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 2017  febbraio 18 Sabato calendario

Ludovico Einaudi: «Amo la natura e combatto contro chi la vuole distruggere»

Dalle roventi geografie africane fino agli algidi incantesimi del Polo Nord, il viaggio di Ludovico Einaudi ama la natura. Per il compositore e pianista più classicamente pop dei nostri anni, la natura non è solo fonte d’idee da riversare in musiche che hanno attinto stimoli decisivi dalle sue esplorazioni in Africa. È anche un contesto vivo da rispettare e per cui combattere, come ha fatto schierandosi con Greenpeace che di recente lo ha filmato mentre suona galleggiando sull’Artico come un re dei ghiacci. “Elegy for the Arctic”, col suo candore abbagliante e le sue soffici armonie, ha avuto quasi tre milioni di contatti su YouTube, ed è «un progetto nato in nome della campagna “Save the Arctic”», racconta lui seduto sul sofà della sua casa milanese. «Lottiamo contro gli esiti nefasti del cambiamento climatico e il deteriorarsi di un mare meraviglioso e non protetto». Narra l’estasi e i supplizi dell’esibizione sottozero: «In una baia hanno calato una piattaforma su cui poggiava il pianoforte. Avevo addosso vari strati termici e dovevo scaldarmi spesso le mani per affrontare i tasti gelati. Mi circondava un impressionante teatro naturale di ghiaccio. Dominava il cielo una magica luce livida e fette di montagne ghiacciate cadevano nel mare sbriciolandosi. Sembrava di suonare per gli dei». Autore di brani avvolgenti e rapsodici che nei concerti conquistano il sold out, Einaudi è il più riservato fra i musicisti-star. Neppure la consapevolezza di avere su Spotify 740.000 followers – molti più di Mozart, che ne conta 680.000 – lo ha indotto a montarsi la testa. Tutti i suoi album sono fortunati: anche i più vecchi non smettono di vendere. E ha generato un filone di epigoni e seguaci. L’ultimo disco, intitolato Elements, è entrato nella Top 10 inglese accanto ai successi pop. Figlio di una stirpe illustre (suo nonno, Luigi Einaudi, è stato presidente della Repubblica, e suo padre, Giulio Einaudi, ha fondato la casa editrice), Ludovico ha un tratto timido e delicato, e gli occhiali da secchione non nascondono il suo sguardo dolce e serio. Afferma che «la musica ha una vita propria e nel mio caso si è aperta un varco da sola. Sono passati vent’anni dall’album che mi rese famoso, Le onde, uscito quando da una parte esisteva l’avanguardia dura e dall’altra c’erano il pop e il rock. L’incomunicabilità tra i territori era assoluta e la mia musica rappresentava un’avventura non classificabile. Nei negozi non sapevano se mettere il disco nel settore classico o leggero. Non ero sostenuto da potenti case discografiche, e il mio dialogo col pubblico ha avuto un andamento lento e nato dal passaparola. È cominciato in Inghilterra e in Italia è giunto dopo, come effetto della risonanza internazionale». Ludovico è stato allievo e assistente di Luciano Berio, il che potrebbe farlo collocare in ambito classico. Però secondo lui «la musica non va forzata nei generi. Minimalista, new age, ambient, world, impressionista… Sono solo dei cliché. E definirsi classico può alzare un muro e determinare una distanza, mentre per me è fondamentale comunicare». Ciò non toglie che tra i suoi padri spirituali ci sia Bach, «di cui ammiro le strutture ipnotiche e l’equilibrio tra logica matematica e libertà del suono. Ma sono cresciuto ascoltando Dylan, i Beatles e i Rolling Stones. E tra i miei riferimenti ci sono autori che hanno coltivato un nesso forte col patrimonio popolare tradizionale, come Bartòk, Stravinskij e Berio». Fa discorsi in cui torna il senso della natura, riflessa nelle spirali della sua musica morbida, meditativa e sensuale, gradita per contrasto a un mondo «che usa e getta ogni cosa con velocità folle», dice. «In realtà le persone vogliono essere indirizzate verso uno spazio intimo e personale. A questo serve la musica, in quanto è pensiero, pazienza, privacy e preghiera». Una sostanza nutrita anche di natura, come testimonia la ricerca di Elements, destinata a un gruppo strumentale che, oltre al piano, comprende archi, percussioni e chitarre. L’applaudito tour che ne propone i pezzi in giro per il mondo toccherà in aprile il Giappone e la Cina. Prima di approdare a Londra (17-18 giugno) e ad Amsterdam (8 luglio), sarà accolto anche a Roma ( 13 e 14 giugno). A Ludovico piace segnalare come questo suo lavoro indaghi «i miti della creazione, la tavola periodica degli elementi, le figure di Euclide, gli scritti di Kandinsky, la materia sonora; ma anche i colori, i fili d’erba di un prato e le forme del paesaggio».