Il Messaggero, 18 febbraio 2017
E il Papa boccia l’economia liquida: non crea lavoro e spinge al suicidio
CITTÀ DEL VATICANO Dalla A di Argentina, esempio positivo di nazione formata dall’80% di immigrati, alla Z di zumare. Già, zumare perché Papa Bergoglio a Roma Tre ha messo a fuoco ciò che incombe sull’orizzonte comune. Flussi migratori, integrazione, stallo nella politica. Per un’ora e mezza davanti agli universitari romani, ha parlato senza filtri dando per letto il discorso precotto. Per esempio lo preoccupa il difetto di dialogo che riscontra un po’ ovunque. La politica la vede in caduta libera, incapace di trovare il bandolo della matassa e un codice comune. La violenza verbale che affiora, prende il sopravvento, impedisce un sano confronto. «E dove non c’è dialogo c’è violenza. Ho parlato di guerra: è vero, siamo in guerra. Ma le guerre non incominciano là di fuori, cominciano nel tuo cuore, nel nostro cuore. Quando io non sono capace di aprirmi agli altri, di rispettare gli altri, di parlare con gli altri, di dialogare con gli altri, lì incomincia la guerra».
SUICIDI
Poi la mancanza asfissiante di lavoro causata da una «economia liquida» che finisce per alimentare disperazione tra i giovani fino a spingerli al suicidio o a diventare terroristi. Il Papa fa capire alla platea che non si tratta di un salto quantico. L’aula magna era troppo piccola per contenere tutti, e così il manifesto di Papa Bergoglio è stato esposto nel piazzale, all’aperto, davanti a una marea di giovani stretti come sardine tra le transenne, incuranti del freddo.
Le contestazioni studentesche che nove anni fa costrinsero Benedetto XVI a cancellare la sua visita alla Sapienza, appartengono al passato. Il giorno scelto per la visita a Roma Tre non poteva essere più simbolico. L’anniversario del rogo di Giordano Bruno. «È l’incontro tra fede e ragione» ha sorriso il rettore, Mario Panizza. Una studentessa siriana, scappata dalla guerra grazie ai corridoi umanitari, di fede islamica, Nour, ora iscritta alla facoltà di biologia, si è avvicinata timida al microfono per chiedere un parere. L’ondata migratoria può mettere a repentaglio la cultura cristiana dell’Europa? Il terreno è scivoloso ma Bergoglio tira dritto: «Le migrazioni non sono un pericolo, sono una sfida per crescere. E lo dice uno che viene da un Paese dove più dell’80% sono immigrati». Francesco ha raccontato del dolore provato dopo la visita a Lampedusa. «Il Mediterraneo è un cimitero. Come si devono ricevere i migranti, come si devono accogliere? Come fratelli e sorelle, come noi». Tuttavia riconosce che esistono dei vincoli, delle responsabilità, legati ai flussi. «Ogni Paese deve capire quale numero è capace di accogliere. È vero che non si può accogliere se non c’è possibilità, ma tutti possono farlo. E poi si deve integrare chi arriva, iniziando con l’apprendimento della lingua». Come fermare questo esodo massiccio verso l’Occidente? «La soluzione ideale sarebbe fermare la fame e la guerra, cioè fare degli investimenti in quei posti perché tutti possano avere risorse e guadagnarsi da vivere, ma se c’è la fame fuggono». Durante la visita non son mancati i selfie, le battute, le risate. L’idea di fondo è di andare al cuore dei giovani per dare loro una grammatica capace di ascoltare. «Mi raccomando, dialogo nelle differenze». In dono gli studenti hanno regalato al Papa i prodotti delle terre sequestrate alla mafia. Andando via si ferma a baciare una neonata. Ai genitori ha chiesto: «È una studentessa anche questa?»