Libero, 19 febbraio 2017
Pure i tesserati fuggono dal partito
ROMA Partito Democratico ai minimi storici. Il 2016 ha segnato un calo del 10 per cento delle tessere sul territorio nazionale, ma è un dato destinato a salire nel 2017 tra faide, litigi e con la scissione a un passo. Dal Nazareno parlano di «calo fisiologico» e dichiarano che per avere cifre ufficiali bisogna aspettare il 28 febbraio, termine ultimo per iscriversi. L’obiettivo è frenare l’emorragia, per cui mobilitazione e circoli aperti anche oggi a Milano e altrove. Slogan: «Questa partita democratica giocala con noi».
Ovvio che i vertici del Pd tendano a minimizzare una situazione che, invece, i responsabili locali sul territorio non esitano a definire «disastrosa». È di ieri la notizia, riportata dal Mattino, che il consigliere campano, Antonio Marciano, aderente alla corrente “Sinistra è cambiamento”, che fa capo al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, ha svelato i primi numeri del tesseramento in Campania. Avellino, come Caserta, conta finora un migliaio di tesserati, mentre l’anno scorso erano 7.445. Benevento 986 contro i 4.287 di prima. A Napoli sono appena 1.980, in caduta libera rispetto ai 20.398 dell’inizio 2016, mentre a Salerno (città del governatore Vincenzo De Luca) sono già a quota 4.676, ma comunque sotto i 10.667 di 12 mesi fa. In sintesi: flessione da record in terra partenopea. Il capoluogo registra un calo del 90% e, a livello regionale, da 47mila i dem sono scesi a 10mila.
Crollo verticale anche in Emilia. In tre anni le tessere Pd si sono dimezzate: da 76mila del 2013 ai 37mila del 2016. Non va meglio nel Lazio dove i democratici hanno subìto una battuta d’arresto con Mafia capitale e il Pd di Roma è stato commissariato (congresso a marzo). Male in Piemonte (a Torino i circoli sono quasi tutti chiusi, è un’impresa perfino riuscire a iscriversi), flop in Sicilia e Calabria. Si distinguono solo la Toscana e una parte della Lombardia. «Recupereremo», ha assicurato il vicesegretario Lorenzo Guerini, ma è un dato di fatto che nel 2015 gli aderenti al Pd erano 385.320 mentre dopo la sconfitta al referendum di dicembre non superavano le 345-350mila unità. Mai così male da quando esiste il partito fondato da Veltroni e ora retto da Matteo Renzi il quale, secondo alcuni, con la sua rottamazione, ha per primo provocato il crollo dei consensi. Nel 2013 il Pd aveva 539.354 iscritti, l’anno dopo si è fermato a 378.187. Nel 2015, però, l’ex premier ha avuto il merito di risollevare il partito con l’aumento di circa 7mila tessere (385.320). Poi, dalle amministrative di giugno 2016, e la perdita di capoluoghi importanti, è cominciata la discesa. Ora si cerca di arginare la fuga, anche se con la scissione di oggi la situazione è destinata a peggiorare perfino dal punto di vista economico visto che c’è in ballo tutto il patrimonio immobiliare e le fondazioni dei Ds potrebbero chiedere al Pd renziano di pagare l’affitto.