Corriere della Sera, 19 febbraio 2017
I rischi in montagna con il fattore caldo
Che il caldo sia uno dei più temibili pericoli per gli alpinisti può non risultare immediatamente evidente, ma le cronache degli ultimi giorni parlano chiaro. I due incidenti in montagna, che nel giro di pochi giorni, sono costati la vita a sette persone, sono, sia pure in misura diversa, riconducibili all’innalzamento delle temperature. Il fenomeno non è nuovo in questa pazza annata senza neve, che ha regalato anche in alta quota giornate con aria molto secca, intiepidita dalla violenta insolazione, che faceva pensare all’autunno più che all’inverno vero e proprio.
Come vivere la montagna quando la colonnina del mercurio si alza sopra le medie stagionali e i bollettini parlano di un anticipo di primavera? Per cominciare occorre ricordare che gli sbalzi di temperatura sono più pericolosi delle temperature anche stabilmente alte. Perché nel giro di pochi giorni, alternato al freddo della notte, il caldo consolida il manto nevoso, mentre i passaggi repentini dal freddo al caldo lo destabilizzano.
Crolli improvvisiNaturalmente, se la temperatura sale, ci si devono scordare le cascate di ghiaccio. Cosa possa accadere con gli sbalzi termici è dimostrato dall’incidente della cascata «La Bonne Année» nella Valle di Gressoney. Essendo esposta a est, era stata scaldata dai raggi del sole per tutta la mattinata, particolare che non si può trascurare scegliendo una colata nelle giornate meno fredde, quando il nord e l’ovest saranno le esposizioni meno a rischio.
A peggiorare la situazione, creando le condizioni del crollo della «Bonne Année», ha provveduto anche la catastrofica escursione termica di ben 17 gradi. La centralina meteo di Gressoney Bieltschocke fra le 9 e le 11 del mattino aveva registrato un rialzo da record: da -6 a +11 gradi.
Cosa succede alle cascate in tali situazioni? Le colonne di ghiaccio, che formano le affascinanti strutture che attraggono i cascatisti, diventano fragili e soprattutto il corpo della cascata tende a scollarsi dalle rocce da cui discende, compromettendone irreparabilmente la statica. La piccozza suscita allora una sinistra eco, come si battesse contro una scatola vuota di cartone. Non è un caso che tutte le cascate, che si sono formate con i primi geli dell’inverno alpino, crollino fragorosamente all’annuncio della primavera.
Pendii pericolosiProblemi non meno gravi il caldo pone allo scialpinismo. Col l’innalzarsi delle temperature, la neve si appesantisce. Il pendio diventa allora pericoloso, perché la coesione che tiene insieme la massa nevosa di colpo diminuisce. Basta l’improvvido taglio di uno sciatore, perché la coltre si stacchi e crolli sul malcapitato. Oggi i presidi per affrontare lo scialpinismo sono numerosi e sempre più sofisticati, All’Artva, il localizzatore elettronico per i sepolti da valanga, si è affiancato lo zaino con l’air bag, che permette di galleggiare sopra la massa nevosa, invece di esserne sommersi. Ma si tratta appunto di strumenti di sopravvivenza, che possono aiutare a ridurre le conseguenze una volta che l’incidente si è verificato.
La consegna è tuttavia quella di non arrivare all’incidente, che per ogni serio sportivo costituisce un fallimento. E per non arrivarci la raccomandazione principale è di consultare il bollettino delle valanghe, rinunciando a partire se l’indice si alza. Inoltre occorre diffidare dei pendii più ripidi, su cui la neve non si è ancora assestata. Basta aspettare qualche giorno e proprio il caldo, spauracchio di ogni sciatore, trasformerà il manto garantendo condizioni sicure, almeno nelle prime ore della giornata, poiché più tardi il pericolo di distacchi si ripresenterà.
Quando rinunciareIl caldo mette gli alpinisti di fronte a decisioni ancora più complesse di quelle che già normalmente devono prendere. La montagna è un sistema complesso, in cui i fattori in gioco sono numerosissimi e ognuno presenta una serie di variabili molto elevata: quote, temperature, insolazione, manto nevoso, venti, orientamento dei versanti, composizione del ghiaccio, ecc. Spesso un innalzamento di pochi gradi, attraverso le ripercussioni che ha su tutto il resto della catena, può scatenare effetti devastanti.
Una montagna in cui le temperature si alzino rispetto alle medie stagionali, è una montagna che deve essere presa con le pinze. Tutto andrà valutato due volte, senza farsi ingannare da insidiosi bias, come, nel caso dello scialpinismo, una traccia presente sul pendio: se sono passati loro, passeremo anche noi. In realtà, se ci sono dei dubbi, è meglio rinunciare, perché le montagne saranno ancora lì ad aspettarci il prossimo inverno.