte di nascosto nel suo bicchiere, l’orrore del corpo straziato da una furia senza spiegazioni. Il pm Francesco Scavo ha cercato il movente nella psiche dei due assassini. L’omosessualità non rivelata e il rancore verso il padre per Manuel Foffo, come la «propensione criminale latente» per Marco Prato, pr della movida gay. Una miscela esplosiva sfogata su una vittima incolpevole. «Un’aggressione – è stato sottolineato nella requisitoria – messa in atto con fredda determinazione attraverso sevizie. Un fatto di eccezionale gravità».
Tutto inizia la notte del 3 marzo 2016. Foffo, 28 anni, e Prato, 29, cominciano un festino a base di alcol e droga al quale vengono invitati altri conoscenti dei due. Nessuno però ha i «requisiti» voluti dai due che escono in strada «alla ricerca di una vittima a cui fare del male». Finché alle 7 del mattino del 4 marzo attirano Varani nell’appartamento al quartiere Collatino con la promessa di denaro in cambio di sesso. Lo drogano e si accaniscono mentre Prato indossa parrucca e tacchi a spillo. Poi si addormentano a fianco del cadavere. Al risveglio Prato va in albergo, assume dei farmaci e tenta forse di uccidersi. Foffo avverte il padre e si costituisce. In otto interrogatori confesserà tutto. Prato parla una sola volta e dice di aver subito la personalità del complice.