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 2017  febbraio 22 Mercoledì calendario

Accordo sui taxi dopo gli incidenti

ROMA Alle bombe carta e ai saluti romani dei tassisti-ultrà davanti al Parlamento e alla sede del Pd, il governo risponde prima con il voto di fiducia imposto in Aula sul decreto Milleproroghe che ha scatenato la guerra dei taxi contro l’anno in più (il 2017), concesso senza imporre regole a Uber e agli autisti ncc. Poi, in serata, quando era ancora in atto l’assedio al ministero dei Trasporti, dove dal mattino si svolgeva la trattativa, è arrivata la mediazione del ministro Delrio: il verbale firmato da 21 sigle sindacali prevede l’immediata fine della serrata e l’impegno del governo a varare un decreto interministeriale entro 30 giorni (contro gli abusivi) e un successivo intervento organico in materia di trasporto con conducente. Il viceministro Riccardo Nencini conferma: 21 sigle «sono pronte a interrompere il blocco del servizio».
«Noi dialoghiamo sempre – ha quindi chiosato il premier Gentiloni – ma non se si usa la violenza e si colpiscono i cittadini». Terrà l’accordo? O la protesta a tenaglia tassisti-ambulanti – che ieri ha prodotto due arresti e quattro denunce – si riaccenderà tra eventuali dissidenti oggi alle 18, quando la Camera voterà la fiducia sul Milleproroghe che va convertito, pena la decadenza, entro il 28 febbraio?
È stata una giornata davvero campale quella di ieri che ha visto l’assedio, a tratti violento, dei tassisti e degli ambulanti giunti da tutta Italia davanti al Parlamento e al ministero dei Trasporti. In tarda mattinata, poi, in concomitanza con il tentativo non certo pacifico di occupare la sede del Pd al Nazareno (rispetto al quale gli ambulanti si sono dissociati), ci ha pensato la sindaca Virginia Raggi (M5S) a non far mancare una solida sponda ai manifestanti: «Tassisti siamo con voi, no alle riforme calate dall’alto», ha detto la prima cittadina grillina incontrando una delegazione di tassisti fatta affluire ai piedi del Campidoglio. E anche Beppe Grillo ha soffiato sul fuoco: «Blocchiamo la porcata Pd contro i tassisti». Più o meno sullo stesso spartito, pur condannando le violenze, si sono sintonizzate le dichiarazioni di Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), Barbara Saltamartini (Lega), Stefano Fassina (Sinistra Italiana) e Nunzia Di Girolamo (Forza Italia). In ogni caso, ha replicato la ministra Anna Finocchiaro (Pd), «non è possibile sospendere i lavori» e non procedere con l’approvazione definitiva del decreto Milleproroghe. Anche monsignor Nunzio Galantino, il segretario generale della Cei alla Camera per un convegno, ha detto che «chi usa violenza non ha mai ragione». Per Susanna Camusso (Cgil), «una protesta che aveva una ragione, perché è indubbio che non possono esserci regole dispari nel servizio pubblico» si è «trasformata in altro».
In piazza c’erano anche gli ambulanti (meno bellicosi dei tassisti) che alla fine portano a casa la proroga delle licenze fino al 2018 con un simmetrico slittamento dell’applicazione della direttiva Bolkestein. Nel merito, il problema posto dai tassisti (seppure con una serrata che interrompe da sei giorni un servizio pubblico anche con intimidazioni ai «crumiri») è delicato. Dal 2009 il governo rinvia il Piano del trasporto pubblico con conducente e così, con l’accavallarsi delle direttive ministeriali, si è arrivati all’ennesima proroga per il 2017, con l’emendamento della senatrice Linda Lanzillotta. Una «non decisione» che ha scatenato la serrata dei taxi che contestano la sospensione ancora per il 2017 del divieto per gli ncc (che magari hanno una licenza di un paesino siciliano) di sostare sul suolo pubblico di un Comune diverso da quello di provenienza. Ma tra 30 giorni sarà di nuovo tutto in discussione.