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 2017  febbraio 18 Sabato calendario

Eco, da Tolomeo a Iago quante sfumature ha la menzogna

Quello della menzogna è uno dei temi più dibattuti nella storia della logica e della filosofia del linguaggio, per non dire dell’etica e delle scienze politiche (...). Se ho acconsentito a metter naso nell’argomento (e l’allusione a Pinocchio è solo casuale) è perché non solo ho scritto romanzi e saggi su falsi e falsificazioni, ma perché molti continuano a citare quel mio passo del “Trattato di semiotica generale” del 1975 dove dicevo che dovremmo considerare come segno tutto ciò che può essere usato per mentire.
Il fumo che si eleva da una fiamma presente non è un segno perché non mi dice nulla che non sappiamo già; ma il fumo che si leva dal sommo di una collina non solo è segno di un fuoco, che non vediamo, e potrebbe essere usato dagli indiani per segnalarsi qualcosa, ma qualcuno potrebbe anche produrlo chimicamente per farmi credere a un fuoco inesistente, o per convincermi che su quella collina ci sono degli indiani (mentre non è vero).
Tuttavia quella mia definizione era troppo restrittiva: avrei dovuto dire che è segno tutto quel che può essere usato per dire il falso, e meglio ancora ciò che non è il caso nel mondo reale. E così come la narrativa dice ciò che è il caso in un mondo possibile diverso dal nostro, la bugia è solo uno dei tanti modi di dire ciò che non è il caso nel mondo reale.
Mi spiego. Quando Tolomeo affermava che il sole gira intorno alla terra diceva certamente ciò che non era il caso, e lo diceva perché si sbagliava; ma non diceva una bugia. Mentire è dire il contrario di ciò che si ritiene sia il caso, mentre Tolomeo credeva in perfetta buona fede che il sole si muovesse. Ma immaginiamo ora che Tolomeo avesse voluto infiltrarsi presso una setta segreta di seguaci di Aristarco di Samo, i quali sostenevano che era la terra a girare intorno al sole, e che per farsi accettare da quei cospiratori affermasse a destra e sinistra «certamente la terra gira intorno al sole». Ebbene Tolomeo avrebbe detto certamente ciò che per noi è la verità, e tuttavia, siccome avrebbe asserito il contrario di ciò che credeva, avrebbe mentito. Dunque, mentre dire il falso è un problema aletico, e cioè ha a che vedere con una nozione di aletheia e cioè di verità, mentire è un problema etico, o morale. Si può essere un bugiardo indipendentemente dal fatto che si dica o meno la verità. Iago che accusa l’innocente Desdemona è certamente un mentitore, ma se per caso Desdemona avesse davvero concesso le sue grazie a Cassio, senza però che Iago lo sapesse, nel dire la verità a Otello Iago sarebbe stato ugualmente un bugiardo.
Vi sono degli stolti che, se voi vi occupate esageratamente della menzogna o meglio ancora di vari casi di falsificazione, come è accaduto a me nel mio ultimo romanzo, vi oppongono subito che, se rappresentate il mondo come pieno di falsari e la stessa storia come il regno della menzogna, allora sostenete che non esiste alcuna verità – e siete un relativista. Madornale sciocchezza, da non permettere neppure a chi non abbia mai fatto filosofia al liceo, o in seminario.
Per dire che qualcosa è sbagliato o falso o che è effetto di una falsificazione, occorre avere una nozione di ciò che è corretto o vero o autentico. Naturalmente ci sono diversi livelli di verità e possibilità di verificare se qualcosa sia il caso. Se dico «fuori piove», la verità del mio asserto può essere verificata sulla base dell’esperienza personale: andate fuori e tendete la mano. Se io dico che l’acido solforico è H2SO4 voi assumete che sia vero sulla base di nozioni che diremo manualistiche, ma se proprio insistete potete chiedere di essere ammesso in un laboratorio dove verrà prodotto sotto i vostri occhi dell’acido solforico (anche se non mi pare una gran soddisfazione). Se vi dicono «Napoleone è morto a Sant’Elena il 5 maggio 1821» vi trovate di fronte a una verità storica a cui credete perché ve lo dice l’enciclopedia, la quale lo dice perché esiste da qualche parte, poniamo all’ammiragliato britannico, un documento che conferma questa credenza. Però c’è sempre la possibilità che i documenti siano errati (Hudson Lowe aveva mal consultato il calendario) o mendaci (Hudson Lowe, sapendo di mentire, aveva denunciato la morte di Napoleone per celare il fatto che invece se lo era lasciato fuggire in Argentina); oppure qualcuno a Londra ha poi contraffatto il rapporto originale di Hudson Lowe cambiando, per ragioni che non staremo a investigare, il giorno e il mese.
(...) C’è differenza tra dire il falso, mentire e falsificare, anche se questa triade copre in effetti un campo assai più ampio di fenomeni. Per esempio è falso o vero che lo Spirito Santo procede e dal Padre e dal Figlio (filioque)? È ritenuto vero dal papa, il quale dunque non mente quando lo dice, ma è falso per il patriarca di Costantinopoli, che accusa il papa – come minimo – di sbagliarsi, altrimenti non sarebbe nato lo scisma d’oriente. In che senso è vero che la madonna è apparsa a Lourdes, visto che abbiamo solo la testimonianza di Bernadette Soubirous? E se sì, perché la stessa Chiesa mette in dubbio che la madonna appaia a Medjugorje contro la testimonianza di sei veggenti? Per verità di questo tipo i criteri di verifica sono molto diversi da quelli che si usano per l’acido solforico eppure il papa negherebbe recisamente che la madonna sia apparsa a Ruby Rubacuori ad Arcore. In realtà avrebbe torto, in quanto a essere corretti non si può dire che non è apparsa (di chi ci si fida? della testimonianza di Ruby?) ma solo che è falso che qualcuno abbia mai sostenuto che sia apparsa. Invece è provato da documenti anagrafici che è falso che Ruby sia la nipote di Mubarak ma è provato da atti parlamentari che è sicuramente vero che qualcuno lo ha mendacemente sostenuto.