Libero, 18 febbraio 2017
«Mille euro al dipendente che smette di fumare»
Nel Bresciano, al desk di un’agenzia di comunicazione locale, smettere di fumare “paga” in maniera sostanziosa, e non solo in termini di salute e qualità della vita. Ne sanno qualcosa i 21 dipendenti della Dexanet di Sarezzo, per i quali il datore di lavoro ha messo sul tavolo ben mille euro in più in busta paga per chi deciderà di spegnere per sempre la sigaretta. L’incentivo aziendale verrà saldato allo scadere del dodicesimo mese passato lontano dalle bionde. Una decisione che porterà benefici al portafogli sia dei singoli dipendenti sia del datore di lavoro. Del resto è dimostrato, come la pausa sigaretta costa caro alle imprese. Ad esempio nel Regno Unito, secondo i dati della ricerca del British Heart Foundation e del Centre for Economics and Business Research, si perdono ogni anno qualcosa come 8,7 miliardi di sterline (10,5 miliardi di euro). Inoltre i dipendenti da nicotina, che mediamente costituiscono circa il 20% della forza lavoro, hanno quasi un giorno in più di congedo-malattia durante l’anno rispetto ai loro colleghi non fumatori. Tutto questo equivale a 136 ore di produttività perse ogni anno per ciascun tabagista.
Ma nel caso bresciano, a quanto pare, non è stata la produttività la molla che ha fatto scattare gli incentivi. «A supporto della campagna condotta ormai dai anni sui pacchetti», ha dichiarato l’amministratore delegato Loris Garau, «ho pensato di dare un ulteriore stimolo ai miei ragazzi. L’obiettivo non è certo quello di eliminare la pausa sigaretta, qui sono tutti liberi di autogestirsi, semplicemente tengo ai miei collaboratori e alla loro salute». Piglio peraltro condiviso con i dipendenti. «Sono stato un fumatore per 20 anni», ha però sottolineato Marco Benasseni, responsabile ufficio copywriter e social media manager della Dexanet. «Ho smesso di fumare per me, non per il premio. Ma, probabilmente inconsciamente, i mille euro sono stati un ulteriore incentivo».
A confermare che gli incentivi economici aiutano ad abbandonare la sigaretta è pure una ricerca scientifica americana. Dallo studio condotto dall’Università della Pennsylvania e pubblicato sul New England Journal of Medicine emerge, tra l’altro, un messaggio molto importante per le aziende e i lavoratori. «È stato stimato», si spiega, «che assumere un fumatore costa 5,816 dollari all’anno in più rispetto a un non fumatore». E dunque, in Italia l’esempio dell’agenzia bresciana potrebbe diventare virale tanto quanto lo è stato quello della nota impresa greca Coco-mat, specializzata nell’uso di materiali naturali ed ecologici per la produzione di materassi, biancheria per la casa e mobili. La ditta ellenica è stata la prima a lanciare un programma speciale per incentivare i suoi dipendenti a lavorare quotidianamente in modo «salutare e nel rispetto dell’ambiente». Da mesi i dipendenti di Cocomat guadagnano un 5% in più se usano la bicicletta per andare e tornare dal lavoro, e un ulteriore 3% in più se smettono di fumare.
Non solo. All’estero anche lo Stato incentiva ad abbandonare la sigaretta promettendo un «reddito aggiuntivo». Nel 1994 in Inghilterra si pagava l’equivalente delle nostre vecchie 25mila lire a settimana per smettere di fumare: tanto aveva stanziato la Sanità britannica per convincere le donne incinte a non toccare tabacco.
Incentivi promossi addirittura da una ricerca dell’Università di Ginevra in Svizzera. «Concedere degli incentivi finanziari a fumatori a basso reddito», hanno spiegato i ricercatori di Ginevra, «li spinge a spegnere per sempre l’ultima sigaretta». Così succederà anche in Francia dove da maggio gli ospedali, mutuando il modello dei colleghi inglesi, pagano fino a 300 euro alle donne che accettano di smettere di fumare durante la gravidanza. E a Sarezzo qualcuno ha già iniziato la corsa all’ultima bionda sognando di incassare i mille euro di premio dopo un anno di astinenza forzata.