Libero, 18 febbraio 2017
Ieri Laura Boldrini non ha detto sciocchezze è già una notizia e nessuno perciò si è soffermato su una qualche questione da lei sollevata, su una singola iniziativa che, ogni volta, fa perdere il quadro d’insieme: che è quello di un vulnus da lei indirizzato alla democrazia di questo Paese
Ieri Laura Boldrini non ha detto sciocchezze è già una notizia e nessuno perciò si è soffermato su una qualche questione da lei sollevata, su una singola iniziativa che, ogni volta, fa perdere il quadro d’insieme: che è quello di un vulnus da lei indirizzato alla democrazia di questo Paese. Non stiamo esagerando: Boldrini è presidente della Camera e i suoi compiti dovrebbero riguardare il funzionamento della Camera, ruolo che altrove è quello di un capostazione istituzionale ma in Italia è sempre più estensivo per libera interpretazione.
Cioè: abbiamo passato anni a scrivere che l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini “strabordava” (cioè travalicava la sua funzione) e anni a tuonare contro i nominati, ma ora tolleriamo che una strabordante nominata abusi del suo ruolo e si intesti battaglie su temi politici che spetterebbero agli organi democraticamente eletti. Tra questi temi c’è la politica delle reti (internet) che è una politica come le altre, forse più importante di altre, ma ecco che la Presidenta invadendo il campo della rappresentanza e nell’apparente indifferenza di chi è stato eletto per occuparsene si mette a fare proposte politiche e tecniche addirittura a Mark Zuckerberg (Facebook) che sono sue e solo sue, e peraltro non ci dice manco quali siano.
È solo un esempio, e che lei cerchi visibilità l’abbiamo capito: il dettaglio è che milioni di italiani usano internet, ma neanche uno ha eletto lei.