Libero, 18 febbraio 2017
Per i tedeschi è sempre meglio un kapò
Sembra non sia servita a nulla la campagna di accuse lanciata ad arte contro il candidato socialdemocratico tedesco Martin Schulz. Anzi, se si dovesse cercare per forza una relazione di causa ed effetto questa sarebbe inversamente proporzionale, perché più in questi giorni si è accusato l’ex presidente del Parlamento europeo di aver sperperato per sé e i suoi amici a spese del contribuente, più i sondaggi lo hanno premiato fino a farlo diventare di gran lunga il favorito alle prossime elezioni federali in Germania. Secondo l’ultimo rilevamento realizzato dal «Politbarometer» della televisione di Stato Zdf in questo momento a Schulz andrebbero le preferenze del 49% dei tedeschi, 11 punti in più di Angela Merkel che si deve accontentare del 38%, ma che solo tre settimane fa era davanti all’avversario del Spd di ben quattro punti.
Evidentemente ai tedeschi importa poco degli aerei privati di Schulz da 20mila euro all’ora, usati non solo per gli impegni ufficiali ma anche per manifestazioni di partito, dibattiti e cerimonie politiche di vario genere. Tantomeno pare importi del suo stretto collaboratore Markus Engels pagato nel 2014 per rimanere a Bruxelles ma che per 273 giorni è rimasto a Berlino incassando 16mila euro esentasse di indennità di trasferta.
EUROCASTA
O di quegli altri amici lanciati in carriere fulminee nei palazzi del potere tra Bruxelles e Strasburgo. Tutte cose di cui già bene o male si sapeva a Bruxelles e che venivano (ingiustamente) tollerate, ma che ora vengono servite dagli avversari della Cdu sotto forma di accusa proprio quando il diretto interessato ha deciso di sedersi al tavolo della partita elettorale. Un gioco già visto. Ai tedeschi, o per meglio dire ai potenziali elettori socialdemocratici che una volta parteggiavano per Gerhard Schröder (che guarda caso rappresentava tutto il contrario, o quasi, di ciò che rappresenta ora la Merkel), comincia piuttosto a stare stretta l’alleanza mortale con la Cdu e l’accondiscendenza supina alle politiche della Cancelliera.
In queste tre settimane non è successo nulla di particolarmente decisivo che possa aver condizionato l’elettorato più di tanto, se non che all’interno del governo di coalizione si sono consolidate le posizioni ed è diventata ancora più evidente qual è la linea e chi ne tira le file. Agli elettori del Spd, che sono fondamentalmente europeisti, non deve essere per nulla piaciuta la sparata della Merkel sull’«Europa a due velocità» che viene vista dalla sinistra come un ulteriore elemento di indebolimento dell’Europa stessa. Non a caso la Cancelliera è poi corsa ai ripari facendo marcia indietro, mandando avanti però su altre questioni delicate la persona più sbagliata, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. Venerato dal centrodestra Cdu-Csu come il garante della rettitudine fiscale, da sinistra viene invece visto come un ayatollah dell’austerity, esponente principale di quell’Europa sbagliata che gli elettori socialdemocratici vorrebbero cambiare. Le dichiarazioni di quest’ultimo della scorsa settimana sulla Grecia, che se non si adegua ai tagli e ai sacrifici stabiliti se ne deve uscire dall’Europa, sarà piaciuta tanto ai suoi elettori, ma non a quelli che qualche anno fa votarono Schroeder, il quale più di una volta si è schierato con il governo di Atene contro quello del suo Paese.
COME ADOLF
Ma queste sono finezze che probabilmente poco hanno a che fare con i veri motivi per cui i tedeschi ora sarebbero più propensi a votare il «kapò» di berlusconiana memoria piuttosto che la Merkel. Fondamentalmente dopo dodici anni ininterrotti i tedeschi sono stufi di Angela e anche se ritengono che abbia fatto un buon lavoro (così dice il 71% degli interpellati) pensano che sia ormai arrivato il tempo perché si faccia da parte. Sedici anni di governo sono stati troppi per Kohl, a maggior ragione lo sarebbero per la Merkel: solo Hitler ha governato più a lungo nella Germania post-prussiana, e non è un buon segno.
Lo stesso sondaggio Zdf ci dice comunque che la CduCsu rimane il primo partito con il 34% dei consensi (contro il 36% precedente), mentre la Spd arriverebbe al 30%, guadagnando 6 punti. I Verdi sarebbero in crescita, ma non superano il 10%, i liberali della Fdp rimangono stabili al 6%. Cede invece un punto percentuale l’Afd che scende al 10%, e così la Linke che con il 7% ne perde addirittura tre. Con questi numeri per il momento non ci sono alternative alla Grosse Koalition, ma a guidarla non sarebbe più la Merkel, ma Martin Schulz.