la Repubblica, 18 febbraio 2017
Generali compra il 3% di Intesa e mette i paletti per l’alleanza
MILANO Dal prestito titoli alla partecipazione diretta: ieri Generali ha annunciato di aver comprato, senza far ricorso ad advisor, il 3,04% di Intesa e di aver avviato la procedura per «porre termine al prestito titoli». Ai prezzi di chiusura di ieri sera, il pacchetto equivale ad un esborso intorno a 1,1 miliardi. Contestualmente ha reso noto che è stata fatta un’operazione in strumenti derivati collateralizzati, per «coprire totalmente il rischio» legato alle fluttuazioni delle azioni. Non si conoscono altri dettagli tecnici – tra cui la durata di queste opzioni né il prezzo di esercizio – fattori che potrebbero spiegare più in dettaglio le caratteristiche dell’operazione (e la via d’uscita che Generali potrebbe essersi precostituita con gli strumenti derivati). Sta di fatto che la partecipazione è stata presa in pianta stabile – a differenza del prestito titoli, che può sempre essere richiamato da chi ha dato le azioni – e che viene quindi confermato l’intento difensivo della strategia di Generali, che già a ridosso della fuga di notizie su un possibile piano della banca guidata da Carlo Messina si era mossa di fatto impedendole di comprare azioni sul mercato o di lanciare Opa su pacchetti limitati: resta (come del resto era prima) che Intesa può muoversi solo con un’Offerta pubblica di scambio o un’Opa (o una combinazione delle due) almeno sul 60% del Leone di Trieste.
Ma la giornata ha offerto anche altri spunti, sulla partita. Generali non ha «preclusioni» ad esaminare un’offerta da parte di Intesa, ha detto il presidente della compagnia, Gabriele Galateri, rispondendo alle domande dei cronisti a latere di un convegno sulla corporate governance. Poi ha aggiunto: «Se ci fossero ipotesi di collaborazione industriale, valide e che rispettino anche un po’ le regole del gioco della governance, evidentemente le valuteremo». Insomma, ha chiarito, la compagnia è pronta a valutare qualsiasi opzione «industriale» (come hanno sottolineato alcuni, forse poco rassicurati dalle parole di Galateri) che viaggi nella prospettiva «di quelli che sono i nostri cardini, di essere un’azienda italiana, internazionale, innovativa e che crea valore per suoi azionisti». Industriale, internazionale: come dire, un profilo che sembra diverso da quello che si prospetta con Intesa, che vedrebbe sicuramente un forte rimescolamento del profilo azionario (e non solo di alleanza industriale) e un certo dimagrimento del gruppo (anche senza spezzatini traumatici) se non altro per ragioni di Antitrust. Nel frattempo, ha detto ancora Galateri, il piano industriale di Generali va avanti «in maniera molto intensa» grazie all’«ottimo lavoro» dell’amministratore delegato Philippe Donnet.
Sul fronte Intesa per il momento occorre fermarsi alle congetture, in attesa che venga annunciato formalmente qualcosa che per il momento non è arrivato. Nel frattempo ieri è stata la volta dell’amministratore di Allianz, Oliver Baete, di commentare seppur indirettamente la possibilità di comprare “pezzi” di Generali. «Non diciamo mai prima dove e con chi stiamo negoziando», ha risposto a chi lo sollecitava su un possibile interesse alla partita, ma ha aggiunto che il colosso assicurativo è sempre disponibile ad acquisizioni che «si adattano bene» al gruppo, aggiungendo che la sua preferenza va ad asset «nel ramo danni» piuttosto che nel ramo vita.